FEMMINICIDIO di Antonino Leondari   

FEMMINICIDIO : un tema di drammatica attualità    

Quando in un rapporto d’unione, breve o lungo che sia, tra due persone “estranee”, non più retto sulla reciproca fedeltà e tolleranza, vengono a mancare la fiducia, il rispetto e la stima e con essi la confidenza e la complicità, il rapporto è “muto”, destinato a cessare.

E la non accettazione della cessazione del rapporto da parte di uno dei due, è motivo scatenante della conflittualità / aggressività, che vede il più fragile psicologicamente sopraffare, con violenza, il suo antagonista.

La perniciosa gelosia, l’irrazionale senso del possesso, il complesso di inferiorità per l’incolmabile differenza di educazione ed istruzione, l’incompatibilità di carattere, la scemata o nauseata attrazione fisica ed il malato senso dell’onore sono le cause scatenanti delle violenze fisiche.

L’ira, “se furor breve”, ci può stare, siamo umani………; ma se l’ira permane e per di più è alimentata da un persistente logorio psicologico, tanto da sfociare in ossessione compulsiva, allora diventa patologica “che il suo possessor spesso a vergogna, e talor mena a morte” (Petrarca).

E dico anche dell’infatuazione, quando questa, non potendo raggiungere il suo scopo, diventa ossessione fatale, e come tale, violenta ed aggressiva, sprigionando nell’infatuato quell’istinto predatorio tipico della bestia.

Ciò è un problema prettamente culturale, oltre che sociale.

Si sa che la cultura ha un passo lento e lungo è il suo percorso, ed allora, come iniziativa culturale, ben vengano tutte queste manifestazioni di indignazione collettiva e di sensibilizzazione, ma questo esecrabile delitto, purtroppo, certamente non cesserà, almeno nell’immediato.

Alle attuali utilissime misure di sostegno alle vittime, come il progetto Zeus, la stanza d’ascolto, il progetto europeo ENABLE, accolto e condiviso dal CIPM (centro italiano di promozione e mediazione), il CAM (centro d’ascolto maltrattamenti), a quelle di prevenzione, come il componimento dei privati dissidi; l’ammonimento del Questore, l‘invito alla frequentazione di un percorso psicologico, etc. etc., e a quelle dei numerosi specifici provvedimenti legislativi, (dalla legge n. 66 del 1996 alla legge 69 del 2019 codice rosso);

suggerisco le seguenti proposte che abbisognano dell’autorevole valutazione da parte di competenti professionisti.  

1 – istituzionalizzare, come strumento giuridico, quello che definiamo “anonimato giudiziale” (come incidente probatorio) da parte di chiunque abbia sentore o prova di maltrattamenti;

2 –   trasferimento (allontanamento) obbligatorio della sede lavorativa;

3 – arresti domiciliari in caso di non ottemperanza alle disposizioni delle Autorità di polizia;

e soprattutto

4 – Tra le “misure amministrative di sicurezza” del codice penale (ex titolo VIII cap. I sez. II), prevedere, nei casi di assoluta pericolosità o gravità, anche un provvedimento che imponga al soggetto un “trattamento psicologico obbligatorio” – TPO – ,  da definirne le modalità ed i tempi.

Ed infine, come ho detto, poiché il fenomeno è problema culturale, l’atto di prevenzione di maggior efficacia è l’educazione; educazione ai diritti e ai doveri, alla vita, alla libertà e al rispetto di sé stessi e del prossimo.   

5 – introdurre, quindi, strutturalmente, nell’ambito della scuola, figure professionali di giuristi e psicologi che potrebbero rendere efficace l’insegnamento dell’educazione civica, ex legge n.92/19, prevedendo il “capitolo”, oltre che sui valori universali della democrazia e sui principi etici e sociali, anche quello sulla natura della specie umana, espressione di istinto e ragione, (uomo/donna, maschio/femmina), e sulla “eterogeneità” dei caratteri e delle culture.

Conoscere la “natura umana” aiuta a conoscere noi stessi.

Questi suggerimenti, queste proposte, se  presi in seria considerazione da un’associazione di volontariato, voce della “società civile”, potrebbero aver un di più, ed il di più potrebbe essere rappresentato dalla formulazione di un documento propositivo, come atto collaborativo per le politiche sociali, da sottoporlo all’esame del legislatore.

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