Disarmiamo la parola e daremo un contrbuto a disarmare il mondo di Enzo Giunta
POLITICA Disarmiamo la parola e daremo un contrbuto a disarmare il mondo
articolo tratto dal periodico “FRATERNITÁ CON FRANCESCO”
Nella nostra democrazia ancora si delegittima l’evversario. È noto che nel periodo antecedente le elezioni la dialettica e la polemica politica sono caratterizzate da toni forti e talora anche aspri. Peraltro, è divenuta ormai prassi, anche se non appare giustificabile, che talvolta si trascenda, coinvolgendo profili personali che, invece, dovrebbero essere lasciati fuori. Tutto ciò, se fisiologico, o ritenuto tale, dai sostenitori o “tifosi” di questo o di quel candidato o delle varie tesi politiche, appare certamente ingiustificato nei rappresentanti dei partiti, specie se rivestono (o hanno rivestito) cariche istituzionali. Questi ultimi, ovviamente, si assumono una maggiore responsabilità nel fomentare livelli di tensione non utili alla collettività e certamente impropri per una democrazia compiuta, che dovrebbe essere caratterizzata da un rapporto anzitutto etico, prima ancora che di potere. Valori come libertà, giustizia, uguaglianza, solidarietà, legalità, a parole sono patrimonio di tutti ma, in concreto, emergono, troppo spesso, divergenze e contrapposizioni ingiustificate.
Ciò è derivato anche dalla incapacità, largamente diffusa, di cogliere con rispetto l’alternanza democratica al governo del Paese o degli altri enti territoriali, senza dover per questo delegittimare l’avversario o peggio negarne, per principio, la capacità di governo. E proprio questo atteggiamento, volto alla delegittimazione dell’avversario, rivela, purtroppo, la immaturità del nostro sistema politico e democratico. La compiutezza di un sistema democratico è anche nella capacità di riconoscere reciprocamente le buone ragioni delle parti che si contendono il potere e che si alternano al governo per realizzare i propri progetti, attuando in tal modo la volontà dell’elettorato. Di contro, la democrazia sarà sempre incompiuta se le due parti continueranno a interpretare il loro ruolo nel senso di delegittimare l’avversario, non riconoscendo il risultato elettorale quale frutto della dialettica democratica e l’espressione della sovranità del popolo. Per raggiungere questo obiettivo di democrazia è tuttavia necessario che le parti in causa condividano due concetti fondamentali: il rispetto della persona, del ruolo del concorrente politico e il dialogo per promuovere il “vivere-insieme”, nello spirito di apertura e di collaborazione.
Il dialogo, come ebbe a dire Papa Giovanni Paolo II, deve diventare un atteggiamento di popolo “nella vita quotidiana, nel lavoro e nella vita della città”. Senza la pretesa di avere individuato la soluzione dei mali della democrazia tutti, ciascuno nel proprio ruolo, possono, anzi debbono, avviare il dialogo, rispettandosi a vicenda e riconoscendo, anzi agevolando, la funzione che ciascuno ricopre. A tal fine, la maggioranza deve garantire alla minoranza l’esercizio pieno del suo diritto-dovere di controllo e di critica, purché siano sereni e costruttivi, e la minoranza dovrà contribuire all’esercizio, da parte delle Istituzioni, delle potestà e delle competenze previste dalle leggi. Conseguire questi obiettivi non è difficile. Lo ha spiegato recentemente Papa Leone XIV, invitando tutti a “disarmare le parole per contribuire a disarmare la Terra”. Il Pontefice ha espresso questo concetto in modo efficace rivolgendosi, in particolare ai giornalisti, auspicando che la comunicazione sia “disarmata da ogni pregiudizio, rancore, fanatismo e odio”, “purificandola dall’aggressività”. L’auspicio è che l’invito sia raccolto e messo in pratica a tutti i livelli e in tutte le occasioni. Ciascuno di noi può farlo, cominciando dai frequentatori dei social, paravento dietro il quale spesso si nascondono persone che, nelle relazioni dirette, sono meno aggressive, anzi non lo sono affatto. Continuando con coloro i quali utilizzano l’arma della parola con malizia, per seminare discordia, malumori, liti, incomprensioni, lasciandosi alle spalle non un campo rigoglioso e profumato ma un deserto brullo, arido e inquinato. Disarmiamo il linguaggio e contribuiremo a disarmare il mondo.
ENZO GIUNTA
Già sindaco di Termini Imerese per due mandati. Laureato in Giurisprudenza. Dipendente della Cassa di Risparmio, dove ha ricoperto importanti incarichi direttivi. Ha maturato diversificate esperienze in campo politico, sociale e amministrativo. Cultore di storia locale, è autore di numerose pubblicazioni. e collabora con associazioni culturali e istituzioni scolastiche e religiose. È autore di numerose pubblicazioni
