GARLASCO, PEZZI MANCANTI: C’E’ UNA DONNA IN CASA? di Patrizia Zangla”
“CASO GARLASCO. SOLO IN NOME DELLA GIUSTIZIA Parte VIII
PEZZI MANCANTI: C’E’ UNA DONNA IN CASA? di Patrizia Zangla”
Mancano pezzi a questa storia?
Mancano altre ‘presenze’ affinché possa dirsi completa?
In casa Poggi il 13 agosto 2007 c’è una presenza femminile?
Il Delitto Poggi non è un serial televisivo, è realtà. Chiara Poggi è una ragazza assassinata. Per amore di giustizia, “vera”, ogni ipotesi alternativa va investigata.
Pezzo mancante
30 marzo 2025, in televisione va in onda lo speciale de Le Iene sul Caso Garlasco.
La TV è accesa a Casa Airoldi – Cappa, la pressione mediatica deve essere forte.
Anche a Casa Cappa-Poggi vedono la stessa trasmissione. Anche qui la tensione sembra forte.
Squilla il telefono, dall’altro capo Stefania Cappa, figlia di Ermanno Cappa, e influente avvocato, e di Rosa Poggi, sorella del padre di Chiara. Stefania racconta al padre di aver stappato un “Donnafugata 2020”, una costosissima bottiglia, per calmare il suo nervosismo. (Cfr. intercettazione pubblicata da Panorama, a firma Amendolara).
L’effetto sedante c’è, la donna è meno veemente di come la rivelano le numerose intercettazioni e, tra un sorso e l’altro di Donnafugata 2020, suggerisce la strategia legale mentre il padre Ermanno, notoriamente granitico, usa parole sorprendenti: “Inculerò tutti…”. “Sto prendendo tutti i nomi, io dovrò inc*lare tutti. Diventerò il Grande Sodoma”.
Stefania gli risponde che: “la cosa più diretta e immediata per ottenere giustizia” sarebbe stata “legalmente e quindi senza fare cose, è mandare un investigatore, inc*ando tutti prima che ci arrivi il pubblico ministero.”
I Cappa non sono mai stati indagati né considerati coinvolti nell’omicidio.
La costosa strategia è messa in atto dall’autunno 2025 e diviene operativa una società investigativa privata. La denuncia formale risale al 21 maggio -ce ne siamo occupati- depositata da Stefania Cappa nei confronti dell’avvocato Antonio De Rensis –dell’inviato de Le Iene Alessandro De Giuseppe e dell’ex maresciallo Francesco Marchetto. Il 30 settembre 2026, visibilmente commosso, in un programma televisivo De Renzis annuncia che l’esposto disciplinare presentato dalla Cappa nei suoi confronti è stato archiviato mentre prosegue il procedimento penale aperto dalla Procura di Milano che coinvolge lo stesso legale, De Giuseppe e Marchetto.
A ritroso, nel 2007
Intercettazione telefonica del 28 settembre 2007: Ermanno Cappa chiamava al telefono la figlia Stefania.
La comunicazione era rapida, serafico lui -quando l’avvisava che Stasi era stato appena scarcerato e l’ammoniva a stare lontano dai giornalisti- stizzita e infastidita lei che esclamava: «Davvero hanno scarcerato Stasi? Ma vaffa…».
Era la prima fase dell’inchiesta: Alberto Stasi era stato scarcerato, dopo il primo fermo avvenuto il 24 settembre 2007 e rilasciato il 27 settembre dalla GIP Giulia Pravon che riteneva non ci fossero prove a suo carico.
In avanti, nel 2025
16 marzo 2025, Stefania Cappa chiama il padre Ermanno.
L’intercettazione ambientale è resa nota nel settembre 2026 (Cfr. Trasmissione Tv Filorosso, anche riportata il 25.08.2026 sulla pagina Fb del direttore di Giallo, Albina Perri).
Stefania Cappa: “Ho provato a ricontattare il vostro nipote fallito merdoso” – si riferisce al cugino Marco Poggi-.
Ermanno Cappa: “Ma cosa continui?”.
Stefania Cappa: “Continuo perché a sto non avrò pietà per nessuno”.
Eramnno Cappa: “Ma cosa chiami un derelitto, per fare cosa?
Stefania Cappa: “Io a ‘sto giro, veramente, vi inculo tutti. Vi inculo tutti.”
Ermanno Cappa: “Oh. Io? Io cosa c’entro? Ma cosa stai dicendo Stefania?”
