“Garlasco, solo in nome della Giustizia” di Patrizia Zangla
“Garlasco, solo in nome della Giustizia” di Patrizia Zangla
TRAPPOLE GIUDIZIARIE Parte VI
Nelle mie intenzioni volevo esclusivamente occuparmi di Ignoto 2,al momento rimandato. L’alone tossico attorno a questo caso simile a una tela di ragno, impone di soffermarci sulle trame giudiziarie. Perlomeno su alcune.
Non sappiamo chi sia il ragno che da vent’anni tesse questa fitta tela.
Sappiamo però che il Delitto Poggi ha più di un carattere singolare: è una guerra giudiziaria senza precedenti attorno a un omicidio. A oggi sono quasi un centinaio di procedimenti, tra querele per diffamazione e stalking presentate dalla famiglia Poggi e dalle famiglie Cappa.
Iniziamo con alcuni dati tecnici, rammentando che la Procura di Pavia ha chiuso le indagini il 7 maggio 2026 con la notifica dell’avviso di conclusione a Andrea Sempio, cui segue giorni dopo (il 19 maggio) una precisazione ufficiale, notificata alle difese dell’inchiesta per correggere quanto presente in alcuni allegati alfascicolo su Sempio.
La precisazione ufficiale della Procura di Pavia
Come dagli atti, sarebbe esistita un’altra indagine sul Delitto Poggi aperta nel 2013 sulla base di una denuncia-querela presentata dalla difesa di Stasi mentre erano in corso i processi a suo carico, archiviata nel 2018, rimasta sconosciuta per 13 anni: si è appreso (il 20 maggio 2026) -come precisa la Procura, a firma del proc. aggiunto Stefano Civardi e delle Pm Valentina De Stefano e Giuliana Rizza, che nelle memorie c’è stato un «errore di attribuzione» del procedimento contro ignoti a modello 44 (classificato col n. Registro Generale Notizie di Reato 255/2013 e a Ruolo Generale 250/2016). Il fascicolo venne aperto durante la fase di migrazione tra la Procura di Vigevano – oggi chiusa- e quella di Pavia, ed era -si precisa- di «non semplice lettura».
Fascicolo che non è nato da una denuncia di Stasi ma dal deposito, avvenuto il 25 gennaio 2013, di un esposto della famiglia Poggi per “falsa testimonianza” a carico dell’ex comandante dei carabinieri di Garlasco, Francesco Marchetto [ Marchetto venne poi condannato e prescritto per le dichiarazioni rese nel I Processo Stasi del 2009, relative al mancato sequestro di una bicicletta e all’audizione della testimone Franca Bermani].
La Procura di Vigevano, da quell’esposto iscrisse due procedimenti distinti: il 1o con ipotesi di falso, falsa testimonianza, rifiuto d’atti d’ufficio e favoreggiamento;
il 2o per omicidio a carico di ignoti (quello che ha determinato la confusione). I Pm pavesi presentarono richiesta di archiviazione -il 3 dicembre 2015- per questo secondo fascicolo; due anni più tardi -il 23 febbraio 2017- il Gip ritrasmise gli atti ordinando di avvisare i prossimi congiunti di Chiara Poggi dell’istanza di archiviazione. Giorni dopo, il 27 febbraio, il proc. aggiunto Mario Venditti (impegnato in quel periodo nella I indagine su Sempio) riqualificò il fascicolo per omicidio a carico di ignoti nell’ipotesi di falsa testimonianza.
Spiegato oggi l’arcano: il reato era cambiato, ma il cambio di qualificazione giuridica non venne registrato nei sistemi informativi della Procura.
Due vicende relative all’ Avv. Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi
Prima vicenda. Dall’ottobre 2025, in più trasmissioni televisive, De Rensis ha posto due domande: chi ha chiesto al GICO (Gruppo di Investigazione sulla Criminalità Organizzata, reparto specializzato della Guardia di Finanza) di compiere indagini patrimoniali nei confronti della famiglia Cappa? Perché incrociare quei dati con quelli relativi a Mario Venditti?
Le domande non hanno avuto risposta, né al momento siamo in grado di dare risposta.
