Cinque domande al prof. Moschella, candidato Rettore

Cinque domande al prof. Moschella, candidato Rettore

Cinque domande al prof. Giovanni Moschella, candidato Rettore dell’Ateneo di Messina

1. Prof. Moschella, quali sono le ragioni che l’hanno indotta a candidarsi alla carica di Rettore dell’Università di Messina?

Come ho scritto nella lettera che ho rivolto alla Comunità accademica, fin dalle mie dimissioni dalla carica di Prorettore vicario molti colleghi docenti e appartenenti al personale tecnico-amministrativo, e invero anche numerosi studentesse e studenti, mi hanno espresso manifestazioni di stima ed apprezzamento nelle quali ho colto soprattutto la condivisione di alcuni valori che hanno sempre contrassegnato il mio impegno all’interno dell’Ateneo:

l’osservanza delle regole, la trasparenza e la condivisione delle scelte, il rispetto della dignità della persona e il rifiuto  assoluto del metodo dello scontro e della contrapposizione. Ho così deciso, anche in seguito alle vicende che hanno condotto alle dimissioni del Prof. Cuzzocrea, di raccogliere la sfida, cercando di dare voce ai tanti che non vogliono più una comunità accademica dilaniata dai conflitti, ma unita nel perseguire il solo esclusivo interesse dell’Università, dei suoi studenti, del territorio. Una Università normale, che torni ad essere locus privilegiato di espressione di pensiero libero e critico, di dialogo e confronto.

2. Ha sottolineato l’importanza della trasparenza e del rispetto della dignità della persona. Come pensa di tradurre queste idee in azioni concrete durante il suo mandato come Rettore?

La trasparenza sarà al centro dell’ azione della mia governance, per garantire la più assoluta limpidezza nelle decisioni amministrative e nella gestione delle risorse. A tal fine è necessario lavorare a una più netta distinzione tra gli organi di indirizzo politico-accademico e l’amministrazione, anche per valorizzare l’elevato potenziale di competenze e di professionalità del personale tecnico-amministrativo. A tale tema è collegata, inoltre, la questione della circolazione delle informazioni all’interno della macchina amministrativa, condizione indispensabile per garantire al meglio trasparenza, efficienza ed efficacia.

Occorre, inoltre, promuovere una cultura del rispetto della persona, potenziando le misure già in atto anche in tema di non discriminazione e parità di genere, con una particolare attenzione dedicata alle condizioni di lavoro ed alle politiche di welfare per il personale. A questo proposito un‘ultima considerazione: ho percepito chiaramente come il clima di contrapposizione, che si è accentuato in occasione della competizione elettorale  per l’iniziale  polarizzazione tra candidati di due blocchi rigidi e tra loro estremamente conflittuali, ha determinato riflessi inaccettabili sulla serenità di tutto il personale tecnico amministrativo. Il mio impegno è quello di costruire, anche attraverso un leale e corretto rapporto con le rappresentanze sindacali,  una comunità di lavoro in cui tutti possano dare il loro contributo di competenze e di idee in un clima di rispetto, serenità e in cui mai prevarranno meccanismi di discriminazione o di ritorsione.

3. Quali sono i suoi progetti per assicurare che l’Università risponda alle attuali esigenze della popolazione studentesca e alle future sfide del mercato del lavoro?

Gli interventi che prevedo di inserire nel programma per garantire in modo pieno ed effettivo il diritto allo studio sono tanti e riguardano diversi ambiti: dalle non più eludibili esigenze abitative ai bisogni inerenti alla didattica, dall’ulteriore disponibilità di spazi per lo studio all’estensione degli orari delle biblioteche e dei trasporti. Per garantire i necessari servizi alle studentesse e agli studenti prevediamo anche di stipulare e di potenziare una serie di convenzioni e di intese con enti e istituzioni presenti sul territorio.

