Bonnie e Clyde di Cosimo Recupero
Quattro giorni di serrato negoziato hanno portato un risultato storico. Il Recovery Fund della UE immetterà nell’economia del Continente 750 miliardi di euro, dei quali 208,8 toccheranno solo all’Italia.
I numeri sono chiarissimi. Per il nostro Paese 80 miliardi di euro sono a fondo perduto e gli altri a tasso agevolato.
Benché l’Italia rappresenti il 12 per cento della popolazione europea, la quota di fondo che è riuscita a spuntare è quasi il 28 per cento.
Il risultato è stato ottenuto grazie al talento negoziale del premier, sicuramente, ma anche grazie all’intervento del Capo dello Stato, che ha svolto azione di moral suasion sui suoi omologhi europei e, ancora, grazie al ruolo di Paolo Gentiloni. L’ex premier, infatti, svolge il ruolo di commissario agli affari economici della UE e questo è stato senz’altro determinante.
Insomma, ha vinto la politica contro le chiacchiere. Ha vinto la diplomazia contro i muscoli, quelli degli amici di Salvini che, nascondendosi dietro la definizione suggestiva di paesi frugali, in realtà volevano opporre il loro diritto di veto per piegare un grande paese fondatore dell’Unione.
Il risultato è stato così rilevante da aprire ancora di più il solco all’interno del centrodestra. Chi infatti ha ancora il gusto di fare politica, come quelli di Forza Italia, ha trovato il modo ed il tempo per riconoscere al governo l’indiscutibile successo, chiedendo però che questo fiume di denaro non venga sprecato in mance e mancette, ma venga utilizzato in investimenti strutturali. E su questo, credo che sia necessario che tutti vigiliamo, non solo Berlusconi ed i suoi colonnelli.
Questo per quanto riguarda i vincitori di questa partita. Per quanto riguarda gli sconfitti, invece, quello che appare è un quadro desolante.
La Meloni dice che poteva andare meglio. Ovvio. Se anziché 200, i miliardi fossero stati 300 sarebbe andata meglio. Per non parlare poi di come sarebbe andata se fossero stati 400. Vorrei ricordare alla Meloni, però, che sarebbe potuta andare anche peggio, come quando al governo c’era lei ed il Paese era sull’orlo del default, tanto da costringerla a votare un governo lacrime e sangue guidato da Mario Monti.
Peggio di lei, però, Salvini che apostrofa questo accordo come “un imbroglio” (testuale). Ricevere 80 miliardi di euro a fondo perduto, per il leader al tramonto della Lega è un imbroglio.
Queste sgangherate uscite dei due leader destrorsi mi ricordano la storia di Bonnie e Clyde. Ma non quella dei due criminali americani vissuti negli anni ’30, quanto piuttosto il film del 1983, diretto da Steno ed intitolato “Bonnie e Clyde all’italiana”. In quella pellicola, un superbo Paolo Villaggio interpretava uno sfortunato rappresentante di giochini fatto di escrementi finti da utilizzare come scherzi. Ad un tratto, la sua valigia viene sostituita con quella di due rapinatori, piena del bottino di una rapina in banca. Appena il protagonista si accorge che nella valigia ci sono svariati milioni, anziché il suo campionario, crede di essere stato buggerato. In una finzione cinematografica tutto ciò è molto divertente. Lo è un po’ meno quando un leader politico vuole far credere che l’imbroglio sta in un fiume di denaro al posto di un campionario di cacchine.
