Corse clandestine e droga segno di vitalità della mala messinese

Corse clandestine e droga   segno di vitalità della mala messinese

Corse clandestine e droga,  preoccupante segno di vitalità della mala messinese di Giovanni Frazzica

Ben 33 gli arrestati nell’operazione denominata “Cesare”, persone ritenute responsabili, a diverso titolo, di reati di associazione di tipo mafioso, corse clandestine di cavalli, scommesse su competizioni non autorizzate, maltrattamento di animali, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e spaccio. Le misure cautelari, emesse dal Gip presso il Tribunale di Messina, su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia,  si basano sulle indagini dei carabinieri Nucleo Investigativo Reparto Operativo del Comando Provinciale di Messina sull’operatività della famiglia mafiosa “clan Galli”, del rione “Giostra”, collegata al boss Luigi Galli, capo riconosciuto dell’intera zona. Notevole, ma sorprendente, il ruolo di Giuseppe Irrera, ufficialmente commerciante di prodotti ortofrutticoli e genero di Luigi Galli, quindi rappresentante dell’omonimo clan sul territorio, in forza della fiducia del suocero da anni recluso al 41 bis. Irrera e i suoi sodali erano, fra l’altro, dediti all’organizzazione di competizioni clandestine di cavalli, da cui, secondo gli investigatori, traevano ingenti profitti attraverso la gestione del parallelo e proficuo business di illecite scommesse. Si è scoperto che il gruppo criminale aveva la propria base operativa presso un noto negozio di rivendita di frutta e verdura di proprietà dell’Irrera, sito nel popoloso quartiere di Giostra, dove avvenivano anche le riunioni per organizzare le gare ippiche. Le corse clandestine incriminate si svolgevano di notte, in pochi minuti, su strade urbane ed extraurbane che venivano rapidamente chiuse al transito da gruppi di giovani a bordo di scooter e motocicli, con il fine di consentire il passaggio di cavalli e calesse e di fermare l’eventuale intervento di pattuglie di polizia. Negli ultimi tempi è stata scongiurata anche una sorta di guerra di mafia con un clan di catanesi collegato con il clan Santapaola per presunte irregolarità collegate a scommesse collegate a gare clandestine. Un dettaglio sconcertante di questa storia è un ragazzino di 12 anni che aiutava la madre a spacciare: parlava coi pusher, conservava la droga e la vendeva, custodiva il denaro e cominciava a muoversi autonomamente, rivendicando la sua parte per ogni vendita della droga. Da questa operazione antimafia, che  conferma la presenza strutturale della criminalità a Messina, scaturisce anche un documento di Articolo 1. Questa operazione antimafia – secondo i seguaci del ministro Speranza –  conferma la presenza della criminalità organizzata nella città di Messina con un radicamento profondo in alcuni quartieri e con un inserimento sempre più pervasivo nell’economia legale. “Quello che emerge dalle indagini ribadisce come la mafia accompagni all’esecuzione di attività illecite, prima di tutto il traffico di stupefacenti, la necessità di costruire un immaginario che crei appartenenza e identità, attraverso l’organizzazione di eventi – come le corse clandestine dei cavalli – che ne enfatizzano il ruolo di controllo del territorio. L’ultimo elemento di analisi, in continuità con le recenti operazioni, riguarda il passaggio generazionale nella guida dei clan e il legame con la mafia catanese dei Santapaola. Uno scenario inquietante che racconta di una città le cui dinamiche sociali, economiche e culturali sono profondamente influenzate da una presenza costante che orienta le direttrici dello sviluppo e della crescita in maniera irrimediabile. Il coinvolgimento di giovani e giovanissimi dimostra come intere generazioni crescono e vengono “educate” ai disvalori, alla violenza, alla sopraffazione con un pregiudizio decisivo per il loro presente e per il loro futuro. Per questi motivi nello scorso mese di luglio, il gruppo parlamentare di LeU ha interpellato il Ministro dell’Interno per conoscere “quali iniziative di controllo del territorio e di prevenzione e di contrasto della criminalità abbia messo o intenda mettere in atto, per il tramite della prefettura di Messina, anche attraverso l’attivazione delle competenze e delle risorse del «Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica», con il pieno coinvolgimento degli enti pubblici e delle amministrazioni locali”. La politica cittadina deve mettere al centro della propria agenda la lotta alle mafie. Se è vero che ormai siamo lontani dalla retorica della “città babba” è altrettanto vero che questo tema decisivo non viene acquisito come priorità. Non si può immaginare un possibile rilancio per Messina senza aggredire con forza e determinazione dinamiche perverse che, legate a fenomeni corruttivi e al mal funzionamento della macchina burocratica della pubblica amministrazione, rappresentano un’incredibile zavorra per qualsiasi ipotesi di sviluppo. Si dia piena attuazione al Regolamento Comunale Antimafia e si rafforzino misure di controllo del territorio attraverso una presenza capillare delle istituzioni. Dentro questa logica vanno ripensate le politiche sociali nel loro complesso. Mettere al centro le scuole e i percorsi educativi ma anche qualificare politiche abitative e i percorsi di risanamento oltre che un welfare giovanile che orienti al lavoro nella consapevolezza dei propri diritti e dei propri doveri. “La sinistra e il centro-sinistra hanno tra le ragioni fondanti l’antimafia sociale e politica, non solo per figure come Placido Rizzotto, Peppino Impastato, Pio La Torre e Pier Santi Mattarella, ma per tante esperienze amministrative realizzate specie nel Sud e in Sicilia. Per questo – concludono Domenico Siracusano Segretario Provinciale di Articolo 1 e Maria Flavia Timbro Responsabile Nazionale per la Lotta alle mafie e alla corruzione –   riteniamo fondamentale che, nella costruzione dell’alternativa, le forze progressiste messinesi debbano individuare come pilastro fondamentale strategie di contrasto alle mafie e politiche di sviluppo orientate alla giustizia sociale e all’uguaglianza ed in questa direzione ci attiveremo per organizzare un percorso di approfondimento e condivisione”. Tuttavia la stessa coppia di esponenti, che opera alla sinistra del Pd messinese, nelle settimane precedenti avrebbe diffuso alcuni documenti contro il Ponte sullo Stretto di Messina. Questo loro atteggiamento non è passato inosservato e qualcuno su internet ha scritto: “Abbiamo letto in precedenza note di Art.1 Messina che inneggiavano alla bocciatura del Ponte sullo Stretto e preso atto con dispiacere di queste posizioni di soggetti che dovrebbero essere messinesi e di sinistra e che arrivavano a conclusioni negative e superficiali senza passare da una seria analisi politica ed economica della questione e senza un confronto sul tema. Oggi fanno una riflessione sulla lotta alla mafia, complimenti, ma diciamo loro che non si può lasciare Messina in balia del sottosviluppo e quindi di quella disperazione che alimenta la mafia, mentre la città di Genova continua a dominare il sistema dei porti e dei trasporti del Tirreno occidentale schiavizzando Gioia Tauro, affamando Messina e facendo abortire la nascita del grande porto di Augusta. Se gli amici di Art. 1 si faranno spiegare da qualcuno competente le dinamiche che insistono sulle politiche trasportistiche del Paese, poi forse potranno scrivere con maggiore serenità su certi argomenti ed essere anche più credibili nella lotta alla mafia, che non è solo quella siciliana”. 

  • tratto dal settimanale I VESPRI

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