E vissero felici e potenti di Cosimo Recupero

E vissero felici e potenti di Cosimo Recupero

L’attacco di Hamas ad Israele è una operazione scellerata sotto tutti i punti di vista.

Centinaia di morti e feriti in un solo giorno di combattimenti. Distruzione di strutture civili.

Ostaggi catturati non solo fra i militari, ma anche tra i civili, in violazione di ogni diritto internazionale.

Tutto ciò è da condannare, senza ombra di dubbio. Ed infatti la condanna è arrivata puntuale da parte di quasi tutte le cancellerie mondiali.

Le uniche che si sono astenute sono quelle che, da un conflitto mediorientale combattuto con tutti i mezzi, hanno solo da guadagnarci: Iran e Russia in testa.

L’Iran ha da guadagnarci perché così può far crescere la tensione col suo nemico di sempre appaltando però il conflitto vero e proprio ad altri.

La Russia ha invece interesse perché un conflitto che metta a repentaglio la sicurezza di Israele può distogliere l’attenzione dalla sua “operazione militare speciale” in Ucraina e può anzi diventare merce di scambio proprio con quanti, in questo momento, sostengono Kiev. In altre parole, Putin potrebbe decidere di allentare il sostegno ad Hamas in cambio di una riduzione della pressione internazionale su Mosca.

Fantapolitica? Forse. Ma sicuramente uno scenario verosimile.

Tuttavia non è con i messaggi di condanna dei governi che si spegne il focolaio mediorientale. Per poter trovare una via d’uscita alla questione bisogna capire perché Hamas ha deciso di giocare il tutto per tutto con questa folle operazione.

Qui le cose sono due: o l’ala militare di Hamas pensa di poter contare su aiuti militari robusti e costanti da parte dei pochi potenziali alleati, oppure i dirigenti di questa organizzazione hanno capito che era arrivata l’ora di giocarsi l’ultima carta, considerato che ormai la Palestina è ridotta ad un lumicino a cui resta solo un’ultima chance. Una sorta di attacco kamikaze di massa dal quale, tuttavia, nessuno ne uscirebbe vivo. E considerato che in quella concezione dell’Islam il martirio coincide con le bombe umane questa sarebbe una ipotesi non del tutto remota.

Ma oltre a questo c’è anche un altro dato che va considerato. Fino alla caduta del muro di Berlino in giro per il mondo, specie in Europa, c’erano diversi governi che sostenevano la causa palestinese. Primo fra tutti quello italiano. Dopo il crollo dell’impero sovietico, invece, i neoliberisti al soldo di Israele hanno avuto mano libera e così anche la causa palestinese è stata inghiottita nel buco nero della volontà di Tel Aviv di prendersi tutto.

In questo scenario privo del tutto di vie d’uscita politiche tutte le anime moderate della galassia palestinese si sono ritrovate senza appoggi internazionali e quindi indebolite all’interno. Oltre a non avere finanziamenti da parte di governi o forze politiche amiche, così come avveniva quando quelle che in Italia si chiamavano tangenti ma altro non erano che forme di sostegno a quella, come ad altre cause libertarie in giro per il mondo.

A questo aggiungeremmo anche qualche altra breve considerazione. Israele ha uno degli eserciti più potenti del mondo ed una intelligence in grado di fare e disfare governi un po’ dappertutto. Eppure non si è accorto di un gruppo di guerriglieri che, magari a dorso di cammello, passavano confini blindati o valichi quasi impenetrabili come quello di Erez. Strano, vero? Non ci sono prove che sia così, ma è più che fondato il sospetto che questo attacco sia stato, se non organizzato, quantomeno incassato da Israele per potersi dare un pretesto valido per compiere l’ultimo atto di una azione persistente e martellante di schiacciamento del popolo palestinese. Magari, dopo una breve guerra che Israele non può non vincere, si chiuderà per sempre la storia del popolo palestinese. E così Tel Aviv, che trasferirebbe i suoi uffici a Gerusalemme, potrebbe davvero deporre per sempre le armi e dedicarsi anima e corpo alle nuove forme di colonialismo che non si fanno più con fucili e scarponi ma con banche e borse. Attività nelle quali loro sono i più bravi di tutti. Il tutto come in una favola nella quale, dopo tante tribolazioni, finalmente si può scrivere il finale: e vissero felici… e potenti.

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