Cultura, sottocultura e il Natale di Giovanni Frazzica

Cultura, sottocultura e  il Natale di Giovanni Frazzica

Cultura, sottocultura e feste di Natale di Giovanni Frazzica

Il prof. Maurizio Ballistreri è stato insignito del Premio Orione 2019, il prestigioso riconoscimento gli è stato conferito nel corso di una solenne cerimonia. Nella cornice dell’Aula Magna dell’Università di Messina all’accademico messinese infatti gli è stato consegnato il Premio Orione 2019: “per avere illustrato nel corso della sua carriera, con le attività scientifiche, accademiche e forensi, nonché con l’impegno politico-istituzionale e con scritti e azioni, i valori del lavoro, intesi integralmente nella loro complessità a sostegno dell’affermazione della persona umana, in primo luogo nel territorio messinese. Attività e impegno ancora in essere e in divenire”. Maurizio Ballistreri è professore di diritto del lavoro nel Dipartimento di Scienze Politiche e Giuridiche e di Economia nell’Università di Messina, ha insegnato alla Luiss, nell’Università di Extremadura in Spagna, in seminari alla Sorbonne-Pantheon di Parigi, all’Università di Santiago de Compostela, all’Università economica di Cracovia, nelle Università di Kiew e Zagabria. E’ autore di oltre 120 lavori scientifici ed è componente di comitati scientifici di riviste di diritto del lavoro. Presidente dell’Istituto di Studi sul Lavoro con sede in Roma. Delegato del Rettore per i rapporti sindacali presso l’Università di Messina. E’ avvocato di Cassazione e revisore legale dei conti. Per la sua attività accademica e professionale ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, ed è stato nominato dal Presidente della Repubblica Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Deputato regionale nella XIV Legislatura e dirigente sindacale, il suo nome è stato inserito nel 2006 nel prestigioso annuario internazionale Who’s Who in Italy. Ed è questo un rito, importante ma celebrato con grande sobrietà, con cui si è espresso il mondo accademico dell’Ateneo di Messina. Poi c’è dell’altro, che si muove al di sotto, talvolta molto al di sotto, dove si mescola pseudo-cultura, folklore, propaganda e ricerca di consenso. Tipico esempio i cosiddetti “stati generali” della cultura messinese. “Non dobbiamo inventare nulla”, anche perché di risorse economiche da investire non ce ne sono. È stato onesto l’assessore alla Cultura del comune di Messina, Enzo Caruso, assistito da un robottino che parlava in dialetto dicendo: “Tinitivi Cateno e non vi lamentati troppu”. Con le restrizioni finanziarie i primi settori a subire la mannaia sono quelli relativi a cultura e turismo. Quindi il sindaco ha ammesso che nell’agenda della politica, la cultura viene alla fine, soldi e tempo permettendo. Caruso lo ha detto più volte: non c’è molto da inventare, semmai da reinventare, bisogna far sì che i turisti che sbarcano dalle navi da crociera restino in città e non vadano via. Un tema, questo, sul quale c’è parecchia confusione, condivisa peraltro anche da De Luca che nel suo intervento ha detto che la percentuale di croceristi che scelgono di non rimanere a Messina per andare a Taormina, Savoca o Tindari, sarebbe attualmente del 20%. Se così fosse, il tema è cosa fargli trovare una volta che rimangono. Ma è un quesito risolvibile in un salone gremito dagli studenti dell’Istituto Tecnico Verona Trento? O forse è soltanto una di quelle cose buttate in pasto ad un pubblico ed alla stampa per far vedere che c’è interesse, ma non si può far nulla perché piove e, si sa, quando piove c’è sempre un governo ladro, qualunque sia il colore politico. L’incontro, come raccontano le cronache, si è chiuso senza che il problema si sia spostato di una virgola. Ma probabilmente non era nemmeno questo l’intento della manifestazione. “Messina ha bisogno di te”, spiegava la locandina, con De Luca vestito da zio Sam, ci si è annusati, poi si vedrà. Nel solco delle parole di Caruso, qualcosa da reinventare o da rivedere forse c’è. Ed è la storia dello sbarco di Don Giovanni D’Austria che, da diversi anni, sempre più pomposamente, viene celebrata a Messina. Nella piazza dei Catalani si trova il monumento a Don Giovanni d’Austria che il Senato messinese aveva decretato, nel 1572, di erigere a ricordo della vittoria da lui riportata sull’armata turca il 7 ottobre 1571 nelle acque di Lepanto, al comando delle flotte riunite della Lega Cristiana. Le navi pontificie, veneziane, genovesi, savoiarde, spagnole, siciliane si erano radunate a Messina ove le aveva raggiunte il figlio di Carlo V per assumerne il comando. A Messina le navi erano ritornate dopo la vittoria conducendo con sé le spoglie dei vinti. La statua è posta su un alto piedistallo marmoreo riccamente ornato. Ma non tutti sanno, perché tra l’altro non si distingue guardando dal basso, che, in segno di vittoria, Don Giovanni calpesta il capo reciso del comandante della flotta turca Müezzinzade Alì Pascià. Gesto piuttosto raccapricciante se guardato con occhio moderno e politicamente corretto. Ma anche alla luce del “Documento sulla Fratellanza umana” firmato da Papa Francesco ad Abu Dhabi, del nuovo dialogo interreligioso e la spinta per la pace.  Al Papa è stato presentato anche il progetto di una casa interreligiosa ad da realizzare ad Abu Dhabi che al suo interno accoglierà una moschea, una sinagoga e una chiesa dedicata a san Francesco d’Assisi nel quadro di una “Dichiarazione sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la fratellanza”, dichiarazione d’intenti congiunta concepita come un invito rivolto a tutti i credenti affinché collaborino a una cultura del rispetto e della pace. Alla luce di questi brevi cenni, che stanno però a indicare come la cultura sia anche sensibilità, evoluzione e profondità di pensiero, come può un sindaco, che appena eletto ha portato i fiori alla statua della Madonna, ritenere massima espressione della cultura cittadina un evento, importante si, ma da tenere in un adeguato catalogo, mentre altri sarebbero forse gli eventi da valorizzare in un’ottica di proiezione della Città verso il futuro. E invece no, si pensa al facile consenso, basato anche sulla dissacrazione di ciò che resta dell’antico decoro e che  così descrive sul suo profilo facebook la giornalista Manuela Modica: ”Piazza Cairoli è una cloaca di Natale, un’accozzaglia a metà tra il baby park e la sagra di paese con una tenda bianca che è un’autentica oscenità. Il resto però non è solo brutto, è assolutamente inaccettabile. Un’intera piazza sottratta alla cittadinanza che deve restare con una orrenda recinzione o pagare 5 euro per vedere delle cose inutili. Otto euro è il biglietto del museo, 5 il biglietto per questa cosa che sarebbe un giardino di Natale circondato da un tendone verde. Ora voglio sapere chi è questo Albalux, se c’è stata una gara e chi ha autorizzato la privatizzazione di Piazza Cairoli”.

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