Corsi e Ricorsi della Storia di Giovanni Frazzica

Corsi e Ricorsi della Storia di Giovanni Frazzica

Corsi e Ricorsi della Storia di Giovanni Frazzica

Quando la Storia si ripete.

La notte di San Bartolomeo (23 agosto 1572)  si è compiuto l’inizio di quella che è passata alla Storia come la Strage degli Ugonotti, un ramo di protestantesimo che si era diffuso tra la nobiltà e la borghesia francese e che aveva assunto dimensioni  politiche rilevanti che finivano col suscitare preoccupazioni in chi gestiva il potere. Già, la gestione del potere che logora chi ce l’ha, ma anche chi non ce l’ha, come diceva Giulio Andreotti, ma che farebbe di tutto per averlo. Quindi parliamo dell’opposizione, che dovrebbe essere l’alternativa fisiologica di ogni apparato di governo “normale”. Ma nella realtà le cose non sono quasi mai così semplici e, per spiegare la complessità dei percorsi del potere, occorre fare qualche esempio. La Storia ci insegna che i governanti talvolta, per meglio tenere unita la loro maggioranza, hanno bisogno di inventarsi un nemico e, conseguentemente, lo devono combattere, spesso con l’obiettivo dell’annientamento. Hitler scelse gli ebrei come targhet, i turchi presero di mira gli Armeni, gli israeliani i palestinesi, storie orribili che però hanno un dato comune che è costituito dalla facile rilevazione dell’obiettivo costituito da una marcata diversità. Singolare fu invece il caso degli Ugonotti, stessa razza, stessa lingua, sostanzialmente stessa religione e allora perchè quella strage? Per molto tempo in Italia si è evocato il pericolo comunista e, in effetti, il Pci aveva una sua credibilità come possibile  alternativa di governo. Oggi però la sinistra, volendo semplificare, non riesce a toccare palla, è come se l’intera partita maggioranza-opposizione si svolgesse nel campo del Centrodestra. Questo stato di fatto rende patologico un sistema che reagisce con nervosismo ad ogni situazione nuova che può mettere in discussione un equilibrio di governo basato esclusivamente sul potere. Oltre ai quotidiiani duelli Tajani-Salvini, le inquietudini di Zaia e Fontana, le indigeribili provocazioni di Vannacci e le inquietanti frequentazioni della Colosimo, in Sicilia assistiamo ad un tentativo che, partendo da una occasionale vicenda giudiziaria ancora in via di definizione, si sostanzia in una linea politica definita “decuffarizzazione” che avrebbe come obiettivo reale escludere la Democrazia Cristiana, Partito che ad oggi nell’Isola rappresenta il 15 per cento, da ogni incarico di governo a qualsiasi livello. In pratica una strage senza spargimento di sangue, solo perchè la tastiera ha preso il posto della spada, ma ciò non significa che il “fuoco amico” e lo spregevole sciacallaggio che derivano da queste autentiche campagne militari non siano devastanti per gli incolpevoli soggetti politici che operano credendo nella importante validità del ruolo della DC nell’attuale panorama politico italiano. La cosa che può non aver funzionato è che li hanno visti arrivare e hanno avuto un senso di primordiale paura.

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