CittadinanzAttiva: meno speranza di vita ai siciliani
Dossier Cittadinanzattiva: minore speranza di vita per i siciliani
Queste le più rilevanti criticità che emergono dal rapporto Federalismo in sanità di CittadinanzAttiva, presentato a Roma. Un siciliano ha una speranza di vita alla nascita di oltre due anni inferiore a trentini e veneti. Le coperture vaccinali del morbillo sono inferiori alla media nazionale. Le liste d’attesa sono ancora troppo lunghe e soprattutto poco trasparenti. Non esiste nessun piano regionale per i pazienti cronici. Un dossier che vede la Sicilia ancora indietro rispetto alle altre regioni su molti fronti, come per esempio gli screening oncologici. “L’urgenza di combattere le disuguaglianze è ormai al centro del dibattito pubblico. Con l’eliminazione del superticket, prevista per il 2020, si compie un primo importante passo”, ha dichiarato Anna Lisa Mandorino, vice segretaria generale di cittadinanzAttiva. “Occorre però far fronte alle disparità nell’esigibilità dei livelli essenziali di assistenza con cui i cittadini devono fare i conti: per questo chiediamo, tra le altre cose, che si dia piena attuazione al piano nazionale di governo delle liste di attesa, attraverso un monitoraggio della sua applicazione, e che le organizzazioni civiche siano coinvolte nel piano nazionale cronicità”. I Siciliani sono i meno longevi d’Italia.Le regioni meridionali si collocano al di sotto della media nazionale (82,7 anni) rispetto alla speranza di vita alla nascita con 81,9 anni, mentre il settentrione si attesta sugli 83,2. Le regioni che mostrano una speranza di vita alla nascita più lunga sono il Trentino con 83,8 anni e il Veneto con 83,4 anni. Le regioni peggiori sono la Campania (81,1) e la Sicilia (81,6). Queste differenze emergono in modo più marcato se consideriamo la speranza di vita in buona salute. Poi c’è la giungla delle liste d’attesa. Ancora poco trasparente la pubblicazione dei tempi di attesa sui portali delle regioni: la Calabria non fornisce alcuna informazione; Campania, Sicilia ed Umbria rimandano ai siti web delle aziende sanitarie, senza fornire dati aggregati e comparabili. Stupiscono le differenze tra tempi di accesso nel pubblico e in intramoenia per alcune prestazioni.
