Caso Rifiuti nella Tirrenica: il GIP di Messina archivia l’indagine, «Il fatto non sussiste»

Caso Rifiuti nella Tirrenica: il GIP di Messina archivia l’indagine, «Il fatto non sussiste»

Caso Rifiuti nella Tirrenica: il GIP di Messina archivia l’indagine, «Il fatto non sussiste»
Si chiude con una formula liberatoria piena la complessa vicenda giudiziaria che nel 2021 aveva travolto la gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti nei Comuni di Terme Vigliatore, Castroreale e Rodì Milici. Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Messina, dott.ssa Tiziana Leanza, accogliendo integralmente la richiesta della Procura, ha infatti disposto il decreto di archiviazione per tutti i 23 indagati – tra amministratori di importanti società del settore, tecnici e operatori – e per le tre aziende coinvolte.
La parola fine arriva con la formula più radicale prevista dal codice di procedura penale: «il fatto non sussiste».
L’indagine, scattata a seguito degli accertamenti del Nucleo Operativo Ecologico (NOE) dei Carabinieri e coordinata originariamente dai magistrati inquirenti, aveva puntato i riflettori sull’Associazione Temporanea di Imprese (ATI) costituita dalle società Caruter Srl, Multiecoplast Srl e Onofaro Antonino Srl, che gestiva l’appalto dei rifiuti nell’hinterland tirrenico.
Al centro dei sospetti c’erano presunte irregolarità nelle procedure di conferimento e pesatura dei rifiuti a Terme Vigliatore tra il luglio 2019 e il marzo 2021. Gli inquirenti avevano ipotizzato due pesanti fattispecie di reato: Art. 356 c.p. – Frode nelle pubbliche forniture; e l’Art. 452 quater decies c.p. – Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti.
Secondo l’iniziale teorema d’accusa, il mancato o alterato tracciamento dei rifiuti avrebbe consentito di abbattere i costi di smaltimento a discapito della pubblica amministrazione e dell’ambiente, portando nel corso dell’indagine anche a temporanei provvedimenti cautelari e sequestri (successivamente revocati dal Tribunale del Riesame).
Il provvedimento del GIP: totale insussistenza
A distanza di anni dal blitz e dopo approfonditi accertamenti tecnici e documentali, lo scenario ipotizzato dall’accusa è caduto integralmente. Nel decreto appena emesso – il 29 giugno 2026 – , il GIP Tiziana Leanza ha definito le motivazioni della Procura “pienamente condivisibili”, sancendo l’insussistenza degli elementi oggettivi dei reati ipotizzati.
Non vi fu alcuna frode, né tantomeno un traffico illecito di rifiuti: la gestione dell’appalto e il trattamento dei materiali sono risultati conformi alle norme.
Tutti i nomi dei soggetti prosciolti
Il provvedimento cancella ogni ombra sulle figure chiave delle aziende coinvolte e sul personale tecnico. Ecco l’elenco completo dei soggetti per cui è stata disposta l’archiviazione:
I vertici aziendali e le società
• Caruso Giuseppina (legale rappresentante della Caruter Srl)
• Fiasconaro Luca (legale rappresentante della Multiecoplast Srl)
• Gugliotta Francesco (legale rappresentante della Onofaro Antonino Srl)
Gli altri indagati (dipendenti, tecnici e operatori)
• Aliquò Salvatore
• Maniaci Antonino
• Alioto Alex Carmelo
• Arcodia Pignarello Giuseppe
• Baeli Salvatore
• Bonvegna Fabio
• Fazio Gaetano
• Galati Sansone Giuseppe
• Guidara Michele
• Impalà Franco
• Italiano Antonino
• Maniaci Vincenzo
• Onofaro Claudio
• Papale Antonio
• Prizzi Vito Giovanni
• Ravidà Luigi
• Recupero Mario
• Ricciardo Antonino
• Ricciardo Antonio
• Ridolfo Antonio
• Spinella Raffaele
• Boria Claudio
Il collegio difensivo – che ha visto impegnati numerosi legali del foro di Messina, Barcellona Pozzo di Gotto, Patti e Roma (tra cui gli avvocati Natale Bonfiglio, Antonio Salvatore Scordo, Salvatore Silvestro, Natale Venuto, Valerio Spigarelli, Tindaro Celi, Paolo Pino, Flavia Galbato Muscio, Rosario Ventimiglia, Domenico Magistro, Antonino Emanuele Imbesi, Giuseppe Mormino, Riccardo Rotigliano, Pina Trovato, Diego Lanza, Sabrina Ligato, Giorgio Magistro e Melangela Arabella Scolaro) – è riuscito a dimostrare la totale correttezza dell’operato dei propri assistiti.
Con l’ordinanza del Tribunale di Messina si chiude definitivamente un capitolo delicatissimo per l’imprenditoria e la gestione ambientale della provincia peloritana, restituendo piena onorabilità ai lavoratori e alle imprese coinvolte.

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