Diario al tempo del Covid 19 di Maurizio Ballistreri

Diario al tempo del Covid 19 di Maurizio Ballistreri

DIARIO AL TEMPO DEL CORONAVIRUS di Maurizio Ballistreri

Albert Camus – Il fermo in casa imposto dall’epidemia impone pensieri, riflessioni e libri. Tra quest’ultimi non poteva mancare la rilettura de “La peste” di Albert Camus. Lo scrittore e umanista francese nel suo romanzo evidenzia come un virus possa rimodulare anche antropologicamente le persone, che al di fuori della solitudine e nella moltitudine si ridefiniscono in un magmatico contagio. Così, nel prima nel durante e nel dopo di questi eventi, le società si ritrovano contaminate e cicatrizzate in una nuova identità.

Boris Johnson 1 – Ho guardato il viso del Primo Ministro inglese mentre, con amplob tipicamente british, ha affermato a proposito del Coronavirus “Molte famiglie perderanno i loro cari e non faremo nulla contro l’epidemia, aspettando che maturi l’immunità di gregge nella popolazione”. Un concetto darwiniano, rispolverato dalla medicina dell’800, circa la selezione della specie e l’abbandono dei più deboli e dei più poveri per salvare i ceti più abbienti. Mi sono subito chiesto cosa avrebbe pensato il pioniere della criminologia in Italia, Cesare Lombroso, di Johnson.

Boris Johnson 2 – E riflettendo sulle grevi dichiarazioni del Primo Ministro Inglese, ho pensato alla distanza siderale che intercorre con l’appello al popolo della Gran Bretagna dello statista Winston Churchill, lanciato contro il nazismo il 13 maggio 1940: “Quell’ora arriverà e il suo solenne rintocco proclamerà che la notte è finita e l’alba è arrivata”. Ma Johnson non è stato improvvido, ma ha espresso il punto di vista delle élites globaliste (alle quali appartiene Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea, già al vertice del Fondo Monetario Internazionale), che sostengono l’esigenza di ridurre la popolazione mondiale per risolvere i problemi delle società moderne. Siamo nel solco di Thomas Malthus, il prete anglicano inglese ed economista ultra liberista, che osservando la povertà delle masse urbanizzate inglesi della prima rivoluzione industriale, cenciose, malaticce, sfruttate, propose di abolire le timide leggi caritatevoli a favore dei poveri della prima parte del XIX secolo, contando che la natura avrebbe risolto da sé il problema.

Il potere, per quelli come Johnson, come acutamente analizzato da Michel Foucault, si è trasformato in biopotere, concreto dominio sulla vita fisica, corporale, adesso anche mentale, di ciascuno di noi, con l’esercizio di un controllo sempre più capillare e raffinato sulle nostre esistenze, come vorrebbe il Primo Ministro inglese dai capelli gialli alla Donald Trump (e non solo quelli!).

Sentimento nazionale – Gli italiani con la loro classe dirigente sono stati storicamente definiti come estranei al sentimento nazionale, per il loro individualismo e la carenza di etica pubblica. Ma in un momento così grave, come quello che sta vivendo il Popolo italiano, salve rare squallide eccezioni, esso si sta segnalando per la capacità di impegno, di reazione, di solidarietà. Scriveva Prezzolini nel 1904: “C’è un’Italia di fatti e un’Italia di parole; una d’azione, l’altra di dormiveglia e di chiacchiera”. Ebbene di fronte all’emergenza terribile del Covid 19 il nostro Popolo è quello dell’Italia dei fatti, che riscopre simbolicamente il Tricolore e l’Inno di Mameli, l’idea di Nazione e il ruolo dello Stato.

Lo Stato – E proprio nel dramma della pandemia, dopo le sbornie liberiste e mercatiste, si è riscoperta l’esigenza della presenza e del ruolo dello Stato, per governare i processi sociali ed economici e proteggere la Comunità nazionale. Negli anni della cosiddetta “Seconda Repubblica”, nata nel giugno 1992 sul Britannia, il panfilo di Sua Maestà la Regina d’Inghilterra, dove tecnocrati, banchieri e industriali decisero che attraverso una colossale operazione, interna ed internazionale, tirando le fila dei burattini di un complotto mediatico-giudiziario, si doveva smantellare lo Stato, si è dato il primato all’egemonia del mercato, ovviamente nella vulgata denunciata da Ernesto Rossi e dal “Mondo” di Pannunzio: “privatizzare i profitti, pubblicizzare le perdite”. Via dunque la sanità e la previdenza pubbliche, svendita delle partecipazioni statali, prevalenza delle speculazioni finanziarie sull’economia reale.

Oggi, sembra che si ritorni allo Stato, rappresentante dell’interesse generale.

Sovranità – E con lo Stato ritorna l’idea di sovranità. Non il sovranismo sinonimo di nazionalismo, come bene ha scritto il politologo Felice Panebianco, ma quella democratica, esercitata in nome e per il Popolo, scolpita nel comma 2 dell’art. 1 della nostra Costituzione. Il mainstream dominante, quello del mondialismo e dell’europeismo dell’austerity esce sconfitto in questo dramma nazionale, e ritorna il modello di una comunità che esprime poteri sovrani in grado di proteggerla di fronte alla violenza del capitalismo globale. L’idea di sovranità costituisce l’esigenza di recuperare un approccio integrale ed emancipativo alla politica nei confronti della stagione del suo asservimento al mercato ed ai poteri globali non democratici.

Nello Musumeci – Il Presidente della Regione siciliana ha chiesto l’intervento dell’Esercito nella nostra Isola, per fronteggiare l’emergenza. Qualcuno dirà che si tratta di un’idea autoritaria, ma, in realtà, si tratta di una misura già adottata da altri Paesi europei, primo fra tutti dal Governo democratico e di sinistra spagnolo, guidato dal leader socialista Pedro Sanchez. Una misura di buonsenso, in tempo di pace l’esercito deve svolgere anche funzioni di protezione civile e di ordine pubblico nelle situazioni straordinarie: non fu così con “L’operazione Vespri siciliani” nel 1992 dopo le stragi della mafia in Sicilia?  

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