Calderoli e l’autonomia surrettizia di Maurizio Ballistreri

Calderoli e l’autonomia surrettizia di Maurizio Ballistreri

Calderoli e l’autonomia differenziata surrettizia di Maurizio Ballistreri 

Il ministro per gli Affari regionali e le Autonomia del governo del presidente Meloni, Roberto Calderoli, cerca di realizzare l’infausto disegno dell’autonomia differenziata in modo surrettizio. Infatti, la legge di bilancio, attraverso l’art 143, affida la determinazione dei Lep – i livelli di prestazione essenziali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale – a una cabina di regia governativa, tagliando fuori dal dibattito il Parlamento e sottraendosi al confronto democratico, assestando così un colpo di maglio definitivo per il Sud, con il  trionfo di un’autonomia regionale che, nei fatti, significa secessione di una parte del Paese, tranciando i valori di solidarietà previsti dalla nostra Costituzione.

Ecco perché, è ineludibile l’esigenza di una nuova battaglia meridionalista e di civiltà democratica e sociale, contro l’autonomia differenziata, come è noto l’attribuzione da parte dello Stato, prevista dalla Costituzione dopo la riforma del 2001, in via esclusiva alle regioni a statuto ordinario di potestà per le materie di legislazione concorrente e/o per tre di quelle di competenza esclusiva dello Stato. Una possibilità che le regioni ricche del nostro Paese, sfrutterebbero, come già annunciato da Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, in primo luogo in materia di risorse finanziarie.

Il Veneto ha già ipotizzato di trattenere il 90% del gettito fiscale dei cittadini e delle imprese italiane residenti, o con sede, in quella regione, sottraendo risorse per circa 41 miliardi l’anno allo Stato centrale; la Lombardia 100 miliardi di euro; l’Emilia-Romagna 43 miliardi di euro, con una perdita totale di 190 su 750 miliardi annui di gettito fiscale e la liquidazione di ogni perequazione tra Nord e Sud del Paese: una secessione per via costituzionale, con l’allargamento ulteriore del divario tra Sud e Nord.

Ecco perché, una nuova battaglia meridionalista deve fare fronte a questo disegno, che riecheggia in forma strisciante la divisione dell’Italia in aree, secondo il modello confederale del primo ideologo della Lega, Gianfranco Miglio, attraverso una modifica costituzionale.

Appare importante per contrastare questo grave e inaccettabile disegno, la proposta di legge di riforma costituzionale di iniziativa popolare promossa dal Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, presieduto da Massimo Villone, assieme ai sindacati della scuola, per la modifica diretta del terzo comma degli articoli 116 e 117 della nostra Carta fondamentale.

La proposta esclude la possibilità che una legge-quadro generica per intese tra Stato e singole regioni – tramite contratti quasi privatistici tra singole regioni e ministero delle Autonomie con il Parlamento esautorato – e prevede una clausola di supremazia della legge statale.

La modifica dell’articolo 117 del disegno di legge popolare, in particolare, individua le materie che devono rimanere competenza esclusiva dello Stato: sanità, lavoro, coordinamento della finanza pubblica, infrastrutture e istruzione, poiché, ad esempio in materia di lavoro, le conseguenze sarebbero devastanti, i contratti collettivi verrebbero realizzati su base territoriale, aumentando il rischio di dumping sociale e il ritorno alle vecchie gabbie salariali.

E’ necessario fare conoscere all’opinione pubblica questa sciagurata prospettiva, attraverso una capillare campagna di informazione e di dibattito, raccogliendo le firme dei cittadini, realizzando una grande mobilitazione democratica, che contrastando il modello di divisione nazionale, sia il segno di una rinnovata iniziativa per l’equità sociale a livello territoriale e la perequazione nella distribuzione delle risorse, a favore del Mezzogiorno.

Si difenderà così, anche il quadro comune dei valori della Repubblica, che segna la natura materiale e non solo giuridico-formale della nostra Carta fondamentale, che richiede, ricordando le parole di uno dei padri costituenti e insigne costituzionalista, Costantino Mortati, «un abito mentale solidarista».

Sul terreno politico è chiara l’insanabile contraddizione tra la visione nazionale di Giorgia Meloni con i propositi di secessione soft della Lega.

Certo, è di tutta evidenza, ma forse il Pd non può incalzare il governo e la sua maggioranza perché l’iniziativa di legge costituzionale sull’autonomia differenziata venne assunta proprio dal centrosinistra con i governi di Massimo D’Alema e di Giuliano Amato e il referendum confermativo si tenne – con l’accodo di entrambi gli schieramenti – durante il successivo esecutivo di Silvio Berlusconi il 7 ottobre 2001, con una partecipazione al voto solo del 34% degli italiani e, d’altra parte, uno dei candidati alla segreteria del partito democratico è Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna e fervido sostenitore dell’autonomia differenziata.

Una domanda: ma i parlamentari meridionali eletti con la Lega, sia a Roma che all’Assemblea Regionale Siciliana non hanno nulla da ridire, nei confronti di questa grave iniziativa anti-meridionalista del loro partito? Si attende una risposta agli elettori e ai cittadini del Sud e della Sicilia!

Riflessione conclusiva: serve un movimento politico unitario del Sud e per il Sud.

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