Stefania Cappa: “Sai benissimo cosa voglio dire, papà…”.
Ermanno Cappa: “No francamente no. No francamente non capisco. Come fai a dire “vi inculo tutti” a me e alla mamma dai. Vabbè ma non scherziamo eh… Basta adesso“. C’è un limite. Tutti, tutti, no. Io no.”
Stefania Cappa: “No, basta, bisognava farlo prima, 18 anni fa, non 18 anni dopo“.
“Sto giro, guarda, tutto quello che non è stato fatto in 18 anni, a tutela nei miei confronti, visto che vedo le frasi della zia Rita -la madre di Chiara Poggi- che protegge Sempio e a me non ha protetto mai, io sto giro veramente vi inculo tutti”.
Stefania Cappa: “Io non ho proprio niente da nascondere, eh. Io non ho ammazzato nessuno, quindi io da nascondere non c’è proprio niente”.
A un certo punto, Ermanno Cappa, , dice: “Tu non lo sai cosa ho fatto io per te!”
Il contesto evidenzia la forte pressione mediatica e investigativa che investe la famiglia Cappa: Stefania fuori di sé parla della zia Rita come disinteressata alla sua sorte ed unicamente a quella di Sempio, il cugino Marco è definito fallito e derelitto.
Rita Preda tuttora difende ostinatamente Andrea Sempio. Perché?
Abbiamo capito che è una donna semplice, che molti aspetti della vicenda le sono stati indicati dai difensori in modo inesatto, ma potrebbe avere un segreto inconfessabile.
Ermanno Cappa fino a dove si è spinto?
In un’intercettazione del 2025, oggi nota, si sente l’ex procuratore di Pavia Mario Venditti, che archiviò le prime indagini su Sempio nel 2017, dire: “Poi c’è la Barbaini perché era quella che mi… era il mio consulente…quella che mi spingeva a chiedere l’archiviazione” (Cfr. Fanpage, 1.10.2026).
Interessante l’ipotetico contatto Barbaini -Cappa.
Di nuovo, a ritroso nel 2007
24 settembre 2007, alle 15.54 del pomeriggio Stefania Cappa chiamava al telefono la zia Rita. Diceva di volersi sincerare del suo stato d’animo dopo la diffusione della notizia dell’arresto di Stasi su disposizione della Procura Vigevano del 24 settembre 2007. Siamo a poco più di un mese dal delitto.
Stefania Cappa: “Oh zia, come stai?”.
Rita Preda: “Bene, come al solito.”
Stefania Cappa: “Stavi lavorando? Ti ho disturbata?”.
Rita Preda: “No sono a casa, Paola…oh…Stefania” -confonde inizialmente l’identità della nipote con quella della gemella-.
Stefania Cappa: “Perché abbiamo appreso la notizia dai TG e volevamo sapere come stavi”.
Rita Preda: “Non lo so, come vuoi che stia. Per me d’altronde, qualcuno…”- segue un’interruzione- “non lo so…io ho sempre le mie convinzioni e basta. Paola…oh…Stefania, non ti dico niente neanche a te”.
Stefania Cappa: “No, ma hai ragione, fai bene zia. L’importante è che non stai male troppo, che non ti tieni tutto dentro”.
Rita Preda: “Non lo so, ben’, non lo so, non sto. Comunque, cosa vuoi?”.
Stefania Cappa: “Se ti vuoi sfogare”. “Vuoi venire qui per…”.
Rita Preda: “Non…no, preferisco stare da sola perché meno vedo meno sto …”.
“E quindi, purtroppo è una cosa che è successa a me, e quindi non voglio parlare con nessuno”. “Perché se sei tu…tutti la dicono la loro, no? Io non voglio sentire…”.
Stefania Cappa: “No, no no, per la carità, ma noi infatti non rispondiamo a nessuno”.
Rita Preda: “Dico soltanto che io sono contenta di quello che ho fatto e non sono pentita di quello che ho fatto. Basta. Di tutto quello che ho fatto fino a questo momento”.
Stefania Cappa: “No, no, ma hai fatto bene, se te lo sentivi era giusto così”.
Rita Preda: “Era giusto e non sono pentita e non permetto a nessuno di darmi giudizi”.
Stefania Cappa: “Ma zia, nessuno ti deve criticare, perché oltre a essere una zia dolcissima, avevi…hai la Chiara che è una persona stupenda e ce la ricordiamo…”.
