De Luca non ha l’unanimità, ma non si dimette di Giovanni Frazzica

De Luca non ha l’unanimità, ma non si dimette di Giovanni Frazzica

Un De Luca così nervoso non si era mai visto, si arrabbia con chi ha appeso alla viglia del Consiglio comunale degli striscioni offensivi partendo dalla vicenda Messina Calcio e restituisce le accuse al mittente: “Non ho paura di certi personaggi che fanno i bulletti perché ritengono di avere gli attributi”. Entra in guerra anche con i tifosi più sfegatati: “Andate avanti per la vostra strada – dice – che io farò la mia. Continuando così lo stadio non credo che aprirà presto al pubblico. Certe pressioni e gestioni abusive finiranno anche allo stadio perché non consento più l’illecita autogestione. Dedico una bella pernacchia agli autori di questi striscioni”. Ad aggravare la tensione una storia di cronaca dolorosa avvenuta a Camaro San Paolo dove cede il soffitto di una baracca e si sfiora la tragedia. E’ partito infatti l’intonaco del soffitto di una baracca ed è caduto sfiorando due bambini che stavano guardando la tv. Per fortuna non era uno di quei tetti in amianto che ancora ricoprono diverse abitazioni fatiscenti e che ancora non sono stati ancora rimossi malgrado i numerosi annunci fatti dal sindaco. I vigili del fuoco hanno posto i sigilli alla baracca vivono nove persone per le quali ora si dovrà trovare un’altra abitazione. L’intera baraccopoli dovrebbe essere abbattuta subito dopo la consegna delle nuove 46 case a Camaro Sottomontagna, ma i nuovi alloggi non basteranno per tutti. La giunta De Luca, anche attraverso la nuova Agenzia per il risanamento, sta cercando abitazioni da acquistare per le famiglie baraccate in diversi punti della città. Sembra comunque che i tempi dello sbaraccamento, annunciati dal sindaco De Luca (entro il 31 dicembre non ci sarà più una baracca!), non potranno essere rispettati. Anche questo episodio ha fatto elevare la tensione. Poi finalmente ha inizio il Consiglio comunale, la seduta delicata sul “Salva – Messina” che si è interrotta per ben due volte. Prima per fare completare a De Luca la preparazione di un documento di premessa alla votazione dell’Aula e, subito dopo, per la sua pregiudiziale verso i parenti impiegati nelle Cooperative dei servizi sociali fino al quarto grado ed affini facenti parte dello stesso Civico Consesso. A questo punto piomba il gelo tra i 32 Consiglieri ed il Sindaco. In pratica De Luca vorrebbe fuori dall’Aula qualunque Consigliere o funzionario comunale che abbia legami di parentela con le Partecipate ed in particolare nell’ambito dei Servizi Sociali, sui quali ci sarà una specifica di tagli alla cooperativa “Genesi”. Questa cosiddetta “specifica” riguarda un’indagine avviata dall’Amministrazione proprio sulla Genesi che andrà a toccare tutti i soggetti collaterali della Cooperativa che detiene l’85% degli appalti nel Terzo Settore della Città, compreso quello di Casa Serena, che il sindaco dice di voler chiudere. Dopo ore di discussione in Aula, ha esclamato: “Non mi interessa amministrare una città che galleggi e trovarci ad ogni seduta a parlare di debiti e di soluzioni da applicare per uscire dalla crisi finanziaria”. Si passa infine alla fase conclusiva del cosiddetto “Salva – Messina” per giungere alla votazione dei quattro emendamenti presentati uno da Felice Calabrò e Antonella Russo, uno dalla sola Russo, il terzo da Libero Gioveni e il quarto da Piero La Tona. Il consigliere Gaetano Gennaro ha sottolineato che “De Luca aveva necessità di ottenere un dato squisitamente politico e i Cinquestelle sono caduti nel tranello perché hanno concesso la possibilità di raddrizzare il tiro. Avremmo dovuto fare, a proposito di questo, un incontro a porte chiuse durante la spiegazione del ‘Salva – Messina’ nella seduta di domenica 7. Per MessinaServizi non me la sono sentita di votare contro 700 padri di famiglia ma neanche se fosse stato uno solo. Non farò mancare il mio supporto alle delibere, non farò mancare le mie critiche e dichiaro che non posso essere favorevole al dissesto ma, allo stesso tempo, io mi astengo sul dato politico. Sarebbe curioso indovinare chi darà l’ordine di demolire le baracche il 31 ottobre: se lei o il Commissario. Non è semplice per nessuno di noi sostenere tutte queste misure per i prossimi vent’anni”. Per il quarto ed ultimo emendamento 21 favorevoli e 7 astenuti. E dopo il voto al Salva Messina De Luca non risparmia all’Aula un suo ultimo intervento difine seduta, annunciando, tra l’altro che presto invierà la lettera di revoca delle dimissioni e contestualmente si dimetterà da deputato dell’Ars. «Nessuno di noi si è trincerato dietro posizioni preconcette – ha detto De Luca – questo è importante che esca in modo chiaro da quest’aula. Io non lo so se il dissesto c’è. Chi l’ha espresso in modo quasi così demente dovrà spiegarlo. Sono stato io il primo a dire che avviato il percorso se ci saranno degli elementi che ci portano a interrompere il percorso ci fermeremo e ne prenderemo atto. Oggi si mette un punto. I provvedimenti che arriveranno in aula dovranno rispettare questo atto che stasera è stato approvato. Sarebbe stato inutile portare avanti atti che non avrebbero trovato l’assenso dell’aula. Vi ho messo su carta ciò che la norma ci impone. Non è vero che i documenti di oggi erano noti, erano necessari per completare il quadro. Prendo atto che il M5S non vuole il dissesto ed è corretto. Fino a quando possiamo evitare di proferire il termine dissesto non dovremo neanche nominarlo. Vorrei ricordare che abbiamo fatto la riunione a porte aperte proprio per essere inclusivi nei confronti del M5S. Ai sindacati lancio un appello: Avevo messo in preventivo almeno 23 voti per avere margini di garanzia. Prendo atto di quanto detto dai 5Stelle che valuteranno i prossimi atti, come prenderò atto della valutazione sul dissesto a tutti i costi. Da oggi faremo un lavoro ampio, oserei dire storico. Non so se mai quest’aula si era spinta a guardare così in faccia la realtà e a reagire assumendosi la responsabilità non con le chiacchiere ma con azioni consequenziali. Quest’aula mi ha dato un segnale importante, anche nello scontro ma sempre nella massima chiarezza. Si chiude una fase di tensione, ora spazio esclusivamente a definire insieme questi provvedimenti che faremo assieme. Domani manderò la lettera di revoca di dimissioni. Contestualmente mi dimetterò anche dal Parlamento regionale, perché mi avete dato un segnale anche in questa direzione».

. tratto dal settimanale I VESPRI

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