Gianpiero D’Alia, leader temporaneamente in panchina

Gianpiero D’Alia, leader temporaneamente in panchina

A tu per tu con Gianpiero D’Alia, leader temporaneamente in panchina di Giovanni Frazzica

Gianpiero D’Alia esordisce a Messina come consigliere comunale e come assessore e vicesindaco, viene eletto nel 2001 alla Camera e nominato Sottosegretario all’Interno. Passato al Senato diventa presidente del gruppo cui aderiscono anche i Senatori a vita Giulio Andreotti, Emilio Colombo e Francesco Cossiga, nel Governo Letta è Ministro per la Pubblica amministrazione. Per intervistarlo, considerata la sua notevole conoscenza delle tematiche politiche, ci basta dire le parole chiave. Ponte: “Sono favorevole al ponte, ho criticato fortemente il progetto dell’opera e la sua gestione tecnico-amministrativa – dice l’on. D’Alia – il mio dissenso nasce dallo studio approfondito del progetto preliminare che ha un impatto più che rilevante su Messina non solo dal punto di vista urbanistico ma anche dal punto di vista della qualità della vita dei messinesi per tutta la durata dei cantieri, per questo da Assessore all’urbanistica, chiamato ad esaminare il progetto del ponte, ho chiesto e proposto una discussione pubblica in Consiglio comunale, aperta alla città, sul progetto. Sono rimasto solo perché l’eterna lotta ideologica tra pontisti e nopontisti non ha mai consentito alla nostra città di conoscere e deliberare con cognizione di causa su questa infrastruttura strategica per il sud. Oggi gli opposti schieramenti continuano a vivere di una rendita di posizione e la città a non sapere se il progetto del ponte sia concretamente utile a Messina o meno o se bisogna modificarlo. Temo che continueremo così perché ormai in politica le “scorciatoie” per non confrontarsi sul merito delle questione è la regola”. Risanamento:”Qualcosa si sta muovendo, non si muoveva da tempo in realtà, e il merito è del Sindaco. Leggo di una iniziativa dei parlamentari messinesi per una legge speciale, che sembra arenarsi perché c’è chi non vuole dare poteri speciali a De Luca. Fosse così sarebbe un suicidio. Ciò che non capisco, e su cui ne’ il Sindaco della città ne’ la deputazione regionale hanno soffermato l’attenzione, è che fine abbiano fatto i soldi stanziati dalla legge regionale sul risanamento fortemente voluta dal compianto Nino Galipò. Almeno il 50% delle risorse stanziate nel 1990 sono ancora lì e nessuno parla. Perché? E poi il risanamento e’ un’opera di riqualificazione urbana a tal punto che i 7 piani particolareggiati di risanamento li abbiamo recepiti nel piano regolatore. Ma oggi sembra che il risanamento consista solo nell’attività di agenzia immobiliare di compravendita di immobili. Un po’ poco”. Regione:”I soldi per il sud ci sono. Non vengono spesi per la incapacità nostra di programmare, progettare e realizzare in maniera efficiente. Siamo ancora fermi con i fondi stanziati dal governo Renzi con il patto per la Sicilia e il patto per Messina perché non abbiamo livelli di progettazione degli interventi adeguati. E già iniziamo l’ennesima, stucchevole polemica piagnona sul Recovery approvato da Draghi. Anche qui c’è bisogno di un cambiamento profondo della nostra cultura politica e di governo. Quanto al governo regionale mi sembra in linea con i due governi precedenti. Pessime performance, dovute ad un ceto politico regionale sempre più autoreferenziale e frenante per il risanamento economico e finanziario della regione e per lo sviluppo dell’isola”. Governo nazionale:” Sul governo Draghi è prematuro parlare. Ha le migliori condizioni politiche e istituzionali per fare bene sui due fronti strategici per l’Italia: la campagna di vaccinazione e la ricostruzione economica e sociale del Paese, è un governo di unità nazionale. Se la politica capisce che è questo l’approccio necessario per fare uscire il Paese dalla seconda grave crisi economica e sociale dell’ultimo decennio vedremo ottimi risultati. Se invece continueranno a fare una campagna elettorale permanente anche Draghi fallirà”. Futuro sindaco di Messina: ”Io spero che De Luca faccia il secondo mandato. Fino ad oggi ha fatto bene al di là delle sue follie estemporanee che gli servono solo a scopo propagandistico. Dipenderà da lui. Mi auguro che non commetta l’errore dei suoi predecessori e cioè ammalarsi della sindrome da autosufficienza, che lo ha portato a scegliere solo fedelissimi della zona ionica nella sua squadra di governo (ovviamente non mi riferisco alla giunta comunale), come se i messinesi fossero tutti scarsi e incapaci. Diciamo che De Luca fino ad oggi è stato un ottimo direttore generale del comune, che ha prodotto buoni risultati per la città. Se vuole diventare Sindaco di Messina e soprattutto proseguire, come io mi auguro, anche per un secondo mandato deve offrire una visione strategica della città una prospettiva di sviluppo. Senza una visione politica di ampio respiro rischia di non andare da nessuna parte”. Futuro di D’Alia:” Questa è la domanda più semplice. Ho deciso tre anni fa di ritirarmi dalla politica attiva perché si è esaurita la funzione storica del centrismo italiano, come dimostra la morte dell’Udc e la fine di tutti i movimenti che al centrismo si sono ispirati. E siccome penso che non bisogna essere buoni per tutte le stagioni e detesto il trasformismo, ho fatto l’unica cosa seria che potevo fare: un passo indietro. Sono tornato alla mia professione di avvocato che è la seconda passione della mia vita, dopo la politica. Continuo il mio impegno nella società da cittadino, perché lo considero un dovere costituzionale. E continuerò a farlo per Messina in varie forme che, con un gruppo di amici, stiamo studiando. Appena sarà possibile, in ragione dell’andamento della pandemia, pensiamo di assumere alcune iniziative pubbliche di discussione e di impegno per problemi specifici della città”. Illuminante.

  • tratto dal settimanale I VESPRI

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