Dichiarata inammissibile la class action dei No Ponte

Dichiarata inammissibile la class action dei No Ponte

Eì stata dichiarata inammissibile dal Tribunale delle imprese di Roma la class action inibitoria collettiva che i 104 del No Ponte avevano avanzato contro la società la Stretto di Messina per cercare di bloccare la realizzazione del Ponte sullo Stretto.

I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese di giudizio in favore della società Stretto di Messina nella misura di 240.000 euro oltre gli oneri di legge.

La sconfitta dei No Ponte è pesantissima e rappresenta anche un monito nei confronti di chi per ragioni sostanzialmente ideologiche intende bloccare la realizzazione di opere pubbliche di interesse collettivo. I ricorrenti chiedevano di accertare “la responsabilità della società per la violazione del dovere di diligenza, correttezza e buona fede” proseguendo nell’attività per la realizzazione del ponte sullo Stretto, nonostante l’opera non avesse alcun interesse strategico e non fosse fattibile sotto i profili ambientali, strutturali ed economici e avevano chiesto “la cessazione immediata da parte della società Stretto di Messina … di ogni attività tendente all’approvazione del progetto definitivo ed esecutivo” evocando il “danno ingiusto” determinato al territorio interessato.

A favore della realizzazione del Ponte, 140 cittadini, in gran parte residenti nei comuni di Messina e Reggio Calabria, avevano invece depositato un intervento volontario per contrastare l’iniziativa giudiziaria della ‘class action’”.

Per l’Amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci si tratta di “un importante risultato. Sin dall’inizio eravamo fiduciosi sull’esito, avendo rilevato i motivi dell’inammissibilità e con la consapevolezza che l’obiettivo dei ricorrenti fosse unicamente quello di rallentare le procedure in corso e le prossime scadenze del progetto”.

La sentenza – continua Ciucci – ha rilevato motivazioni ‘del tutto evanescenti ed ipotetiche in assenza di alcun effettivo danno ambientale’, mancando perfino le prove di residenza dei ricorrenti nei luoghi di costruzione del ponte.”

“Ci tengo a sottolineare – ha concluso Ciucci – che abbiamo sempre cercato e privilegiato il dialogo con il Territorio nell’obiettivo individuare le migliori forme di collaborazione affinché la realizzazione dell’Opera rappresenti un valore condiviso e questo continua ad essere il nostro modo di operare”.

Proseguono quindi le attività per la realizzazione del Ponte con il completamento della progettazione e la pronuncia del Cipess previsti entro la fine del mese corrente.avevano avanzato contro la Società la “Stretto di Messina” al fine di bloccare la realizzazione del Ponte sullo Stretto.

In conseguenza i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese di giudizio in favore della società Stretto di Messina nella misura di 240.000 euro oltre gli oneri di legge.

La netta sconfitta dei No Ponte è pesantissima ed è anche un monito nei confronti di chi, per ragioni sostanzialmente ideologiche, intende bloccare la realizzazione di opere pubbliche di interesse collettivo.

L’udienza si era svolta l’8 di novembre, i ricorrenti chiedevano di accertare “la responsabilità della società per la violazione del dovere di diligenza, correttezza e buona fede” proseguendo nell’attività per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, nonostante l’opera non avesse alcun interesse strategico e non fosse fattibile sotto i profili ambientali, strutturali ed economici e avevano chiesto “la cessazione immediata da parte della società Stretto di Messina … di ogni attività tendente all’approvazione del progetto definitivo ed esecutivo” evocando il “danno ingiusto” determinato al territorio interessato. 140 cittadini, in gran parte residenti nei comuni di Messina e Reggio Calabria, avevano depositato un intervento per contrastare l’iniziativa giudiziaria della ‘class action’”. Per l’AD della Stretto di Messina, Pietro Ciucci si tratta di “un importante risultato. Sin dall’inizio eravamo fiduciosi sull’esito, avendo rilevato i motivi dell’inammissibilità e con la consapevolezza che l’obiettivo dei ricorrenti fosse unicamente quello di rallentare le procedure in corso e le prossime scadenze del progetto. Questa sentenza ha rilevato motivazioni ‘del tutto evanescenti ed ipotetiche in assenza di alcun effettivo danno ambientale’, mancando perfino le prove di residenza dei ricorrenti nei luoghi di costruzione del Ponte.” “Ci tengo a sottolineare – conclude Ciucci – che abbiamo sempre cercato e privilegiato il dialogo con il Territorio l’obiettivo individuare le migliori forme di collaborazione affinché la realizzazione dell’Opera rappresenti un valore condiviso e questo continua ad essere il nostro modo di operare”. La pronuncia del Cipess è prevista entro la fine di gennaio.

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