Chi sale e chi scende di Cosimo Recupero
Le elezioni appena concluse sono state vissute in un clima di grande fibrillazione da parte di tutti. Sia le nazionali che le regionali siciliane sono arrivate fra capo e collo, in un periodo dell’anno nel quale non si era mai votato, a ridosso di un’estate che non ha permesso a molti di organizzarsi a dovere ed ai cittadini di informarsi adeguatamente. Ed infatti il dato che salta agli occhi più drammaticamente è quello dell’astensionismo, che cresce ancora, registrando un calo dei votanti di quasi nove punti rispetto alle elezioni precedenti. Ma anche in un simile contesto è possibile provare a fare un gioco che piace molto ai lettori, ovvero quello di rilasciare le pagelle ai protagonisti della competizione elettorale, stabilendo chi sale e chi scende.
E noi ci siamo presi la briga di fare qualche riflessione, a tratti anche ironica, su come sono andate queste elezioni, riflessione sui dati nazionali generali e su qualche specifico candidato del territorio del messinese. Cominciamo.
Chi sale.
Sale senza dubbio la Meloni con la sua creatura Fratelli d’Italia, che è passata da meno del due per cento al ventisei in appena nove anni e due sole tornate elettorali. Un vero boom, non c’è che dire. Una performance che le consente di chiedere per sé, non solo per il partito, l’opzione su Palazzo Chigi. Adesso Giorgia dovrà ricordarsi che governare non è come stare all’opposizione dove puoi sempre urlare senza dover firmare niente. E, a rigore, lei ha già governato, seppur con meno responsabilità personali. E dopo quella stagione fu la stessa Fratelli d’Italia a caricare sul groppone degli italiani quel Mario Monti che, a sua volta, affossò il paese con una raffica di misure lacrime e sangue imposte dalla UE. Altro che sovranismo.
A questo si aggiunga anche che la coalizione di centrodestra è cresciuta di sette punti percentuali guadagnando però solo 147.000 voti a livello nazionale rispetto al 2018. In pratica la coalizione non è cresciuta. Sono stati gli altri a suicidarsi. La Meloni, in pratica ha eroso voti ai suoi alleati ed ha aspettato il cadavere dei sui avversari sulla riva del fiume.
Sale anche Giuseppe Conte, ma è una salita strana. Conte infatti dice di aver vinto ed in effetti ha guadagnato per il M5S un risultato elettorale doppio rispetto ai sondaggi della vigilia. Peccato però che, per i meccanismi della legge elettorale, col doppio dei voti della Lega abbia la metà dei seggi del Carroccio. Un vero miracolo. Se avesse evitato di far cadere il governo ed avesse accettato di fare una coalizione tecnica con il PD probabilmente avrebbe preso meno voti ma sicuramente più seggi e si sarebbe trovato in una posizione di forza nella maggioranza anziché dover fare una lunga marcia all’opposizione.
Sale anche Berlusconi, pur se di poco. Ma a lui tutto questo basta. In fondo Forza Italia ormai è il suo circolo anziani nel quale gioca a bocce. Non è un caso che parlamentari giovani ma con una certa esperienza, come la Carfagna e la Gelmini abbiano preferito altre strade pur di non dover continuare a fare da badanti al simpatico ottuagenario al quale, peraltro, facciamo gli auguri per i suoi 86 anni oggi.
A livello locale senza dubbio sale Pino Galluzzo che ha giocato la sua partita con una certa destrezza. Galluzzo è infatti riuscito a lasciare il cerino della poco apprezzabile amministrazione di Barcellona Pozzo di Gotto in mano a Tommaso Calderone il quale, a urne chiuse, comincia a domandarsi cosa fare con Pinuccio Calabrò che pare abbia una frequenza di apparizioni al Comune inferiore a quella di Salvini al Ministero degli interni.
Vediamo chi scende.
A livello nazionale scendono sicuramente Salvini e Letta.
Salvini, oltre a fare flop con una performance da 9 per cento, rischia di perdere anche la segreteria della Lega il che non gli permetterà mai più di ambire a Palazzo Chigi o a qualche ministero di peso come gli interni.
Il “capitano” ha preso una batosta tale che adesso, tuttalpiù, potrà fregiarsi dei gradi di caporale.
Su Letta spendiamo solo qualche parola perché dire troppo sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. Letta si è rivelato l’insignificante dirigente di un partito più insignificante di lui. Letta era probabilmente l’unico capo di partito al mondo che, in piena pandemia, con le aziende che chiudevano e le persone che perdevano il lavoro, pensava che la priorità dei cittadini fosse il DDL Zan. Un marziano non avrebbe saputo fare peggio.