Intendo, inoltre, rafforzare e diversificare ulteriormente l’offerta didattica, su cui pure si è fatto molto negli ultimi anni. In particolare, interverremo su almeno due fronti: da un lato, razionalizzando l’offerta esistente, rendendola più agevolmente fruibile, anche per fronteggiare il fenomeno della dispersione; dall’altro lato, introducendo nuovi corsi in linea con la domanda di cultura e nuove professionalità (soprattutto in tema di sostenibilità ambientale e nuove tecnologie), e con le più innovative richieste di un mercato del lavoro in costante mutazione. In tale prospettiva, particolare attenzione sarà riservata all’internazionalizzazione e agli studenti stranieri.

Maggiore impegno sarà dedicato, inoltre, ai rapporti con le aziende e con i soggetti istituzionali attivi sul territorio, sia per garantire una formazione che sappia integrare la preparazione teorica con l’apprendimento pratico, sia per agevolare l’inserimento delle nostre studentesse e dei nostri studenti nel mondo del lavoro. Quel che è certo è che avrò al centro della mia azione di governo gli studenti, le loro esigenze, le loro aspettative, i loro diritti, le loro aspirazioni, garantendo e accrescendo le forme della loro partecipazione alla vita accademica. A partire da una revisione dello Statuto, che sarà uno dei primi atti che sottoporrò agli organi accademici, al fine di incrementare l’incidenza del voto degli studenti per l’elezione del Rettore.

4. Lei ha accennato alla necessità di un maggiore coinvolgimento dei vari soggetti istituzionali. Come intende realizzare questo obiettivo?

Il coinvolgimento, pur nel rispetto dei rispettivi ruoli, nelle politiche di Ateneo dei diversi soggetti istituzionali (a partire dai Dipartimenti) è condizione indispensabile per il buon andamento dell’amministrazione universitaria. Esistono già i meccanismi di rappresentanza e alcuni circuiti di comunicazione, ma è necessario garantirne l’effettività. E pensiamo di  introdurre nuovi strumenti istituzionali di raccordo.

E’ auspicabile che tutte le componenti abbiano voce in capitolo, affinché le politiche perseguite riflettano concretamente le esigenze e le realtà di tutti i settori della comunità accademica. Il verticismo non è una buona cosa perché solo decisioni condivise possono garantire trasparenza, pluralismo, ponderazione e democraticità.

Vorrei aggiungere che una maggiore collaborazione va assicurata anche con le Istituzioni e gli altri soggetti estern iattraverso il potenziamento dei canali esistenti e la creazione di nuovi circuiti di comunicazione e di confronto,  sempre al fine di migliorare i servizi a favore degli studenti.

5. Qual è il ruolo che pensa che il Policlinico universitario dovrebbe avere nel contesto regionale e, più ampiamente, in quello territoriale e sociale?

L’Università, in ragione della sua centrale funzione culturale e sociale, deve costituire un punto di riferimento per il territorio e per le sue Istituzioni. E il Policlinico non è soltanto un insostituibile centro di   formazione medica e sanitaria, ma, com’è noto, svolge un ruolo fondamentale nel sistema assistenziale della Regione. Alcuni importanti investimenti sono stati effettuati, ma ancora tanto c’è da fare e occorre, soprattutto, una ottimizzazione e razionalizzazione degli interventi. Inoltre, nel quadro di un chiaro e leale rapporto con l’Azienda, si deve puntare a privilegiare la qualificazione e l’alta specializzazione dell’attività di assistenza sanitaria.  L’obiettivo è fare del Policlinico un polo d’eccellenza, effettivamente attrattivo per il Mezzogiorno d’Italia.

Vorrei, infine, sottolineare che ritengo necessario, dopo le divisioni e i conflitti degli ultimi anni, una fase di serenità che consenta ai colleghi e a tutto il personale sanitario che opera all’interno del Policlinico di lavorare con tranquillità e fiducia alla didattica, alla ricerca scientifica e all’attività assistenziale, finalmente fuori da quel clima di tensione che troppi danni ha provocato sul tessuto e sull’anima del nostro Ateneo.

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