Rita Preda: – la interrompe nuovamente- e dice: “Purtroppo vedremo – fa una piccola pausa- cioè non è il fatto…quello che è successo oggi non è definitivo”.
Stefania Cappa: “Ti sei comportata da mamma benissimo e da zia ancora meglio, quindi non…appunto non…”.
Rita Preda: “Mi spiace…mi spiace per tante cose”
Stefania Cappa: “Magari…magari poi ci arriverà un’altra soluzione…”.
Rita Preda: “Può darsi, me lo auguro soprattutto per lui.
Stefania Cappa: “Eh, perché ha 24 anni ed è giusto che si rifaccia una vita e tutto quanto”.
Rita Preda: “Ma no… per tante cose”.
Stefania Cappa: “L’importante è che non ti tieni tutto dentro”.
Rita Preda: “È sufficiente, Stefania”.
Stefania Cappa: “Ti lascio andare zia, ciao”.
La telefonata dura solo 2 minuti e 31 secondi, trascritta dal maresciallo Flavio Devecchi, poi definita “irrilevante ai fini delle indagini” dalla Polizia Giudiziaria [Cfr. audio e contenuto, emersi all’inizio del 2026, diffusi in anteprima da Bugalalla Crime; il documento della trascrizione è pubblicato per la prima volta su Giallo.]
La nipote ha tono pacato, sul finale confortante ma sembra voglia sorvegliare la zia che invece non sottace di non aver voglia di parlarle e perentoria chiude la conversazione.
Sono giorni drammatici per Alberto Stasi- citato da Rita Preda nella conversazione telefonica con il termine “lui” – che veniva dichiarato in stato di fermo dopo il presunto ritrovamento di sangue sui pedali della sua bicicletta Umberto Dei; scarcerato una volta appurato che non si trattava di residui ematici ma di un materiale genetico di provenienza indefinita e ignota.
La frase criptica proferita da Rita Preda è: “sono contenta e non pentita” di quanto ho fatto.
A cosa si riferisce? Non riusciamo a rispondere.
Rammentiamo che in un’intercettazione del 4 settembre 2007, meno di venti giorni prima della telefonata fra nipote e zia, la signora Preda al telefono con Alberto Stasi era commossa e amorevole verso Alberto.
Pezzo mancante: il foglio di lavoro del 26 settembre 2007, ‘ricomparso’ nel 2026
Ce ne siamo occupati nella PARTE VII, un’anomalia fa pensare sia compiuta per dolo: sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, oltre al materiale biologico attribuito a Chiara Poggi, c’è anche un Dna maschile quantificato ma mai attribuito al suo proprietario. Rilevato dai Ris di Parma nelle analisi svolte nel 2007, il risultato non comparve nelle relazioni inviate dagli esperti dell’Arma ai Pm della Procura di Vigevano che indagavano sull’omicidio.
Il dato oggi evidenziato dal genetista Carlo Previderè (con Pierangela Grignani firma la consulenza depositata il 15 settembre 2026) compare tra il materiale acquisito l’11 settembre 2026 dai magistrati pavesi nell’ambito dell’inchiesta riguardante Sempio accusato di omicidio aggravato, avvia un filone d’indagine sull’operato dei Ris di allora e sulle ipotizzate omissioni.
Da non dimenticare che il Dna trovato sotto le unghie di Chiara Poggi è ritenuto riconducibile per linea maschile ad Andrea Sempio.
Nella relazione si dà conto dei test contrastanti del 19 e 20 settembre 2007, con il primo che restituisce il Dna di Chiara Poggi sui pedali della bici e il secondo un «profilo vuoto» (le «operazioni di ispezione» sono continuate «a partire dalla data del 24 settembre 2007, generando molti altri prelievi con il suffisso “bu-p”» in cui “p” si riferisce ai pedali, «e numeri progressivi o sigle»). Sono analisi descritte nei verbali sulle attività svolte consegnati dai Ris in cui manca un «foglio di lavoro» datato 26 settembre 2007, rintracciato dagli investigatori solo a settembre 2026.
Esso riporta «uno schema di quantificazione del Dna di campioni identificati con la sigla “bu_p”», tra i quali se ne rinviene uno «identificato dalla sigla “bu_p bis”» con quantificazione» per Dna «umano» di «18,9» picogrammi per millilitro e «8,44» picogrammi per millilitro di «Dna maschile».
Scrive Previderè inequivocabilmente: il foglio «non è rinvenibile nelle relazioni o verbali di operazioni tecniche consultate».
