Europee al femminile con epicentro a Barcellona

Europee al femminile con epicentro a Barcellona

 Europee al femminile con epicentro a Barcellona di Giovanni Frazzica

Le elezioni europee del 2019 saranno ricordate per la grande presenza di donne in lista con conseguente spostamento di certi equilibri. Ed anche questo passaggio, che certamente poteva essere gestito con criteri di più efficace razionalità, finirà con l’avere ripercussioni in provincia di Messina che, pur non avendo in teoria nessun cavallo vincente in gara, potrebbe essere determinante per l’esito di liste e singoli candidati. Il Pd candida due donne della Sicilia occidentale, l’uscente Caterina Chinnici e l’architetto Mila Spicola, ma non inserisce in lista la senatrice Valeria Sudano, vera potenza e elettorale insieme al compagno Luca Sammartino (32mila voti alle ultime regionali), che, tra l’altro, avrebbe scatenato l’impegno elettorale massimo di Beppe Picciolo, leader di Sicilia Futura, attualmente primo dei non eletti al Senato. Quindi mentre per quella messinese rimane una piazza libera in cui può penetrare facilmente Michela Giuffrida, la Lega di Carmelo Lo Monte ha trovato in Daniela Bruno, figura non nuova del panorama politico locale, la candidata ideale. Ed anche Fratelli d’Italia, dopo diversi tentativi non andati a buon fine, ha trovato nella consigliera di quartiere Maria Fernanda Gervasi, la persona più adatta per partecipare alle elezioni europee. E’ chiaro che queste donne non lasceranno campo completamente libero a Dafne Musolino, assessore al Comune di Messina, nella lista di FI per volere del sindaco De Luca che, sulla sua figura, sta facendo una sorta di test sulla sua popolarità, recandosi non solo nei 108 comuni della provincia messinese, ma anche in Sardegna, nel tentativo di aprire nuovi canali che, se non saranno utili per il breve periodo, potranno essere utili in futuro. Più profonde sarebbero state invece le ripercussioni di una eventuale candidatura di Stefania Prestigiacomo, di cui si era vociferato, che avrebbe mobilitato l’on. Santi Formica, la cui figlia è prima dei non eletti alla Camera dei deputati. In ogni caso, dopo l’appannamento dell’azione politica di Francantonio Genovese, ormai è Barcellona l’epicentro della politica messinese. Non a caso proprio in pieno clima elettorale al teatro Mandanici di Barcellona si è svolto il confronto politico sul tema della contrapposizione tra Europeisti e Sovranisti organizzato all’associazione Aria Nuova e da FI. L’intento ufficiale era di mettere a confronto le tesi di chi è favorevole all’Unione Europea con coloro che invece la vedono come un freno alla crescita economica e sociale dei singoli Stati che la compongono, in realtà era l’occasione per l’emergente on. Tommaso Calderone di manifestare la sua accumulata potenza. Sul palco le posizioni contrapposte del filosofo Diego Fusaro, anima dell’associazione “Interesse nazionale”, e l’on. Gianfranco Miccichè, Presidente dell’ARS e leader di FI Sicilia. A moderare l’incontro lo stesso Tommaso Calderone, e l’avv. Giuseppe Sottile, ex An. Notevole tra il pubblico la presenza di deputati e senatori siciliani di FI. Individuati tra gli altri Riccardo Savona, Matilde Siracusano, Stefania Prestigiacomo, Renata Polverini, Francesco Scoma, Nino Minardo, Francesco Cannizzaro, Urania Papatheu, Riccardo Gallo, Roberto Occhiuto, Nino Germanà, il Capogruppo all’Ars, Giuseppe Milazzo, gli Assessori Edy Bandiera (Agricoltura) e Bernardette Grasso (EE.LL.). Erano inoltre presenti i sindaci di circa 40 comuni della provincia di Messina, ma anche assessori e consiglieri comunali e non è un modo di dire che c’era il pubblico delle grandi occasioni, perché il teatro era così pieno che i Vigili del Fuoco hanno dovuto limitare, per motivi di sicurezza, l’afflusso di altri partecipanti. Oltre mille persone hanno comunque fatto da cornice ad un evento che avrebbe potuto avere, a detta di molti osservatori, caratteristiche differenti. Sul palco i due protagonisti presentati da un videoclip. Gianfranco Miccichè, 65 anni, pupillo di Berlusconi, responsabile di Publitalia prima, di FI Sicilia dopo, più volte Sottosegretario, Viceministro e Ministro, già Presidente dell’Ars, ruolo che ricopre attualmente, per la seconda volta e Diego Fusaro, 35 anni, saggista, filosofo, opinionista su giornali e tv nazionali, teorizzatore del neo “turbocapitalismo”. Un palermitano sanguigno, un torinese dall’abile e forbito eloquio, le scintille erano prevedibili e vi sono state a più riprese, e soprattutto nel finale. Tuttavia forse non c’era sufficiente equilibrio tra il calibro dei due personaggi, tant’è che la serata si è chiusa anticipatamente, anche perché Miccichè, piuttosto innervosito, si è accapigliato con il pubblico grillino che, a tratti, ha fatto un tifo da stadio, con urla, fischi e creando un’atmosfera che nel finale è stata eccessivamente accesa. Miccichè ha strenuamente difeso la Sicilia, scagliandosi principalmente contro la Lega e Salvini, ma anche contro i Cinquestelle, mentre Fusaro ha sostenuto le tesi sovraniste, arrivando addirittura a teorizzare che il nostro Paese dovrebbe uscire dall’Europa, dalla Nato, dall’Euro ed allearsi con Putin. Il Presidente dell’Ars non ci ha visto più dagli occhi e la sua spartana reazione (queste sono cazzate!) è stata sottolineata da sonori fischi di parte del pubblico, mentre l’On. Calderone con pacatezza professionale cercava di riportare un clima di normalità sul palco. Altri temi emersi in discussione sono stati la TAV, per la quale Fusaro si è dichiarato contrario e le grandi opere al Sud, soprattutto il Ponte sullo Stretto, sul quale il filosofo ha detto che devono essere i siciliani ed i calabresi a decidere. Il professore ha poi posto una domanda a Miccichè ed a Forza Italia: “Perché oggi difendete chi ha contribuito a farvi fuori?” con chiaro riferimento al fatto che il partito di Silvio Berlusconi è fra gli Europeisti convinti, quelli che contribuirono a far cadere il Governo che poi aprì la strada a Mario Monti.  Mancano ancora una quarantina di giorni al voto, ma come si può ben vedere, il clima è già surriscaldato e Barcellona, sede di ben tre deputati regionali, sarà l’osservatorio privilegiato da cui monitorare le dinamiche politiche dei prossimi mesi.

  • tratto dal settimanale I VESPRI

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