Dio salvi il Presidente di Cosimo Recupero
Cinque anni, proprio qui su Mondonuovo, uscì un articolo dal titolo “La rivoluzione gentile”.
Mattarella era stato eletto da appena due anni, e noi scrivemmo che il Presidente della Repubblica stava realizzando una rivoluzione gentile, appunto, ma ferma. Una rivoluzione che in realtà aveva lo scopo non tanto di distruggere il presente per avventurarsi in un futuro sconosciuto, quanto piuttosto riportare indietro le lancette dell’orologio e provare a ricostruire un tessuto politico che il leaderismo di Berlusconi, Renzi e Grillo aveva definitivamente distrutto, aiutato da un sistema elettorale maggioritario e con liste bloccate che in pratica toglieva e toglie ai cittadini il diritto e, permetteteci, anche lo sfizio di decidere destini personali di questo o quel deputato o senatore.
Sono passati cinque anni da quando scrivemmo queste cose e apparentemente sembra non essere cambiato niente, nemmeno lo stesso Capo dello Stato. E invece no. Mattarella è sì uomo compassato ma allo stesso tempo lucido e fermo e sa benissimo che le rivoluzioni, quelle che durano, non si fanno urlando nelle piazze come fanno certi comici prestati alla politica, ma con la freddezza di uno scaltro giocatore di scacchi.
E che quel disegno del rieletto Presidente della Repubblica sia tuttora in atto ce lo conferma il discorso che lo stesso Mattarella ha tenuto oggi di fronte al Parlamento riunito in seduta comune per la cerimonia di giuramento.
Come abbiamo detto altrove il Capo dello Stato ha accettato la rielezione perché si è reso conto che in trent’anni i nuovi eroi della seconda repubblica non sono stati capaci di produrre un personaggio, dico, uno soltanto capace di arrivare alla più alta carica dello Stato. Forte di questa sua consapevolezza Mattarella ha capito che era questo il momento adatto per affondare il coltello nelle carni di una politica molliccia, imbelle, impreparata.
Mattarella sa benissimo che da Presidente ha poche occasioni per entrare sulla scena. Può farlo solo quando rinvia una legge alle camere perché ravvisa profili di incostituzionalità (art.74) e quando vuole inviare messaggi alle camere che, comunque, devono essere controfirmati dal Presidente del Consiglio, proprio per escludere un eventuale ingresso del Quirinale sul merito politico del dibattito parlamentare (art.87).
Questo principio è tanto vero che il Capo dello Stato in carica non mette mai piede, per prassi, nelle aule parlamentari se non in occasione del giuramento, come è avvenuto oggi, o per manifestazioni che niente hanno a che vedere con le lotte politiche, come il concerto di Capodanno.
E così oggi Sergio Mattarella ha approfittato della tribuna che gli era concessa dall’occasione istituzionale per sferzare quanti, in questi anni, hanno prodotto una vera e propria torsione del dettato costituzionale o che stanno tentando di farlo con metodi più o meno palesi. Ha tirato le orecchie, per esempio, al capo del governo Draghi, facendogli capire che non può considerare il parlamento una sorta di segreteria personale che deve limitarsi mettere il bollino sulle decisioni prese dal premier in beata solitudine.
Ha tirato le orecchie anche ai partiti, invitandoli ad adottare modelli organizzativi utili per rendere più inclusiva la propria vita interna, riducendo così quella distanza fra loro e gli elettori.
Ma ha lanciato un chiaro segnale anche alla magistratura che è entrata troppe volte a gamba tesa nell’agone politico, pretendendo di assumere una funzione moralizzatrice della vita politica sempre e ovunque, lasciando serpeggiare l’idea che la politica sia una cosa sporca per natura.
Insomma, Mattarella ha dimostrato di essere la persona giusta per quel ruolo. E poco o niente vale il tentativo della Meloni di sminuirne la figura, non facendo alzare i suoi parlamentari a fine discorso. Con tale gesto, Giorgia Meloni e quanti le stanno appresso hanno dimostrato uno scarsissimo senso delle istituzioni democratiche insieme ad una cafonaggine rabbrividente. E se pensava di fare una cosa intelligente si sbagliava di grosso.
E’ per questo che noi, come fanno gli inglesi con la Regina, invochiamo sul Capo dello Stato ogni benedizione e diciamo “Dio salvi il Presidente”.