Oggi i magistrati pavesi hanno chiesto una nuova verifica ai Ris di Parma sui quei profili genetici, compreso quello mai identificato indicato come «Ignoto 2», per chiarire chi fosse venuto a contatto con il reperto. Ad occuparsene al tempo il tenente colonnello Alberto Marino. Alla richiesta dei magistrati pavesi risponde oggi il comandante del Ris Matteo Donghi: «Il tenente colonnello Alberto Marino ha confermato di avere operato in prima persona e senza supporto di collaboratori sui frammenti di unghie, che sono stati maneggiati per il tempo strettamente necessario al prelievo dei campioni per la ricerca di Dna». Donghi conclude che: «i confronti dei tre profili aplotipici qui trasmessi con gli alleli del cromosoma Y relativi a Marino hanno fornito esito negativo» escludendo, in sostanza, che possa aver contaminato la traccia e che dunque sia lui Ignoto 2.
Pezzo mancante, Ignoto 2 allora chi è?
Repetita iuvant. Il riferimento va a una traccia di Dna maschile, isolata sotto le unghie di Chiara Poggi, la cui identità non è mai stata ufficialmente resa nota nelle aule di tribunale (perché sotto le unghie di Chiara Poggi non è stato ritrovato solo parte del materiale genetico dell’attuale indagato Sempio ma frammenti di Dna) uno di questi classificato come Ignoto 2.
Il Dna è quello trovato sul quarto dito della mano sinistra di Chiara Poggi. Profilo genetico al centro di analisi di cui emergono controversie investigative: per la Difesa Stasi esso è un elemento fondamentale a dimostrazione del coinvolgimento di “terze persone”.
Ignoto 2 è Michele Bertani, amico di Andrea Sempio come hanno rivelato indiscrezioni giornalistiche che sviluppi successivi hanno escluso? Torneremo su Bertani.
Ignoto 2 è Emanuele Arioldi come hanno rivelato indiscrezioni sul Web e programmi televisivi (Cfr. Mattino Cinque, Canale 5, Riccardo Signoretti, direttore di Nuovo)? Nome importante di una famiglia importante nonché marito di Stefania Cappa, noto come Lele, figlio di Anna, Annina, Grazia Rizzoli (figlia di Andrea Rizzoli, figlio dell’editore Angelo Rizzoli) e del campione di equitazione Roberto Arioldi, campione di equitazione. Gestisce oggi la tenuta agricola di famiglia e il centro ippico La Loggia mentre Stefania Cappa è un legale specializzato in diritto penale societario e diritto sportivo, fa parte dello studio legale situato nell’elegante zona Brera di Milano “Ermanno Cappa e Partners”, ricopre ruoli come giudice sportivo e procuratrice federale, attiva in commissioni e federazioni legate al CONI.
Procediamo prudentemente.
Il 20 novembre 2023 i carabinieri in un’operazione di garbology (studio scientifico e analisi dei rifiuti) rovistando nei cassonetti della famiglia Poggi, sequestrano dei reperti, tra cui dei mozziconi di sigaretta. Operazione ritenuta connessa alla ricerca di Ignoto 2.
Confermano al contempo che: il padre di Chiara aveva smesso di fumare e che solo i Poggi hanno matematica prontezza di sapere chi sia stato a cena a casa loro la sera prima che venisse ritirata la spazzatura.
Dalle dichiarazioni del 2007 non risultano contatti tra Emanuele Arioldi e Chiara Poggi.
Quello che interessa sono i contatti tra Emanuele Arioldi e Stefania Cappa, anni dopo divenuta sua moglie. Al tempo sembra che i due si conoscano appena: Emanuele ha una fidanzata, Federica, e Stefania si è da poco lasciata col fidanzato Gregorio e ha legami sporadici con altri ragazzi, ma è Emanuele Arioldi a fornire l’alibi a Stefania: erano insieme in piscina.
Le cronache riferiscono che il 13 agosto era nuvoloso ma la piscina Le Rotonde, davanti a casa Cappa, era aperta.
I tabulati raccontano che Emanuele e Stefania si scambiano molti messaggi sul cellulare, uno scambio fitto di 6 Sms al giorno con un picco di 36 Sms il 12 Agosto. L’iniziativa di scrivere è per lo più di Stefania.
Il 13 agosto si registrano 12 Sms a partire dalle 11.28. La SIT (Sommarie Informazioni Testimoniali) riporta invece che Stefania e Emanuele si scambiano 1 solo messaggio: per incontrarsi in piscina. Dopo il delitto: tra i due, nessun Sms, Stefania avvisa tutti della morte della cugina ma non Emanuele.
