Ci crede solo lei di Cosimo Recupero

Ci crede solo lei di Cosimo Recupero

Si è concluso alcuni giorni fa il vertice Italia-Africa durante il quale la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha tentato di venderci, come solo lei riesce a fare, una cosa per un’altra.

Del resto si sa, la propaganda l’hanno inventata a destra.

E così la Meloni fra deputati pistoleri e cognati che fermano i treni, si destreggia come può nel tentativo di far credere ciò che non è. E alle volte ci riesce. Ci riesce per esempio quando dice che l’Italia ha il più alto tasso di occupazione dal 2008 ad oggi, tacendo però del fatto che il 63% delle famiglie ha difficoltà ad arrivare a fine mese. E ci riesce anche quando fa sparire gli sbarchi di migranti dai telegiornali di quella che ormai viene chiamata TeleMeloni (al secolo RAI Radio Televisione Italiana).

E ci riesce ancora quando tenta di far passare il premierato come la riforma che ridarà ai cittadini il potere di scegliere, senza però proferire parola sulla reintroduzione delle preferenze nella legge elettorale che ha fatto del parlamento una sorta di club esclusivo composto dagli amici dei capi partito.

L’opposizione, in tutto questo, sembra sonnecchiare, anche se, va detto, nel question time di qualche giorno fa alla Camera dei deputati Elly Schlein ha avuto un sussulto di dignità ed un guizzo di genio comunicativo essendo riuscita, forse l’unica fra tutti gli interroganti, a mettere in difficoltà il capo del governo.

Ma l’operazione di propaganda più forte che probabilmente si è intestata la Meloni è quel cosiddetto Piano Mattei che, nelle parole della premier, dovrebbe far ripartire l’Africa. Nelle parole, però e non nei fatti. E vediamo subito perché.

Il Piano Mattei, che per adesso è soltanto una dichiarazione di intenti o poco più, è rivolto a venticinque stati africani.

Questi paesi sono stati consultati ed invitati singolarmente, tanto che il capo dell’Unione africana, Moussa Faki, si è lamentato con il governo italiano del fatto che la stessa Unione non è stata coinvolta nel progetto.

E questo già tradisce le reali intenzioni del governo. Se davvero Meloni avesse voluto finanziare un piano per far ripartire l’Africa avrebbe dovuto coinvolgere proprio l’Unione. Diversamente sembra un tentativo di applicare il vecchio principio romano del “divide et impera”.

Ma la vera considerazione da fare è relativa agli importi in gioco. L’Italia ha dichiarato che stanzierà 5,5 miliardi di euro per realizzare progetti di sviluppo che si muoveranno lungo alcune linee di intervento: istruzione, igiene, infrastrutture, acquedotti ecc…

Sembra una cosa bella, ma in realtà è una balla. Intanto i soldi stanziati non sono tutti fondi perduti. Ci sono operazioni a dono ma anche prestiti e garanzie. Quindi, se non si attiveranno altri finanziatori, le somme stanziate saranno decisamente inferiori rispetto a quanto dichiarato dal governo.

Ma in secondo luogo, ed è questa l’osservazione più importante, quelle somme sono assolutamente insufficiente per realizzare anche solo una parte degli investimenti indicati.

Com’è pensabile che con quei soldi si possa rilanciare un intero continente.

5,5 miliardi di euro non sono nemmeno l’1% del PIL di quei Paesi.

Ancora, la Cina ha investito 60 miliardi per l’Africa. Undici volte più di noi. 5 miliardi sono quelli che il gigante asiatico ha stanziato solo per la ferrovia che in Kenya collega la capitale Mombasa alla Rift Valley. E secondo Meloni, con gli stessi soldi, noi dovremmo costruire scuole, ospedali, ferrovie e acquedotti in venticinque paesi.

Di questi paesi, che non elenchiamo tutti, in nove verranno realizzati i primi progetti pilota. Questi primi nove paesi hanno, messi insieme, una popolazione di 513 milioni di abitanti. Questo significa che, se tutti i fondi stanziati andassero a questi nove paesi soltanto, la ricaduta sarebbe di una decina di euro ad abitante. Che è come dire che, se si dovesse ricostruire Roma dopo un terremoto, basterebbero una trentina di milioni di euro. Cosa, ovviamente, non credibile.

E allora diciamocelo chiaramente. Il piano Mattei non è niente di quello che la premier vuole far credere, quanto piuttosto un modo per mascherare fondi da inviare a questi paesi in cambio dell’interruzione dei flussi di migranti verso l’Italia. Del resto è stata la stessa Meloni a ripeterlo a più riprese che il Piano Mattei ha la finalità di favorire il diritto a non emigrare. Ma al fatto che ci si possa riuscire con così pochi soldi ci crede solo lei.

lwzws