Caso Roggero, Enzo Palumbo: guardare ai fatti, senza scopi politici a uso del populista di turno
Sulla vicenda che ha visto protagonista il gioielliere Roggero dobbiamo cercare di essere sereni e guardare ai fatti, senza strumentalizzarli per scopi politici a uso del populista di turno. Se Roggero avesse sparato ai rapinatori mentre erano in atto le violenze e le minacce ai suoi familiari durante la rapina, non ci sarebbe stato alcun reato doloso, e, salvo il caso dell’eccesso colposo nella legittima difesa, sarebbe stato probabilmente assolto; il fatto è che, preso dalla rabbia, umanamente comprensibile, li ha inseguiti fin fuori dal negozio, forse per recuperare la refurtiva o anche per vendicarsi, cedendo all’impulso del momento. Tuttavia, la vendetta non è prevista come esimente in nessuna legge di un paese civile. Credo che lo stato d’animo nel quale Roggero si è venuto a trovare e che lo ha fatto andare fuori di testa sia stato opportunamente considerato nella determinazione della pena che altrimenti, per due normali omicidi, sarebbe stata ben più pesante. Ora si tratta di valutare ex post anche l’età del Roggero, cui è stata inflitta una pena che, date le circostanze acclarate in tre gradi di giudizio, non poteva che essere quella che gli è stata comminata, ma che, data l’età, va presumibilmente oltre la sua vita biologica, e io penso che toccherà al PdR, a tempo debito, di valutare serenamente la questione in tutte le sue implicazioni provvedendo potendone commutare anche solo una parte.
Fermo restando quanto sopra “quoad poenam”, c’è poi il problema della provvisionale di € 780.000 (di cui sembra siano già stati pagati € 300.000) cui Roggero è stato condannato in favore delle famiglie dei due rapinatori morti e di quello ferito a fronte di una richiesta complessiva di € 3.300.000 avanzata dai difensori delle relative famiglie. Devo dire che questa cosa, ancorché conseguente all’accertamento del reato, suscita più di una perplessità, anche perché non so se nella sua quantificazione provvisionale sia stata valutato il contributo causale della condotta del danneggiato. In proposito, penso che si dovrebbe tenere conto anche dell’antico principio per cui “causa causae est causa causati”. So bene che questo principio è destinato a cedere rispetto alla c. d. “causalità adeguata” che interrompe il “nesso di causalità” e la “catena delle cause”, e tuttavia penso che in sede civile se ne potrebbe fare una prudente applicazione per evitare di gravare Roggero di ulteriori esborsi che, francamente, sembrano non dovuti o comunque eccessivi rispetto a una vicenda che, è il caso di evidenziarlo, non sarebbe neppure esistita se non ci fosse stata la rapina, per cui la catena della causalità sembra potersi affermare in termini che potrebbero portare anche a escludere il risarcimento.
