Garlasco: solo in nome della giustizia di Patrizia Zangla

Garlasco: solo in nome della giustizia di Patrizia Zangla

“Garlasco: solo in nome della giustizia” di Patrizia Zangla -III PARTE-
I Cappa
Ermanno Cappa ammonisce le figlie a tacere coi giornalisti -nei primi giorni le gemelle rilasciano
dichiarazioni alla Tv, si fanno riprendere innanzi alla villetta del delitto con un mazzo di fiori
bianchi e una foto con Chiara -che dicono scattata a Loano- in realtà è un fotomontaggio.

  • “Vi stritolano…”, dice loro il padre. Nelle intercettazioni, è furioso contro le figlie. Nel 2007 gli
    investigatori mettono sotto controllo numerose persone, tra cui l’avvocato Cappa, il potente padre
    di Paola e Stefania, che dice loro di non andare più in Tv: “Vi stanno prendendo per il culo in tutto
    il mondo”.
    Sono i mesi in cui l’avvocato si attiva a tutelare le figlie.
    Una ricostruzione a riguardo la propone “Giallo”: quando Paola il 3 ottobre 2007 avrebbe riferito l
    padre che “Libero” aveva pubblicato dei messaggi che si era scambiata con la sorella, questi le
    avrebbe risposto che stavano “arrivando le prime soddisfazioni” -si riferiva a una sua presunta
    mossa sul Consiglio nazionale dei giornalisti, che avrebbe redarguito l’Ordine di Torino per un altro
    articolo uscito su “La Stampa”. Avrebbe detto alla figlia che si stava “muovendo” un senatore, di
    cui viene riportata l’iniziale “C.” (per molte fonti starebbe per Caruso). Ed ancora, l’11 ottobre, in
    cui l’avvocato Cappa avrebbe informato la moglie di un presunto incontro con un “alto dirigente
    dell’autorità della privacy e poi con alcuni deputati”, per “attaccare” Feltri, troppo pro Stasi.
    Avrebbe anche voluto ottenere i nomi di chi avrebbe fornito a Feltri i verbali poi pubblicati.
    Sempre da “Giallo” si conosce una presunta intercettazione di Stefania col fidanzato di allora, tale
    Gregorio -datata 23 agosto 2007, dieci giorni dopo la morte di Chiara-; la ragazza avrebbe detto che
    gli zii -i Poggi- hanno preso un avvocato “vicino di casa loro” e “allievo del padre” e che tutto “fa
    parte di una strategia investigativa”. Il termine “allievo” non trova spiegazione perché Tizzoni
    non è un praticante di Cappa. Si può immaginare ‘altro’, ma non ci sono elementi certi.
    Le gemelle non sembra accolgano il suggerimento paterno: «Guarda, io non ho mai aperto bocca,
    però arriverà il giorno che la apro. Voglio essere pagata fior di milioni, però dirò tutto, tutto, tutto,
    tutto». ‘Tutto’, ripetuto quattro volte. A parlare, è Paola Cappa.
    Nel servizio de “Le Iene” vengono diffusi i messaggi vocali di Paola Cappa a Francesco Chiesa
    Soprani, ex amico, che consegna spontaneamente ai responsabili del programma televisivo
    centinaia di messaggi e audio delle loro conversazioni, in gran parte riguardanti il delitto.
    In quest’ultima settimana il carnet si arricchisce con l’intercettazione del 28 settembre 2007 quando
    Cappa comunica a Stefania che Stasi è stato scarcerato: “Ma proprio scarcerato?” -chiede lei-. Il
    padre conferma. Lei replica seccata: “Ma vaffanc…”. Forse sa di essere intercettato o per prudenza
    la invita alla calma: “Va beh, ma perché vaffanc…? Cosa c’entra?”. “In questo momento non ti
    deve interessare. Insomma, povera famiglia, povero ragazzo se, se, se… Non è questo il problema, il
    problema sono i giornalisti, capito?”.
    Su “Repubblica”, nell’articolo «Garlasco, maschere per un massacro» (del 31-05-2015), si legge:
    «Quella di Ermanno Cappa è una famiglia disfunzionale. Paola Cappa soffre di anoressia, ha
    tentato di togliersi la vita, dice di essere stata abusata …».
    Come la stessa dichiara, ha tentato più volte il suicidio, anche due giorni prima del delitto,
    -coincidenza agghiacciante, tuttavia rimasta come una matassa aggrovigliata. Dichiara anche di aver
    subito abusi da piccola e che tutta la sua famiglia era frequentatrice assidua del Santuario della
    Bozzola.
    A Garlasco e dintorni fino al 2016, avvengono sedici suicidi mai chiariti, tutti di soggetti
    maschi dai 20 ai 35 anni. Altra coincidenza agghiacciante.