A livello locale, per certi versi, scende Cateno De Luca. Non v’è dubbio che il risultato dell’istrionico ex sindaco di Messina sia di tutto rispetto. Però, per come ha condotto la sua campagna elettorale, sarà difficile che alle prossime elezioni riesca a fare meglio. Dovrebbe trovare nuovamente centinaia di finanziatori (grandi e piccoli) disposti a sostenerlo nella sua faraonica campagna elettorale e già questo sarebbe un problema. Inoltre, la forte affermazione del M5S in Sicilia, conferma che lui non rappresenta la sola forza di protesta ad un sistema del quale, per la verità, lui invece ha fatto parte in passato. Aggiungiamo anche che questo suo voler essere sempre il sindaco di qualcosa lo obbliga a candidarsi a ovunque ci sia una elezione. Fra le sue mire adesso Catania e Taormina. Ma ovviamente è un azzardo. Ci pensate se la sua travolgente ascesa si fermasse per una trentina di voti mancanti nelle urne della perla dello Jonio?
In ultimo segnaliamo una vittoria a metà, da inserire fra quelli che scendono. Ci riferiamo all’on. Tommaso Calderone che certamente può essere contento di essere stato eletto sia alle regionali che alle nazionali. Ma la sua è una vittoria con qualche ombra. Infatti, alle regionali perde circa 2.500 voti rispetto al 2018, nonostante lui avesse menato vanto dei mirabolanti risultati ottenuti per la città di Barcellona Pozzo di Gotto. Risultati che i barcellonesi non hanno apprezzato o, probabilmente, non hanno nemmeno visto. Boh…
Inoltre Calderone dovrà necessariamente optare per il seggio a Montecitorio, altrimenti nel collegio si dovrebbe tornare a votare per elezioni suppletive che potrebbero andare a vantaggio di altri, ad esempio dello stesso De Luca. E, dimettendosi dal seggio all’ARS, Calderone farà scattare il seggio per Bernadette Grasso con la quale, notoriamente, c’è sempre stata competizione all’interno di Forza Italia. Si aggiunga anche un dato. La coalizione di centrodestra ha preso a livello nazionale il 44% dei consensi, ma nel collegio di Barcellona Pozzo di Gotto si è fermata a circa il 34%. Questo non darà al noto penalista barcellonese di avere la certezza che a Roma possa ottenere facilmente qualche ulteriore promozione come, per esempio, la presidenza di una commissione o un sottosegretariato.
In poche parole, una vittoria a metà.
Le elezioni appena concluse sono state vissute in un clima di grande fibrillazione da parte di tutti. Sia le nazionali che le regionali siciliane sono arrivate fra capo e collo, in un periodo dell’anno nel quale non si era mai votato, a ridosso di un’estate che non ha permesso a molti di organizzarsi a dovere ed ai cittadini di informarsi adeguatamente. Ed infatti il dato che salta agli occhi più drammaticamente è quello dell’astensionismo, che cresce ancora, registrando un calo dei votanti di quasi nove punti rispetto alle elezioni precedenti. Ma anche in un simile contesto è possibile provare a fare un gioco che piace molto ai lettori, ovvero quello di rilasciare le pagelle ai protagonisti della competizione elettorale, stabilendo chi sale e chi scende.
E noi ci siamo presi la briga di fare qualche riflessione, a tratti anche ironica, su come sono andate queste elezioni, riflessione sui dati nazionali generali e su qualche specifico candidato del territorio del messinese. Cominciamo.
Chi sale.
Sale senza dubbio la Meloni con la sua creatura Fratelli d’Italia, che è passata da meno del due per cento al ventisei in appena nove anni e due sole tornate elettorali. Un vero boom, non c’è che dire. Una performance che le consente di chiedere per sé, non solo per il partito, l’opzione su Palazzo Chigi. Adesso Giorgia dovrà ricordarsi che governare non è come stare all’opposizione dove puoi sempre urlare senza dover firmare niente. E, a rigore, lei ha già governato, seppur con meno responsabilità personali. E dopo quella stagione fu la stessa Fratelli d’Italia a caricare sul groppone degli italiani quel Mario Monti che, a sua volta, affossò il paese con una raffica di misure lacrime e sangue imposte dalla UE. Altro che sovranismo.
A questo si aggiunga anche che la coalizione di centrodestra è cresciuta di sette punti percentuali guadagnando però solo 147.000 voti a livello nazionale rispetto al 2018. In pratica la coalizione non è cresciuta. Sono stati gli altri a suicidarsi. La Meloni, in pratica ha eroso voti ai suoi alleati ed ha aspettato il cadavere dei sui avversari sulla riva del fiume.
