Caro Mario, il Ponte non è un’opzione è un dovere
Politicamente corretto, come sempre, come tanti, il prof. Mario Draghi parlando al Senato non ha però pronunciato la parola Ponte. Indubbiamente si accinge a lavorare con energia e competenza per salvare l’Italia. Resta da chiarire solo qualche piccolo dettaglio: Draghi salverà la solita Italia, quella lombardo-centrica o riuscirà a spingere lo sguardo del Paese da Eboli in giù? Il Ponte sullo Stretto di Messina è una prova del nove, un esame a cui questo Governo, alla vigilia di un annunciato arrivo di colossali risorse, non si può sottrarre. Il no al Ponte oggi non è motivabile con la mancanza di fondi ed è, praticamente, un no per sempre. Caro Presidente, tu hai concluso il tuo discorso per chiedere la fiducia al Senato dicendo:”Oggi l’unità non è un opzione ma un dovere, guidato da ciò che son certo ci unisce tutti: l’amore per l’Italia”. Ma l’amore deve riguardare tutti gli italiani, non si può certo continuare con la finzione che l’Italia è una e indivisibile, ci sono, tanto per semplificare, due Italie, c’è la irrisolta Questione Meridione che plasticamente diventa visibile guardando l’Alta Velocità. la Banda Larga, le Strutture Sanitarie, le concentrazioni delle Attività Industriali, le Infrastrutturazioni dei Territori, la Continuità Territoriale e quindi anche il Ponte sullo Stretto di Messina, opera di importanza strategica per lo sviluppo del Mezzogiono, utile anche al salvataggio dell’ex Ilva di Taranto che, secondo quanto sottoliea Salvini, potrebbe rilanciarsi producendo l’acciaio necessario per la realizzazione della grande Opera. Che prevalga il buon senso e la concretezza dunque e non il politicamente corretto di facciata che, sul piano pratico, ci porta a lanciare il salvagente a chi sa nuotare. A conti fatti, caro Professore, le imprese che si possono salvare stanno al Nord, per cui se come meridionali guardavamo con una certa paura il Governo Conte, per le note insufficienze di alcuni suoi settori, non vorremmo essere costretti a guardare con terrore il Governo Draghi, tecnicamente migliorato, ma che non appare guarito dallo strabismo che ha generato ed alimenta la disuguaglianza Nord-Sud. Giovanni Frazzica