Stefania Cappa dichiarò di essersi recata in piscina subito dopo pranzo, intorno alle 13:30. Emanuele Arioldi confermò la circostanza ai carabinieri, precisando di essere arrivato all’impianto intorno alle 13:00 e di averla incontrata lì. I due sarebbero rimasti insieme in piscina fino alle 15:00 circa, orario in cui Stefania, rientrata a casa, per come racconta, apprende l’accaduto.
Emanuele Arioldi disse di essere lontano, di aver pranzato a Zerbolo. Le sue celle risultavano agganciate a una zona di Pavia, Torre d’isola, comune alle porte di Pavia ad appena 8 chilometri dal capoluogo. I telefoni cellulari registrarono l’aggancio a questa cella il giorno dell’omicidio di Chiara. Zerbolò è il comune limitrofo dove Emanuele si ferma a pranzare, a cinque chilometri da Torre d’Isola e a 15 chilometri da Pavia, Zerbolò dunque è a sette chilometri da Garlasco, ossia a meno di 10 minuti d’auto dalla villetta di via Pascoli.
Ignoto 2 è Alessandro Biasibetti, oggi nell’Ordine dei Domenicani, ieri fidanzato di Angela Taccia e appartenente alla storica comitiva di amici di Marco Poggi e Andrea Sempio?
Sentito nel 2008 ha raccontato quanto sapeva del delitto, elementi che hanno trovato riscontro. Sui Social -tra l’altro, dal Dott. Bacco come dallo stesso riferito in trasmissioni (Cfr. https://www.youtube.com/watch?v=3cRBMxuPn4w )- è stato associato a Ignoto 2.
In atto, nessuna identità è associata a Ignoto 2.
Ottobre 2026: compare un dossier anonimo sui CAPPA
Nella nuova indagine le gemelle Cappa sono state sentite una volta, il 5 maggio 2026, trattenute per poco: una per circa 20 minuti, l’altra trentacinque minuti.
Dopo la chiusura delle indagini su Sempio, dagli atti della Procura di Pavia emerge un dossier inserito negli atti di chiusura indagine che riguarderebbe I Cappa e in particolare le gemelle (Cfr. Adnkronos, 7.10.2026).
Una relazione anonima di 25 pagine, priva di carta intestata, costruita come una raccolta di appunti interni della Polizia Giudiziaria di Pavia con schede, annotazioni di fatti, dichiarazioni di amici delle gemelle e precisi interrogativi e sospetti.
Accanto al nome di ciascuno dei membri della famiglia sono inserite SIT, particolari che li riguardano come il numero di scarpe indossate, il traffico telefonico e gli spostamenti del 13 agosto 2007. Il testo è anche una sorta di elaborazione investigativa poiché unisce a elementi noti a altri meno e non conosciuti ma molto interessanti.
Nel documento, tra gli atti depositati in Procura a Pavia e a disposizione delle parti, si dà atto dei tentativi falliti della Difesa Stasi di recuperare le immagini satellitari della mattina del 13 agosto 2007 e di ingrandire le foto relative alle quattro impronte digitali sulla maglietta del pigiama della vittima perse girando il corpo senza vita di Chiara. Si riporta che ella «non ha ferite evidenti da difesa», sebbene non si possa escludere che abbia reagito all’aggressore, e che sul dispenser in bagno oltre alle impronte attribuite al fidanzato «c’era comunque anche del Dna di varie persone».
Ci sono riferimenti precisi sull’avvocato Ermanno Cappa, sulla moglie Maria Rosa Poggi, sulle ‘cugine di Chiara’, sui mezzi di spostamento in uso alla famiglia – su tutte le loro bici- sui movimenti di tutti loro il 13 agosto e su oggetti precisi come la cenere e il posacenere sul tavolo della villetta di via Pascoli
-Ermanno Cappa: l’attenzione va ai tabulati, si legge: «sono stati richiesti sul numero di cellulare sbagliato, senza mai inoltrare la richiesta con il numero corretto. Le intercettazioni sono partite il 22 agosto, una settimana dopo l’omicidio»;
-le cugine di Chiara: si legge che conoscevano la villetta di via Pascoli, sapevano dove venivano tenuti i teli mare con cui l’assassino si è ripulito;
–Stefania Cappa «aveva a disposizione le chiavi di casa Poggi, compresa quella dell’allarme» e possedeva «una bicicletta nera da donna che non è mai stata visionata, tantomeno sequestrata»; ricordiamo che una bici nera è quella che vede una testimone la mattina del delitto, è uno degli elementi che sono costati la condanna a 16 anni di carcere a Stasi.