Come restituiscono foto e filmati, in quei giorni, Paola ha un aspetto emaciato, un tutore al
ginocchio e per camminare usa le stampelle. In un audio racconta che la sorella Stefania è bulimica,
ma quest’ultima lo nega, che ha disturbi del sonno ed è umorale.
Le ricostruzioni di quel tragico mattino vedono la madre Maria Rosa uscire di casa alle 8:15, Paola
vedere la sorella Stefania alle 9:30 -che dichiara di essere andata in tarda mattinata in piscina- e poi
riprendere a dormire dalle 9:30 alle 13:30.
Una nuova intercettazione della conversazione del 12 febbraio 2008 tra la signora Cappa, madre
delle gemelle, con la sorella Carla, rivela tensioni legate alla rivalutazione dei loro alibi da parte della
Pm Muscio. Maria Rosa lamenta: “Carla! Dodici ore sono stata là, dalle 11.30 della mattina, siamo
andate tutte e tre… ognuna quattro ore” -descrivendo l’interrogatorio sui suoi spostamenti di quella
mattina-. Riguardo l’orario del decesso di Chiara, Carla puntualizza: “A loro fa tanto comodo
spostare l’orario di quando è morta Chiara! Perché se Chiara è morta alle 9.30-10, ci siete dentro voi
altri, ammesso!”.
“Repubblica” racconta di aperitivi e di strani festini a cui partecipano Sempio, descritto da Savu -il
romeno estorsore del prelato del Santuario delle Bozzole- come “il sadico” e Bertani presentato
come “il picchiatore”, e di strane chiamate negli ultimi giorni di Chiara, di cui cinque con zio
Ermanno. Apprendiamo che Chiara aveva in rubrica cinque numeri dello zio Ermanno cui era
affettuosamente legata e considerava alla stregua di un dio. Le cugine, le gemelle, soffrivano di
questo suo rapporto privilegiato col padre. A sua volta, Chiara rivelava all’amica del cuore
Maristella -è nel verbale rilasciato dalla madre dell’amica, la signora Ventura -di temere le cugine:
“quelle erano capaci di tutto”.
Le cugine sapevano che Alberto le regalava completini intimi, che avevano una loro intesa sessuale,
lecita la domanda: se Chiara era così riservata, come potevano saperlo? Non da Alberto.

Ma chi è Chiara?
Le foto restituiscono un’immagine sorridente.
Dalle ricostruzioni sembra molto innamorata di Alberto, è molto gelosa. Il fidanzato è tutto il suo
piccolo mondo, in cui rientra il fratello Marco. Non sono dati da trascurare. Analogamente non va
sottovalutato che ci si deve accostare alla sua vita con sensibilità, non siamo noi a dover giudicare le
sue scelte personali, a noi deve interessare il raggiungimento della verità.
Torniamo ai ‘dettagli’ allarmanti ignorati dalle indagini.
I Poggi possedevano un unico computers fisso collocato nella camera di Chiara, ogni componente
della famiglia per accedervi aveva proprio profilo e propria password, nulla vieta che i familiari
potessero conoscere quelli della ragazza.
Il fratello e gli amici dichiarano di usare quel pc quando lei era al lavoro, omettono di dire che non
lo usavano per giocare ai videogiochi -la consolle era al piano terra- ma per navigare su Internet.
I Ris nel 2007-secondo “Giallo” la firma della consulenza informatica è del colonnello Luciano
Garofano che al tempo lavorava per la Procura- accertano dall’account di Chiara oltre 4000 accessi
a siti pornografici. Un numero spropositato di cui al tempo nessuno sembra curarsi. Sono filmati
visti ripetutamente, come una consuetudine, due siti sono dedicati alle donne mature. Migliaia di
volte è stato consultato YouPorn, sono stati scaricati 72 filmati, di cui 38 visionati con abitudine,
riconsultati più e più volte. Un elenco impressionante riporta vari siti porno cliccati e ri-cliccati, tra
essi anche materiale pedopornografico, e migliaia e migliaia di accessi ai siti virtuali riservati al
pornoshop.
Non sono ricerche di Chiara Poggi. E di chi?

