Dal Giuramento di Ippocrate al Giuramento di Zan
Alfonso Signorini, conduttore del «Grande Fratello Vip», reality in onda lunedì sera su Canale 5, per aver dichiarato che «noi siamo contrari all’aborto in ogni sua forma» è stato oggetto di durissimi attacchi frontali, per cui la stessa Endemol Shine, società produttrice della trasmissione presa dall’ansia di non subire l’onda di una così furente ostilità verso Signorini è arrivata a sostenere che l’aborto «è un diritto di ogni donna sancito dal nostro ordinamento», argomento subito sposato dalle note e valenti giuriste Selvaggia Lucarelli, Fiorella Mannoia e Anna Foglietta, anche se, in effetti, non è stato mai definito tale dalla legge 194. Addirittura, per ammettere l’eutanasia e l’aborto, si è arrivati anche a censurare il giuramento di Ippocrate dove si leggeva “Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo”. Di tutto ciò i giovani medici che saranno chiamati a giurare non troveranno più alcuna traccia. Eppure nel sito ufficiale della FNOMCeo, tra l’altro si legge che “a testimonianza della sua attività di medico e di ricercatore, come si dice oggi, c’è un tratto che caratterizza la sua intera esistenza: aver percepito e applicato lo stretto legame tra l’esercizio della professione medica e l’etica. Ippocrate concepiva il dispiegarsi dell’arte medica fortemente ancorato ai doveri morali, quasi prescrivendo ai suoi discepoli e ai medici dell’epoca la regola di comportarsi bene, di condurre una vita regolare, corretta e di prestare la propria opera anche ai più bisognosi, anche senza alcun compenso. E lui per primo applicò questo principio su se stesso, separando la sua attività di medico e di curatore dall’aspetto economico. Numerose testimonianze esistono in tal senso. Il medico appena formato, appena è pronto ad agire da solo, appena si trova al cospetto del primo malato da curare o di cui prendersi cura, che deve fare? Ippocrate deve essersi posto questa domanda e deve averci riflettuto molto, finché, dopo percorsi durati diversi anni, arrivò a darsi una risposta e conseguentemente a irrobustire la risposta con qualcosa di scritto che aveva lo spirito di rimanere nel tempo: è il famoso Giuramento di Ippocrate che i medici devono recitare nel momento in cui sono idonei ad esercitare la professione. E proprio quel Giuramento è l’eredità più significativa che Ippocrate ci ha lasciato. Un Giuramento che “libera” il medico da eventuali condizionamenti e al tempo stesso lo vincola ai principi etici della solidarietà umana, al rispetto della vita e della persona”. Quindi perché non lasciamo in pace il buon Ippocrate ed i suoi vecchi principi morali, che sono rimasti validi soltanto per quasi 2500 anni, senza costringerlo a smentirsi ed intestiamo il giuramento ad un personaggio più consono ai tempi, secondo me suonerebbe molto bene chiamarlo il giuramento di Zan. Giuseppe Pracanica