Il testo riporta osservazioni in neretto come: Paola Cappa non può dare alibi a nessuno né a Stefania né a sua madre e osservazioni relative alla mancanza di domande e agli alibi fino alla constatazione che «nessuna perquisizione, nessuna ispezione è mai stata fatta in casa Cappa, né tanto meno sulle biciclette in loro possesso» e le incongruenze della gemella Paola che parla dell’«attrezzo da camino» come arma, stesso arnese di cui parla un testimone ritenuto non attendibile, ma di cui non avrebbe ancora parlato nessuno in Tv.
Tra i Nota bene, dettagli interessanti: come il posacenere trovato sul tavolo della cucina della villetta di via Pascoli, si legge anche: «Rosa Poggi e Stefania Cappa fumano» e «In data 13 febbraio 2008 sequestrano il tutore» della gamba «di Paola Cappa. Che accertamenti hanno fatto sul tutore???».
Si parla di: una «parziale impronta di insanguinata di una scarpa con suola a fitte righe oblique (All star con stella?)», che delle «scarpe a pallini dell’assassino non possa essere stabilito con precisione», «mentre le due sedie in cucina e la presenza di due cucchiaini nel lavandino» «suggerisce che quella mattina due persone abbiano mangiato i fruttolo (rinvenuti nel cestino)».
Compare la segnalazione: «sarebbe interessante visionare il video del funerale», per vedere che scarpe indossasse, o recuperare foto dell’epoca (come fatto anche per il condannato Alberto Stasi)».
Tra le osservazioni si legge poi: ‘documenti da chiedere al Ris‘ in riferimento al fatto che «ci sono numerosi reperti» analizzati alla presenza dei consulenti delle parti, «i cui esiti (foto, tracciati, analisi) non sono stati riversati nel fascicolo delle indagini preliminari (e i consulenti tecnici difesa, ai tempi, non li avevano chiesti)».
Le istanze della difesa per averli nel 2017 sono rimaste senza seguito, tranne alcune foto del dispenser e delle porte, «perché il nulla osta fornito dal giudice dell’esecuzione non è bastato al colonnello Lago (che voleva espressa autorizzazione)». Molti dei reperti, conservati a Parma, «sono stati distrutti nel 2022 su ordinanza giudice esecuzione».
Il dossier si allunga sui sospetti dell’anonimo scrivente: sull’impronta parziale di scarpa a righe oblique, sulle due sedie in cucina, sui due cucchiaini nel lavello, giungendo a dedurre che due persone abbiano fatto colazione insieme e si chiede:
«E se fossero state usate due armi in due tempi diversi?».
I segreti della Stanza 27: la cassaforte
È la stanza della Procura di Pavia sede operativa della Polizia Giudiziaria, diventata nota per il ritrovamento di una cassaforte segreta durante un’ispezione disposta dal proc.re nel settembre 2023 al cui interno si scopre un archivio separato composto da circa 24 fascicoli e documenti mai uniti agli atti ordinari del processo sull’omicidio di Garlasco.
Nella cassaforte varia documentazione: il Dossier sul delitto, ossia consulenze medico-legali, rilievi con Laser Scanner 3D, analisi di Bloodstain Pattern Analysis (tracce di sangue) e elettroferogrammi (grafici del DNA);
–intercettazioni: DVD e file audio di intercettazioni ambientali e telefoniche risalenti al 2017 (anche materiali che la difesa Stasi ha richiesto più volte senza ottenerli all’epoca);
-posizione di Andrea Sempio: documenti e approfondimenti alle indagini che lo riguardano;
–cartella “Tizzoni”: atti e corrispondenze legati alla parte civile o allo studio legale Tizzoni;
– ex maresciallo Francesco Marchetto: due fascicoli, di cui uno legato a un’ipotesi di falsa testimonianza e un altro con un’accusa più grave poi archiviata.
L’ispezione chiama in causa sia Silvio Sapone, luogotenente che ha continuato a frequentare la Stanza 27 e la Procura anche dopo il suo pensionamento sia Mario Venditti, ex procuratore al centro delle attenzioni investigative e giornalistiche sulla gestione dei fascicoli.