L’accertamento cronologico riferisce che i siti sono stati consultati quando a casa c’è il fratello
Marco con gli amici, dato confermato anche dalla coincidenza dell’alternanza di consultazione con
siti di Ingegneria, facoltà frequentata da Marco Poggi.
Quello stesso profilo del pc custodisce le ricerche di Chiara su temi anche scabrosi, come la
pedofilia e altro. Conservate nella cartella segreta denominata “Tatina” -con accesso solo con
“percorso nascosto”- ci sono le sue foto personali e i tre video intimi tra lei e Alberto, registrati col
cellulare.
Chi viola la sua vita privata? Chiara sa cosa accade in sua assenza?
La madre testimonia che la figlia gliene parla, stigmatizzando l’accaduto.
Facciamo nostro, il quesito di “Giallo”: e se anche le cugine avessero avuto accesso al profilo di
Chiara? Così da carpirne ogni segreto?
Stefania Cappa dichiara di aver navigato sul pc di Chiara, entrando col suo profilo, per fare, fra
l’altro, ricerche sull’anoressia e leggere ricette di cucina. Ma viene smentita dall’amica di Chiara che
ne ribadisce la condotta riservata.
Chiara possedeva un secondo telefono. Il telefono ufficiale era un Nokia azzurro – è quello che
si vede nel cestino in una foto dell’interno della villetta dei Poggi, riposto sopra le chiavi e la
pennetta Usb- tra i più comuni usati nel 2007. Il secondo era di tipo “apribile e di piccole
dimensioni”, di colore argento. È una collega dell’ultimo periodo a parlarne. Nessuno sa dove sia.
Agli atti delle indagini risulta in uso alla ragazza solo una scheda Sim. Il secondo telefono era,
probabilmente, intestato a ignoto.
Riguardo le chiavi di casa Poggi, quando Chiara è uccisa, c’erano due mazzi di chiavi utilizzabili –
ogni mazzo con 3 chiavi con telecomando- il secondo mazzo – quello di Marco- lo avevano i
Cappa che avrebbero dovuto -visto che gli zii erano in vacanza- occuparsi di innaffiare le piante del
giardino. Da questo dato si evince che Marco non aveva con sé le chiavi di casa, significa che, se
fosse voluto rientrare a Garlasco dalla val Pusteria, dove i Poggi dichiarano di essere con lui e i
Biasibetti, sarebbe stato privo di chiavi. Non dimentichiamo l’anomalia della notte prima del delitto
in cui a casa della nonna materna, disabitata da tempo, le tapparelle sono abbassate e le luci sono
accese per un paio d’ore.
Se i genitori e il fratello sono a Falzes in val Pusteria e Chiara è con Alberto a Garlasco
nella villetta di via Pascoli: chi c’è in quella casa?
Nella villetta dei Poggi -la sera prima del delitto- l’allarme è più volte disattivato: alle ore 19:50 al
rientro dei due fidanzati da casa di Alberto, è attivato alle 20:14 per uscire con
Alberto per andare a comprare le pizze e disattivato al ritorno, alle 20:54. Al mattino -nel giorno del
delitto- l’allarme viene definitivamente disattivato alle 9:12 del 13 agosto. Anche durante la notte,
l’allarme viene disattivato.
L’8 settembre 2007, i quotidiani nazionali documentarono il sequestro del dispositivo da parte dei
carabinieri. In un articolo di “Oggi” si riferisce che il 12 agosto è disattivato e riattivato almeno
cinque volte: attivato e riattivato intorno a mezzanotte, dovrebbero essere i 10 minuti durante i
quali Alberto si allontana dalla villetta per prendersi cura del suo dobermann. Sembra che,
contemporaneamente, i due fidanzati sentano la ‘sgommata’ delle ruote di un’auto nella stradina
adiacente alla villetta che li fa precipitare fuori di casa. Di nuovo, l’allarme risulta disattivato e
riattivato verso l’una di notte. Infine, alle 2:00 di notte.
L’arcano potrebbe venir disvelato: Marco Poggi non era coi genitori a Falzes. E neanche l’amico
Alessandro Biasibetti -oggi prete-. Secondo le ricostruzioni di “Giallo”, l’albergatore dichiara:
“Marco Poggi non era qui coi suoi genitori”. I coniugi avrebbero prenotato una matrimoniale e