Sale anche Giuseppe Conte, ma è una salita strana. Conte infatti dice di aver vinto ed in effetti ha guadagnato per il M5S un risultato elettorale doppio rispetto ai sondaggi della vigilia. Peccato però che, per i meccanismi della legge elettorale, col doppio dei voti della Lega abbia la metà dei seggi del Carroccio. Un vero miracolo. Se avesse evitato di far cadere il governo ed avesse accettato di fare una coalizione tecnica con il PD probabilmente avrebbe preso meno voti ma sicuramente più seggi e si sarebbe trovato in una posizione di forza nella maggioranza anziché dover fare una lunga marcia all’opposizione.
Sale anche Berlusconi, anche se di poco. Ma a lui tutto questo basta. In fondo Forza Italia ormai è il suo circolo anziani nel quale gioca a bocce. Non è un caso che parlamentari giovani ma con una certa esperienza, come la Carfagna e la Gelmini abbiano preferito altre strade pur di non dover continuare a fare da badanti al simpatico ottuagenario al quale, peraltro, facciamo gli auguri per i suoi 86 anni oggi.
A livello locale senza dubbio sale Pino Galluzzo che ha giocato la sua partita con una certa destrezza. Infatti, nonostante il sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto faccia ormai riferimento a lui dopo la lite con Tommaso Calderone, è riuscito a lasciare il cerino in mano allo stesso Calderone il quale, a urne chiuse, comincia a domandarsi cosa fare con Pinuccio Calabrò che pare abbia una frequenza di apparizioni al Comune inferiore a quella di Salvini al Ministero degli interni.
Vediamo chi scende.
A livello nazionale scendono sicuramente Salvini e Letta.
Salvini, oltre a fare flop con una performance da 9 per cento, rischia di perdere anche la segreteria della Lega il che non gli permetterà mai più di ambire a Palazzo Chigi o a qualche ministero di peso come gli interni.
Il “capitano” ha preso una batosta tale che adesso, tuttalpiù, potrà fregiarsi dei gradi di caporale.
Su Letta spendiamo solo qualche parola perché dire troppo sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. Letta si è rivelato l’insignificante dirigente di un partito più insignificante di lui. Letta era probabilmente l’unico capo di partito al mondo che, in piena pandemia, con le aziende che chiudevano e le persone che perdevano il lavoro, pensava che la priorità dei cittadini fosse il DDL Zan. Un marziano non avrebbe saputo fare peggio.
A livello locale, per certi versi, scende Cateno De Luca. Non v’è dubbio che il risultato dell’istrionico ex sindaco di Messina sia di tutto rispetto. Però, per come ha condotto la sua campagna elettorale, sarà difficile che alle prossime elezioni riesca a fare meglio. Dovrebbe trovare nuovamente centinaia di finanziatori (grandi e piccoli) disposti a sostenerlo nella sua faraonica campagna elettorale e già questo sarebbe un problema. Inoltre, la forte affermazione del M5S in Sicilia, conferma che lui non rappresenta la sola forza di protesta ad un sistema del quale, per la verità, lui invece ha fatto parte in passato. Aggiungiamo anche che questo suo voler essere sempre il sindaco di qualcosa lo obbliga a candidarsi a ovunque ci sia una elezione. Fra le sue mire adesso Catania e Taormina. Ma ovviamente è un azzardo. Ci pensate se la sua travolgente ascesa si fermasse per una trentina di voti mancanti nelle urne della perla dello Jonio?
In ultimo segnaliamo una vittoria a metà, da inserire fra quelli che scendono. Ci riferiamo all’on. Tommaso Calderone che certamente può essere contento di essere stato eletto sia alle regionali che alle nazionali. Ma la sua è una vittoria con qualche ombra. Infatti, alle regionali perde circa 2.500 voti rispetto al 2018, nonostante lui avesse menato vanto dei mirabolanti risultati ottenuti per la città di Barcellona Pozzo di Gotto. Risultati che i barcellonesi non hanno apprezzato o, probabilmente, non hanno nemmeno visto. Boh…
Inoltre Calderone dovrà necessariamente optare per il seggio a Montecitorio, altrimenti nel collegio si dovrebbe tornare a votare per elezioni suppletive che potrebbero andare a vantaggio di altri, ad esempio dello stesso De Luca. E, dimettendosi dal seggio all’ARS, Calderone farà scattare il seggio per Bernadette Grasso con la quale, notoriamente, c’è sempre stata competizione all’interno di Forza Italia. Si aggiunga anche un dato. La coalizione di centrodestra ha preso a livello nazionale il 44% dei consensi, ma nel collegio di Barcellona Pozzo di Gotto si è fermata a circa il 34%. Questo non darà al noto penalista barcellonese di avere la certezza che a Roma possa ottenere facilmente qualche ulteriore promozione come, per esempio, la presidenza di una commissione o un sottosegretariato.
In poche parole, una vittoria a metà.
