En Retromarche di Cosimo Recupero
La settimana scorsa si sono svolte in Francia le elezioni amministrative per il rinnovo di diverse amministrazioni locali di importanti città, fra le quali Parigi.
Considerato che la Francia ha più o meno gli abitanti dell’Italia ma 59.000 comuni contro gli 8.500 del Bel Paese, il test elettorale di alcune grandi città, come la Capitale, ha un valore molto significativo nella valutazione dell’azione del governo centrale.
E il voto non ha sorriso al Presidente in carica, Emmanuel Macron, ed alla sua formazione politica, En Marche (che peraltro ha anche le sue stesse iniziali), che ha registrato un clamoroso calo, dopo il successo travolgente alle elezioni politiche del 2017.
Parigi è già stata il trampolino di lancio verso l’Eliseo ed anche la carica di Primo Ministro lo è stata. Chirac, per esempio, le ricoprì entrambe.
E quindi, la schiacciante vittoria della Hidalgo, riconfermata sindaco della capitale francese per altri sei anni e le rinuncia di Philippe, primo ministro fino a qualche giorno fa, prima di essere rieletto sindaco di Le Havre, cittadina di circa 180.000 abitanti, possono essere un campanello di allarme per l’inquilino dell’Eliseo. I due potrebbero accarezzare, fra due anni, il sogno di scalzare Macron dall’Eliseo. Non è infatti passata inosservata la svolta ecologica del Presidente Macron, il quale ha annunciato una nuova squadra ed un nuovo programma per i prossimi anni di mandato presidenziale. C’era stato in Francia chi aveva addirittura parlato di dimissioni del presidente, ma per il momento la strategia è stata quella di una radicale inversione di rotta. Che se sui contenuti può essere apprezzabile, sulle persone rischia di essere un boomerang. Infatti Macron ha scelto per la carica di Primo Ministro Jean Castex, un superburocrate chiamato in passato a risolvere le questioni più scottanti. Una sorta di Cottarelli o Bertolaso in salsa francese. Scelta ottima, sul piano delle qualità personali, ma sbagliata sul piano della politica. Perché se Castex è, come è, un burocrate, probabilmente non ha quella sensibilità e quelle relazioni politiche che servono ad un uomo di Stato per districarsi nei meandri stretti della politica. In altre parole, probabilmente Macron ha capito la lezione solo a metà e si è affidato ai soliti uomini soli al comando, probabilmente condannando la Francia non a riprendere la marcia, ma ad avviarsi ad un clamoroso percorso (perdonate il francese maccheronico) en retromarche.