nessuna stanza sarebbe stata presa per il figlio. Viene anche smentita la presenza, in quella struttura
alberghiera, della famiglia Biasibetti.
L’inchiesta di allora è priva di documentazione riguardo alla vacanza a Falzes. Uno strano
modo di documentare i fatti: gli inquirenti si premurano di raccogliere gli scontrini della famiglia
Cappa (della signora Maria Rosa), lo scontrino del parcheggio di Sempio, ma agli atti – per  la
corretta completezza degli accertamenti- manca l’intera documentazione della vacanza in montagna:
non ci sono le fatture dell’hotel, né le dichiarazioni di chi sarebbe stato in quei giorni coi Poggi.
Controllando il traffico telefonico c’è un’altra sconcertante anomalia: entrambi i cellulari dei
genitori agganciano la cella di zona, contrassegnata dall’identificativo BZ (Bolzano), quella
raggiunta dal dispositivo di Marco è diversa da quella del padre e della madre, inizia con BD.
I signori Poggi si affrettano a esibire in tivù una foto ritraente Marco col padre in alta montagna: un
alibi perfetto o lascia ugualmente irrisolti troppo spiragli temporali?
C’è un lessico enigmatico in codice in uso a Chiara come emerge da una corrispondenza mail del 5
luglio tra la giovane e l’amica Cristina Tosi, al tempo fidanzata con un funzionario della polizia –
stralci sono riportati da “Repubblica”. L’amica è la sua confidente -erano state colleghe alla SM di
Pavia fino a gennaio- sa a cosa Chiara si riferisce quando usa un lessico in codice. Le chiede: “I tuoi
intrallazzi come vanno?”.
Non si deve dare per scontato si riferisca a fatti sentimentali.
Chiara le risponde: “I miei intrallazzi stanno vivendo un periodo di stasi… ”. Sembra un gioco di
parole, ma nella mail Alberto, il fidanzato, è chiamato col suo nome. Poi li chiama “piccione uno” e
“piccione due”, dice: “uno al telefono dà sempre soddisfazione, mentre con l’altro non vado troppo
d’accordo forse per colpa mia che non gli do troppa attenzione o sua che è cambiato”.
L’amica capisce perché sa chi sono ‘i piccioni’. Ma non lo ha mai rivelato, né nel 2007, né oggi.
Tra i dettagli ignorati, i post it attaccati sullo scaffale della sua scrivania. Un biglietto riporta la nota:
«Il telefono del detective squillò… Dreen 4146, una soffiata».
“Codice 4146”, cosa significa?
Perché Chiara ha a disposizione delle conoscenze e dei codici telefonici riservati?
Chi le ha fornito questo “codice 4146”? E perché? È da collegare all’uso del secondo telefono?
Secondo quanto riferisce Luigi Grimaldi, il codice era in uso a dipendenti del ministero dell’Interno,
coi costi delle chiamate addebitati a questo ministero. Chiara Poggi non risulta avere -ufficialmente-
una collaborazione con il Viminale, né con i dipartimenti delle Forze dell’ordine.
Di chi Chiara si è fidata? Poteva avere una collaborazione segreta -che perché segreta, è
stata sottaciuta- con qualche ente ministeriale?
Si è forse rivolta a ‘qualcuno’ per dirimere quelle questioni sui temi inquietanti che aveva salvato
nella sua chiavetta Usb l’8 giugno? Cartelle su temi tra cui pedofilia/anoressia/uso di
cocaina/Santuario della Bozzola/
 delitti irrisolti, una voce che, come per un macabro scherzo del destino, la riguarderà
personalmente.
Chiavetta i cui file sono stati cancellati e solo in parte recuperati.
To be continued

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