Chapeau di Cosimo Recupero
Dopo la crisi di governo aperta ufficialmente dal coraggioso discorso di Giuseppe Conte, in Senato le opzioni sul tavolo erano solo tre: la prima era quella che sembra si stia materializzando di un governo PD, più altri, insieme a cinquestelle. La seconda quella di elezioni anticipate, che Salvini aveva pensato di poter convocare motu proprio per il solo fatto di avere sondaggi favorevoli, e quella, sempre messa in campo da Salvini, di ricostruire l’alleanza fra Lega e grillini, mandando Di Maio a fare la guardia a Palazzo Chigi per permettere a lui di tornare a “comandare” dal Papete, via chat.
Quest’ultima ipotesi sarebbe stata la più drammatica e, allo stesso tempo, la più grottesca. Avrebbe dato la conferma definitiva che la sola cifra politica che accomuna i populisti è quella di inseguire le proprie ambizioni personali.
In effetti la mossa di Salvini sembrava geniale, seppur disperata. Di Maio, pur di ricoprirsi di umana gloria, avrebbe poi permesso a Salvini ed al suo codazzo di ministri e sottosegretari di fare qualunque cosa.
L’ipotesi era tutt’altro che peregrina. Un nuovo governo Lega / 5S sarebbe convenuto a tutti i protagonisti di questa crisi: Di Maio, Salvini, Zingaretti e Renzi.
A Di Maio, appunto, per riuscire nell’unica cosa che gli interessasse davvero: fare il Presiedente del Consiglio a soli trentadue anni e garantirsi così anche una ricandidatura alle prossime elezioni.
A Salvini per continuare a fare il bullo come fino a ieri.
A Zingaretti per non assumersi la responsabilità di fare la finanziaria 2020.
A Renzi per prendere tempo in attesa di costruire il nuovo soggetto politico personale, sul modello di quelli che infestano la scena politica italiana da qualche decennio. Da quando, cioè, i partiti sono così democratici da avere il nome del proprio padrone nel simbolo.
E invece Zingaretti ha fatto il cappotto a tutti. Di Maio resta dov’è, anzi forse ne esce pure ridimensionato come ministro e come capo politico del M5S.
Salvini se ne va all’opposizione a leccarsi le ferite ed a sperare che i suoi stessi camerati non gli facciano la pelle al prossimo congresso.
Per quanto riguarda Renzi, invece, la mossa di Zingaretti, di accettare un Conte bis, ha costretto l’ex segretario a mandare giù il boccone dell’unità del partito.
E se qualcuno pensava che la pregiudiziale su Conte fosse irremovibile, si sbaglia. Zingaretti, che è un galantuomo, non credeva davvero di poter mettere il veto sul nome di un altro galantuomo. Il suo niet era solo strumentale, per costringere Di Maio ad accettare controproposte sui nomi per i ministeri chiave.
Un vero capolavoro. Devo ammettere che non facevo Zingaretti così capace politicamente. Evidentemente mi sbagliavo. Chapeau!
