Fra i due litiganti, il terzo vince di Cosimo Recupero

Fra i due litiganti, il terzo vince di Cosimo Recupero

Fra i due litiganti, il terzo vince di Cosimo Recupero

 

Renzi continua imperterrito nella sua destrutturazione del partito democratico. E’ di qualche giorno fa la notizia, data con dovizia di particolari anche dal TG1, della creazione di una App che ti permette di restare in contatto con Matteo ed essere sempre aggiornato in tempo reale sulle sue mirabili iniziative. La cosa divertente di questa applicazione per smartphone è il fatto che, i leoni da tastiera, che alla bisogna possono riciclarsi quali leoni da display, vengono automaticamente inseriti in una specie di gara a chi clicca e condivide di più il sacro verbo renziano. In sostanza, le vecchie sezioni fumose dove la gente discuteva fino alle ore piccole, accapigliandosi e dividendosi in correnti, fazioni, potentati locali, sono state sostituite da non luoghi informatici dove il talento delle persone si misura in click, dove i più attivi non rischiano di suonarsele di santa ragione ma, al massimo, di prendere una seria infiammazione del tunnel carpale. Una volta, però, in quelle sezioni si coltivavano talenti, si formava una classe dirigente e la si selezionava. Quante persone sono arrivate ai vertici dello Stato dopo essere state notate da chi, prima di loro, aveva salito la scala delle istituzioni?!? E le selezioni avvenivano sulla base dei reali talenti che uno era in grado di esprimere e far fruttare per sé, per il partito e per il paese. Oggi no. Oggi tu puoi diventare vicepresidente della camera perché i tuoi 30 amici del calcetto ti hanno fatto il favore di cliccarti su un blog privato o, molto presto, perché sarai stato capace di sparare a vette inimmaginabili del ciberspazio il renzipensiero, cliccando come un forsennato sul tuo piccolo schermo portatile.

Renzi ormai è ossessionato dalla tecnocrazia, ma non perché la consideri uno strumento valido per far circolare idee e progetti, ma perché, su questo terreno, vuole sembrare più grillino di Grillo. Cacciari una volta definì Renzi e i suoi una generazione da playstation e non aveva tutti i torti. L’ex premier fa parte, come il sottoscritto, di quella generazione che ha iniziato a smanettare su aggeggi dai nomi sinistramente evocativi come Spectrum o Commodore 64, solo che molti si  sono accorti appena in tempo che esiste un mondo al di fuori dello schermo, altri forse no. E così, questa bit generation, in senso lato, pensa che click, post, tag e selfie siano il mondo reale. Ma c’è una fetta di elettorato della quale nessuno sembrava più occuparsi, almeno fino a ieri. Berlusconi lo ha sempre detto: bisogna puntare sugli indecisi, su quelli che non vanno a votare, su quanti, insomma, un computer forse nemmeno ce l’hanno o, se lo hanno, non lo usano per partecipare alla vita democratica o a quel che ne resta. C’è un grande bisogno di tornare all’antico. E’ questo il concetto che stiamo cercando di portare avanti da qualche tempo anche da queste colonne. Bisogna ritornare ai partiti radicati sul territorio e smetterla di votare per un leader nazionale che, al massimo, nomina un gruppo di scagnozzi qua e là sul territorio facendoli chiamare “eletti”. Nemmeno negli Stati Uniti, dove il presidenzialismo esiste da sempre, si arriva ad un livello tale di concentrazione mediatica. Trump ha vinto non perché sia più bravo degli altri o perché abbia un programma migliore. Ha vinto perché ha visitato l’America profonda, quella che lavora e per la quale, pagare le tasse, fa la differenza fra mangiare e non. Mentre la Clinton frequentava i salotti televisivi, Trump andava a piedi nelle fattorie dove si allevano i maiali, a parlare con quella parte di elettorato che fa la differenza in termini numerici, quei famosi indecisi che in Italia sono orfani, sedotti e abbandonati da una classe dirigente che si fa vedere in TV ma diserta le piazze. Questo Berlusconi l’ha capito, forse, e mentre Renzi parla sempre e solo di Grillo, l’ex cavaliere continua in quella cosa che gli è sempre riuscita meglio, fosse solo perché è una deformazione professionale e, cioè, mediare. Se ci avete fatto caso, Salvini è molto più possibilista di qualche mese fa circa l’alleanza con Forza Italia e la sua personale candidatura a Palazzo Chigi non è più una pregiudiziale della trattativa. La Meloni pure sembra eclissata, ma forse più saggiamente ha capito che per adesso è meglio lasciare Renzi a logorarsi nella lotta con Grillo e Grillo nella lotta con Renzi. E mentre questi due, che si sentono gli unici protagonisti della scena, continuano in questa guerra di guerriglia, per dirla con Che Guevara, Berlusconi sta ricostruendo proprio quella politica delle alleanze e dei territori che può essere la chiave di volta dell’ennesima vittoria di Silvio o, almeno, di una sua sconfitta onorevole e non di una disfatta definitiva.

Nel giorno di Pasqua è mancato Gianni Boncompagni, il grande riformatore della TV. Una delle sue intuizioni era quella di non fare mai quello che facevano gli altri. Le trasmissioni televisive dovevano essere diverse dai format un po’ bacchettoni che gli altri si scopiazzavano l’un l’altro. E con questa intuizione, Boncompagni è riuscito a creare eventi televisivi di successo, anche se non sempre necessariamente di qualità. Berlusconi evidentemente lo sa e sta adottando la stessa regola. Quando scese in campo, stravolse le regole della politica di prima, fatta di uomini imbalsamati che parlavano un linguaggio da iniziati. E’ sceso in campo di persona, ha parlato un linguaggio semplice adatto a tutti, ha sorriso, ha messo il maglioncino blu, ha fatto vedere casa sua, i suoi figli, i suoi cani, tutto. Oggi che tutti fanno così, lui sta tornando invece ad una visione più tradizionale della politica, più aulica, più rassicurante, che poi è quello che vuole la maggior parte delle persone. Insomma la sua regola è non seguire le mode, nemmeno quelle lanciate in passato da lui stesso. E mentre Renzi e Grillo si accapigliano su chi è più bravo, su chi è più onesto, su chi è limpido, il centrodestra risale inesorabilmente nei sondaggi fino ad arrivare, secondo i dati di questi giorni, ad essere la coalizione più forte del Paese.

Parafrasando un vecchio detto, potremmo dire che, fra i due litiganti, il terzo vince.

Renzi lo capirà? Forse no, a impedirgli la vista c’è quel mastodonte che è il suo ego smisurato.

lwzws