Mario Venditti, procuratore aggiunto e reggente a Pavia fino al 2023, è stato indagato dalla Procura di Brescia per corruzione, mentre nessun membro della famiglia Cappa risulta sia stato indagato. Nel giugno 2026 sono cadute le accuse di corruzione mosse nei confronti di Venditti per aver archiviato l’indagine su Andrea Sempio nel 2017, ma soffermiamo l’attenzione sulla richiesta di De Rensis: incrociare i dati finanziari dei Cappa con quelli relativi a Venditti perché il Gico si occupa dei flussi di denaro anomali (anche in connessione con ambienti criminali organizzati e architetture finanziarie complesse). Risulta che il 26 settembre 2025 i carabinieri e la GF di Brescia, delegata dalla Procura coordinata dal proc. Francesco Prete, si siano presentati nelle case di Venditti e nelle abitazioni dei genitori e degli zii di Sempio e dei due carabinieri in congedo, Andrea Spoto e Silvio Sapone (entrambi della squadra di Polizia Giudiziaria di Venditti).
Seconda vicenda. De Rensis ha rivelato un episodio anomalo.
Il 13 luglio 2022, giorno in cui riceve dal procuratore aggiunto Venditti, su mandato del procuratore capo Napoleone, i CD con le intercettazioni della I inchiesta su Andrea Sempio, nel suo studio arriva una telefonata di Stefania Cappa. A quella data nell’opinione pubblica nessuno sapeva che era l’avvocato di Stasi: un’informazione nota ai legali del suo studio, a Napoleone e a Venditti. Stefania Cappa al collega di studio di De Rensis che rispose disse che chiamava per proporre a De Rensis di partecipare come relatore a “prestigiosissimi convegni al Coni. Non ci furono altre telefonate, né De Renzis richiamò la Cappa. Mise invece al corrente della telefonata il procuratore Napoleone.
Oggi che è stato denunciato da Stefania Cappa [come l’ex maresciallo dei carabinieri di Pavia Marchetto e il giornalista de Le Iene Di Giuseppe] dice: “Se avessi voluto speculare su questo fatto l’avrei veicolato prima, ma nel momento in cui vengo aggredito con un atto ignobile a questo punto sono libero di attribuire a quella telefonata qualunque significato.”
Al centro della denuncia di Stefania Cappa ci sarebbe l’episodio degli scavi nel fosso di Tromello del maggio 2025, quando gli investigatori andarono a cercare vicino a una casa della famiglia Cappa l’arma del delitto sulla base della testimonianza di Gianni Bruscagin.
“Dimostrerò alla signora Cappa che in Italia c’è ancora qualcuno che non ha paura di nessun nome e tantomeno di nessun cognome. Sono un uomo libero che oggi si sente vergognosamente infangato. Non ho mai parlato con un testimone, mai incontrato un testimone, mai interloquito con l’ex maresciallo Marchetto. Vedermi coinvolto in questo presunto complotto dove ci sarebbe stata istigazione alla diffamazione mi ferisce e come tutte le persone oneste ferite adesso combatto”.
La richiesta di accesso agli atti e le querele da parte della Cappa
Questi dunque i due fatti congiunti: Paola e Stefania, le gemelle Cappa, e la loro madre, Maria Rosa Poggi, hanno fatto richiesta di accesso agli atti dell’inchiesta che vede indagato Sempio per il Delitto Poggi; Stefania Cappa ha presentato una denuncia con l’ipotesi di reato di istigazione a delinquere nei confronti di De Rensis,Di Giuseppe e Marchetto.
Perché tutto questo?
Ipotizziamo si vogliano costituire parte civile in un eventuale processo a Sempio, poiché nel caso che la Procura di Pavia dovesse procedere con la richiesta di rinvio a giudizio, i familiari di Chiara Poggi avrebbero titolo a costituirsi parte civile per tutelare i propri interessi risarcitori oppure perché nelle precedenti inchieste sul Delitto Poggi, alcuni testimoni avevano fatto riferimento alle Cappa per poi ritrattare le loro dichiarazioni.
Un soggetto diffonde notizie false: avvelenare l’acqua del pozzo
È emersa l’esistenza di una persona che ha confezionato delle polpette avvelenate per i giornalisti.
Ha agito in questo modo: contattava i Giornali, presentandosi come persona all’interno della Procura di Pavia, usando il nome e il cognome di una persona reale, rubando l’identità alla vera addetta della Procura, forniva ai giornalisti notizie false.
Il piano era che venissero pubblicate su giornali e social, in modo che venissero poi smentite allo scopo di poter dire che il pozzo era saturo di falsità e che alcune Testate e Settimanali, come in particolare Giallo di Albina Perri, diffondessero fake news.
La Procura ha denunciato un soggetto -identificato come l’amministratore di una falsa pagina- che, attribuendosi come fonte interna alla Procura, avrebbe diffuso notizie false: la finta cancelliera è oggetto di un esposto nella Procura di Pavia, che ha aperto un fascicolo sulla vicenda.
