Figli della lupa di Cosimo Recupero

Figli della lupa di Cosimo Recupero

Il breve tour elettorale di Matteo Salvini fra Sicilia e Calabria si è appena concluso ma, come abbiamo avuto modo di scrivere, non è stato esattamente un vero successo. Il bagno di folla c’è stato senz’altro, ma la folla era prevalentemente contro di lui e, forse ancor di più, contro quei dirigenti locali del Carroccio che, folgorati sulla Via di Damasco, anzi, di Pontida, sono adesso considerati più traditori della terra del sud che salvatori.

Insomma, una bella grana per il leader leghista che, da qualche tempo, sembra aver inanellato una serie di errori e di manrovesci che la metà bastava.

Le fulminee visite di Salvini hanno comunque acceso il dibattito anche all’interno della sinistra di cui molti esponenti, più o meno eminenti, contestano la partecipazione alla protesta, per diversi motivi. Vuoi perché tutta quella gente avrebbe potuto far sembrare la folla presente tutta a favore del senatore (cosa che non è stata, perché in foto le urla non si sentono, ma nei video sì); vuoi perché urlare, fischiare ed inalberare striscioni e cartelli poteva diventare un boomerang, dando ai leghisti l’opportunità di dire che a sinistra non si riconosceva all’avversario libertà di parola. Per questi argomenti ed altri più o meno ragionevoli, quindi, molti esponenti della sinistra hanno ritenuto di dover dire che sarebbe stato meglio evitare di scendere in piazza ed anzi restare indifferenti.

Sinceramente, non siamo d’accordo. Parlare più forte di Salvini e sommergere la sua voce con urla e fischi è esercizio di parola tanto quanto quello del senatore. Ma detta così, si potrebbe obiettare che ad ogni comizio dell’avversario, impedirgli di parlare, è legittimo. E di questo passo, nessuno avrebbe più il diritto di dire la sua e la Costituzione, i cui principi si vorrebbe preservare, ne uscirebbe calpestata.

E allora come se ne esce? Semplice. Basta guardare al passato. Barcellona Pozzo di Gotto, da cui scriviamo, ma vale per tutte le piazze, è stata sempre una città tollerante, dove il dibattito democratico si è svolto sempre con durezza, ma civilmente. Avendo partecipato direttamente alle primarie del centrosinistra nel 2012, ricordo sempre con grande piacere come l’allora sindaco di centrodestra, Candeloro Nania, mise a disposizione alcune scuole e alcune cabine elettorali perché la competizione elettorale tutta interna al centrosinistra si svolgesse al meglio. E come dimenticare i diversi comizi di Giorgia Meloni tenutisi nella nostra città in maniera assolutamente regolare e pacifica?!?

Ma una cosa è Candeloro Nania o la maggior parte degli esponenti politici di centrosinistra e di centrodestra in città, un’altra cosa è la pretesa di un gruppuscolo di persone al seguito di un leader nazionale che, antimeridionalista per decenni, ha tralasciato questi argomenti per mero calcolo elettorale.

Salvini non è venuto in Sicilia per manifestare le proprie idee (ammesso che ne abbia). Ci è venuto per seminare odio, per spaccare la popolazione, per rilanciare le sue parole d’ordine fatte di razzismo, fascismo, lotta fratricida.

Salvini è quello del “molti nemici molto onore”. E’ quello che invoca il rispetto della Costituzione ma, da ministro in carica, pretendeva per sé personalmente “pieni poteri”. Chiedeva cioè la sostanziale sospensione della Costituzione per accentrare nella sua persona, nemmeno in un governo di cui avrebbe voluto essere la guida, poteri che andassero oltre quelli che la Carta Fondamentale attribuisce alle istituzioni dello Stato.

E’ ridicolo, se non patetico, dunque, che si invochi il rispetto della Costituzione da parte di chi considera quella Costituzione un inutile orpello, un intralcio ad un potere personale ed illimitato per fare poi non si sa bene cosa.

Salvini non è venuto a parlare, perché avrebbe avuto in cambio il silenzio. E’ venuto a cercare lo scontro, ed ha avuto in cambio esattamente quello.

Non abbiamo bisogno di uomini della Provvidenza anche perché, nella sua infinita sapienza, la Provvidenza non sceglierebbe Salvini per fare quel che serve.

E non ci serve nemmeno l’indifferenza degli altri. Perché se gli italiani fossero rimasti indifferenti al fascismo, oggi i nostri bambini sarebbero ancora figli della lupa.

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