“Garlasco, solo in nome della Giustizia” di Patrizia Zangla
“Garlasco, solo in nome della Giustizia” di Patrizia Zangla
Parte V. C’eravamo lasciati così: «Lì, nella casetta di via Pascoli, civico n.8, dove la Tv è rimasta accesa e le persiane ancora chiuse. Lì, viene trovata la verità, in fondo a una scala, stretta e ripida che porta alla cantina».
Le attuali intercettazioni
8 Febbraio 2017, Andrea Sempio dice: «È successo qualcosa quel giorno… (…) era sempre lì a casa (…) però cazzo … (…) alle nove e mezza».
È la trascrizione dell’audio dell’8 febbraio 2017, letta dalla Procura di Pavia come confessione sull’orario della morte di Chiara Poggi: «Sembra riferirsi all’orario in cui si sarebbe presentato a casa della vittima il giornodell’omicidio», lunedì 13 agosto 2007.
26 febbraio 2025, ore 15:33. Andrea Sempio è invitato dai carabinieri di Voghera in caserma per una notifica, riguardante il delitto di Chiara Poggi.
È il primo pomeriggio. Il suo telefono e la sua auto sono sotto controllo dai carabinieri di Milano. Lui non lo sa. Dice: «Porca put… ancora con questa storia. Che cazzo hanno trovato». Non sa di essere seguito quando sembra compiere gesti consueti come uscire di casa per buttare la spazzatura «in alcuni bidoni dell’indifferenziata» e raggiungere in auto il Centro commerciale dove da anni lavora. Ma quel pomeriggio non ha un turno, si ferma nell’isola ecologica riservata ai dipendenti del centro dove è attivo un compattatore. Butta un sacchetto, pochi istanti dopo recuperato dai carabinieri mentre Sempio sta rientrando a casa.
All’interno della busta c’è un foglietto di carta a quadretti, scritto su entrambi i lati: da un lato vi si leggono i metodi violenti da usare con le donne, dall’altro ci sono parole. Parole riconducibili a Chiara Poggi. Al suo omicidio. In sequenza: «Inizio scoperta -da cucina a sala- cane- campanello-finestra da fuori- assassino». [Foglietto cui Nuzzi di Quarto Grado, Rete4, riferisce sia la scaletta teatrale di uno spettacolo. Allora perché buttarlo?] Sempio si disfa anche di un suo computer.
14 aprile 2025, da tempo indagato, Sempio è in auto. Si confessa. Come da intercettazione ambientale pronuncia: «Ce l’ho dentro la penna».
Siamo a circa un mese dal giorno in cui ha saputo delle nuove indagini su di lui.
Sta parlando dei video intimi di Chiara e Alberto che erano all’interno di una cartella protetta da password denominata “Albert.zip” – violata e trasferita su una memoria esterna di cui dimostra di essere a conoscenza. Come avrebbe potuto sapere dello spostamento dei file su Usb senza il suo coinvolgimento diretto?
Materiale audio di cui i suoi legali, Cataliotti e Taccia, replicano stesse commentando a voce alta il contenuto di un video di Bugamelli sul delitto di Garlasco, ascoltato in auto in quel momento. Dove, prima sembra interloquire con la stessa conduttrice (ridacchia su alcuni suoi passaggi), poi di colpo zittirsi e iniziare il monologo simulando la voce di Chiara:
«Non ci voglio parlare con te. … E era tipo … e io gli ho detto: riusciamo a vederti. … E lei mi ha messo giù… e ha messo giù il telefono… Ah ecco che fai la dura» (ride)…Ma io non l’ho mai vista in questo modo. E da un lato l’interesse non era reciproco…Cazzo (pausa) lei dice… (riferito ai filmati intimi): «Non l’ho più trovato il video»…. Tutto sbagliato». Ah (lui modifica la voce) io ho portato il… Cioè è stata una bella stronza. Giù il telefono…Anche lui lo sa…Perché ho visto…Dal suo cellulare…Perché Chiara non…Con quel video…E io ce l’ho…(voce bassa) Dentro la penna…va bene…un cazzo…».
La cimice in auto ha catturato le sue parole in cui dice di aver telefonato a Chiara, prima dell’omicidio. Sono le tre telefonate serali su cui per anni ha mentito dichiarando di aver chiamato per cercare come lo chiama lui il Marco, il fratello minore di Chiara che, come risaputo dagli amici comuni e dallo stesso Sempio, era in vacanza coi genitori e l’amico Alessandro Biasibetti, ex della sua legale Angela Taccia, oggi prete. Amici con cui avevano programmato una vacanza tutti insieme.
Le tre telefonate sono quelle in cui tenta l’approccio dopo aver visto il video intimo di Chiara e Alberto.
12 maggio 2025, ètrascorso un mese dalle frasi sul colloquio con Chiara: Sempio in auto iniziaun lungo dialogo con sé stesso, dice:
«Mi ricordo quando … Tutto quel sangue».
Un racconto in terza persona quando parla di Stasi, definito «lui, debitamente inconsapevole». Ricostruendo significa che c’era tanto sangue e non si capacita come Alberto non si sia sporcato la suola delle scarpe. Poi, in prima persona dice:
«Quando sono andato via [o] io… il sangue c’era». «Lì c’era sangue, quando me ne sono andato».
Le cimici in auto registrano passaggi inquietanti. Intanto i carabinieri di Milano hanno rinvenuto sul suo hard disk ricerche specifiche sul Dna mitocondriale, effettuate in concomitanza con le perizie del processo d’Appello bis a carico di Stasi: sono prove delineanti sia un interesse anomalo da parte di Sempio sia una conoscenza profonda di dettagli mai resi pubblici.
L’Informativa di 310 pagine è la sintesi dell’attività investigativa di cui fanno parte le intercettazioni del 2025, molte non attinenti e non audibili ma altre attinenti e audibili riferenti dati allarmanti di cui è vergognosamente preoccupante siano state ritenute incomprensibili in toto e per questo non considerate nel 2007.
Oggi la difesa di Sempio nega il valore indiziale dei soliloqui dell’uomo e sostiene che «Andrea recitava le parole di Stasi».
In un’altra intercettazione -nelle note del procuratore aggiunto Civardi- tra parole confuse in sottofondo si sente: «C’era pure Sempio». Non è chiaro se parli di sé come negli altri passaggi in terza persona o dica quello che un’altra persona potrebbe aver riferito a lui. Nell’audio si sente anche la parola -divano-. La persona potrebbe essere Chiara disturbata dalla sua presenza in casa al suo rientro dal lavoro, alle 18:00.
La frase è interpretata come «l’ossessione nell’aspettare il ritorno di Chiara dal lavoro».
Questo quanto accaduto, secondo la Procura di Pavia, il 13 agosto 2007:
«A fronte del rifiuto di vederlo, Sempio si è recato direttamente a casa della vittima che lo ha fatto entrare in casa, senza preoccuparsi del fatto di essere in pigiama, né tantomeno di possibili rischi». Il rifiuto scatena «una reazione esplosiva improvvisa, che si accende quando la vittima lo scaccia e tenta di sottrarsi, trasformando quella tensione crescente in uno scontro fisico». È il movente.
Al momento, un passaggio (stigmatizzato per primo da Chiesa Soprani) sembra ombroso, quel: «Riusciamo a vederti…». Sembra indichi sé stesso e un altro/altra o altri. Ci torneremo nel prossimo articolo.
Il sistema marcio
Il Caso Garlasco, è vicenda complessa. Difficile. Oggi, gli italiani hanno sete di giustizia, non sono -come vorrebbero giornalisti prezzolati