La persona che si spacciava per fonte interna dellaProcura di Pavia-secondo Open, sito di Enrico Mentana- è una donna che, da un numero di telefono contraffatto, si sarebbe fatta passare per collaboratrice del procuratore capo Napoleone.
Ci chiediamo: chi sono i mandanti di questa operazione? Cosa sta tessendo la tela di ragno?
Questa donna ha immesso indiscrezioni su giornalisti e blogger con l’intento di favorire Stasi ma col fine ultimo di intralciare le indagini e screditarne la validità. Danneggiare l’intero lavoro investigativo di Fabio Napoleone, inquinare la percezione pubblica avvelenare l’acqua dei pozzi affinché non si distingua il vero dal falso.
Fine per cui scientemente mani sapienti si sono mosse nell’ombra che possiamo porre accanto a elementi intralcianti come le notizie delle querele, utili sia come intimidazioni della libera informazione, a voler dire –i Poggi, i Cappa sono intoccabili, state attenti che toccherà anche a voi, a chiunque ci tocca!– a creare possibili nuovi soggetti da querelare sia con scopo orientante dell’opinione pubblica per confermare la colpevolezza di Stasi e veicolare l’innocenza di Sempio.
Noto che chi non può manipolare direttamente le persone, cerca di manipolare gli altri contro di loro: confondere l’opinione pubblica con notizie false e forme di sensazionalismo debitamente servite è la ragione per cui si enfatizzano fatti mai esistiti come lo scambio di pedali della bicicletta, le foto e i video raccapriccianti nel pc di Stasi e altre.
La trappola: gli audio depositati in Procura, la testa del serpente
C’è un’altra vicenda parallela: quella degli audio rubati in cui una giornalista (Chiara Ingrosso, ex inviata di FarWest Rai 3) ha registrato di nascosto De Rensis, depositando poi un esposto in Procura di Milano contenente diverse ore di registrazioni audio effettuate a insaputa del legale di Alberto Stasi.
Registrazioni che sarebbero avvenute nel corso di una cena in un ristorante e in occasioni successive. Dell’identità della giornalista, De Rensis dichiara di averne sospettato da subito, pubblicamente riferisce di messaggi privati, inviati dalla donna, in cui lo “chiamava cucciolo”.
Per spiegare questa trappola, il legale usa la metafora del serpente, anzi della “testa del serpente”, ossia di qualcuno- a un livello superiore rispetto alla giornalista.
Chi è questa testa di serpente?
Il legale dice: “Non è Stefania K la testa del serpente. Ha i capelli diversi.”
Una frase criptica che decriptiamo: il serpente ha un corpo lungo, la testa è il deus ex machina, orienta le operazioni mosse da un corpo lungo, orientabile e orientato. Un corpo fatto di giornalisti -compresi blogger, youtuber- ma anche di esposti e denunce, di registrazioni e campagne mediatiche.
Una regia sofisticata con un fine preciso: screditare l’avv. Antonio De Rensis.
E intanto i Poggi?
Scrivono i carabinieri di Milano Moscova:
«Particolarmente interessante è una conversazione intercorsa il 14 maggio 2025 alle ore 18:44 tra Marco Poggi e i genitori.
Anche questa interlocuzione fa emergere elementi inquietanti laddove i Poggi fanno riferimento a tattiche di contrasto discusse con propri legali al fine di intimidire gli inquirenti: ben al di là, quindi, di una legittima non condivisione della linea dell’AG procedente.
Marco Poggi per primo auspica che possa esserci un intervento “esterno” a bloccare le iniziative della Procura di Pavia, dice testualmente: “se non interviene nessun altro … che è al di fuori di questa Procura, questi andranno avanti fino a che…”. Al figlio, ribatte immediatamente Giuseppe Poggi che riferisce che i propri legali hanno già depositato una “segnalazione” alla Procura Generale di Milano per fermare l’indagine di Pavia: “sì, se non interviene la Procura Generale di Milano a dargli … omissis … la Procura Generale di Milano può intromettersi … omissis … ha il potere … omissis … perché questi dipendono da…”.
La cronologia ricorda che questo avviene a un mese dalla notizia della riapertura delle indagini su Andrea Sempio, alla valutazione della Cassazione in seguito alla quale la Procura di Pavia deposita la richiesta di riapertura delle indagini a suo carico al Gip di Pavia.
Altri soliloqui confessori di Andrea Sempio
I soliloqui confessori di Sempio di cui ci siamo occupati nel precedente articolo (Parte V) non rivelano solo dati inquietanti della sua condotta, ma il suo modus pensandi e operandi.
Rivelano che si è sentito protetto da quanto accaduto nel 2016-2017: nelle intercettazioni del 2017 relative alla I Inchiesta sul delitto di Garlasco, esprimeva la convinzione di essere “protetto” e di poter contare sull’appoggio degli inquirenti. Fatto che lo ha condotto a esprimere granitiche certezze, a dare per scontato condotte e ad affibbiare etichette negative a magistrati.
Il 7 maggio 2026 la Procura di Pavia ha notificato la chiusura delle indagini con precisa imputazione di omicidio volontario. Il pool di magistrati coordinato da Fabio Napoleone ha costruito in un anno un corposo faldone di oltre 320 pagine, con nove consulenze tecniche e centinaia di intercettazioni e la Gip di Pavia Daniela Garlaschelli ha firmato l’Ordinanza dell’incidente probatorio che ha portato al Dna attribuito a Sempio.
Per capire bene, retrodatiamo gli eventi.
Quando la nuova inchiesta stava per essere avviata, l’incidente probatorio sul Dna era imminente, Andrea Sempio viene intercettato.
È il 21 marzo 2025. Sempio ha appena finito una riunione con i suoi legali, a ridosso dell’incidente probatorio e dei termini ultimi per opporsi a un interrogatorio. Intercettazione che, valutata oggi, assume un peso diverso rispetto a quando venne captata. È una conversazione in auto in cui parla con un’amica a cui rivela quello che pensa dei magistrati che lo stanno indagando:
“Noi sappiamo che dall’altra parte abbiamo gente brutta e conosciuta per essere stra-corrotta.” E i nomi sono quelli dei magistrati che lo stanno indagando: “Napoleone, Civardi… sono tutti stra-corrotti.”
“Poi c’è la gip che è Garlaschelli [di lì a poco, avrebbe fissato le udienze in Tribunale a Pavia] che l’Angela [è Angela Taccia, la sua legale; l’amica della compagnia di sfigati dei tempi del Delitto Poggi, allora fidanzata di Marco Biasibetti, oggi prete] m’ha detto che è una… m’ha detto che è una stronza.”
“Io mi aspetto il peggio possibile… da tutto questo. Eh vediamo, vediamo ora quale sarà la reazione. Ha dieci giorni di tempo. Magari lunedì dicono già che fanno l’incidente probatorio. Se lo fanno lunedì vuol dire che proprio sotto sono… son tutti pagati e via.” “Ieri sera stavamo parlando e lui e l’Angela continuavano a dire: si vede che è una cosa pilotata in qualche modo perché gli elementi non vengono detti.”
Il “lui” èMassimo Lovati, suo precedente legale.
L’Avv. Lovati che, interrogato a Brescia nell’ambito di un’inchiesta parallela per corruzione sul Caso Garlasco relativa a presunte somme versate per favorire l’archiviazione a favore di Sempio nel 2017, ha ammesso ai Pm bresciani di aver ricevuto15.000 euro in contanti (non tracciati) da Giuseppe Sempio, padre di Andrea, per l’attività difensiva svolta nel 2017 (l’audizione di Lovati risale al novembre 2025 come persona informata sui fatti).
Poniamoci nel sempiopensiero: nel 2016-2017 ha desunto che “cacciando i soldi” si può raggiungere l’archiviazione, che la prassi è questa, che ciò che conta sono le giuste conoscenze.
È questo il motivo per cui è bene ribadire che il Caso Garlasco supera l’omicidio drammatico della giovane Chiara divenendo faccenda di giustizia.
Oggi la difesa di Sempio deposita screenshot di podcast, forum, video, trasmissioni, dibattiti online per tentare di chiarire i passaggi considerati solidi dalla Procura come le espressioni di Sempio intercettate nel 2017, quando dice: “dentro la penna”, “alle nove e mezza”, “è successo qualcosa quel giorno” che nelle intenzioni degli attuali legali di Sempio dovrebbero depotenziarne le prove della colpevolezza.
Nelle registrazioni Sempio diceva: “È successo qualcosa quel giorno… era sempre lì a casa… io non so se lei ha detto che lavorava… però cazzo… alle nove e mezza a casa”.
Secondo i Pm, questo orario –“nove e mezza”- si inserisce nella finestra temporale in cui Chiara Poggi è stata uccisa la mattina del 13 agosto 2007, dettaglio che collima con lo spegnimento dell’allarme (9:12) e le stime medico-legali.
Anche tutte queste ragioni confermano che il Delitto Poggi è un terreno minato in cui muoversi con estrema cautela come da sempre accade quando ci si riflette col potere e le sue tentacolari forme.
