Bisogna saper perdere di Giovanni Frazzica

Bisogna saper perdere di Giovanni Frazzica

Bisogna saper perdere di Giovanni Frazzica

 

“Bisogna saper perdere”, è il titolo di una canzone di successo interpretata dai Rokes e da Lucio Dalla, presentata al Festival di Sanremo 1967, anno in cui ne Cancelleri ne Di Maio erano ancora nati. Si capisce quindi che c’è questa piccola lacuna che fa parte della cultura popolare degli ultra cinquantenni, che lo sanno tutti che bisogna saper perdere. Che a loro sfugga questa dimensione del vivere civile lo dimostra il fatto che quando i sondaggi portavano il M5S in testa, quindi Cancelleri Presidente, in Sicilia non c’era mafia e vigeva la legalità più assoluta. Ma, non appena la presenza sul territorio di Nello Musumeci ha incominciato a far alzare l’asticella dei sondaggi a suo favore, i due compagni pentastellati sono entrati nel panico. Per Luigi Di Maio, futuro candidato premier dei 5 stelle, la conquista della Sicilia sarebbe un passaggio fondamentale. Tuttavia, col passare dei giorni, si rende conto che il suo sogno di sommare la Sicila a Roma e a Torino per presentarsi con un bel pezzo di Italia in mano alle elezioni di primavera 2018 rischia di svanire: Musumeci è in crescita ed è inattaccabile. L’iniziativa di Fava e della Bindi di utilizzare la commissione antimafia per affossare il centrodestra siciliano non ha prodotto grandi risultati ed allora i due giovanotti decidono di rincarare la dose, chiedono il ricorso degli Osservatori Inernazionali dell’OCSE per vigilare sul buon andamento delle elezioni regionali siciliane, che, a loro avviso, sono a rischio brogli. Se si considera come si perviene ai vertici del M5S, avendo in mente i casi di Genova e di Palermo in particolare, non si può negare che in fatto di brogli i grillini non abbiano maturato una qualche esperienza interna, che tuttavia rappresenta un momento ludico e goliardico rispetto ai seggi presidiati dalle forze dell’ordine, con Presidenti nominati dal Tribunale e scrutatori sorteggiati dalle liste comunali e con i rappresentanti di lista di tutti i partiti pronti a vigilare. Se fosse stato solo Giancarlo Cancelleri, anche se da siciliano non avrebbe comunque dovuto farlo, a spararla così grossa, si poteva anche capire. Ma di Maio no: è il Vice Presidente della Camera, un uomo delle Istituzioni a tutti gli effetti. Con una affermazzione di tal fatta ha gettato discredito non solo sulla Sicila, ma sullo Stato italiano che non riuscirebbe a garantire il regolare svolgimento delle elezioni nella seconda regione del Paese. Ma questa grave affermaione, che esce dalle bocca di una figua istituzionale, come viene percepita all’estero? Da coloro che gestiscono pacchetti vacanze e che devono decidere se includere o meno la Sicilia nei loro programmi? E’ concepibile che per tentare di racimolare qualche pugno di maledettissimi voti si mandino sul lastrico centinaia di famiglie distruggendo ulteriormente e senza motivo la reputazione dell’Isola? In questi ultimi anni, pur in assenza di nuove infrastrutture, con una politica ostile delle Ferrovie dello Stato, pur con tutte le difficoltà che ha avuto il trasporto aereo, il Turismo siciliano, in termini di presenze, ha conseguito risultati notevolissimi. L’insicurezza determinata dagli attentati in Egitto, a Istambul, a Barcellona e a Parigi, ha indotto migliaia di viaggiatori ad orientarsi verso la più tranquilla Sicilia. E’ chiaro quindi che il richiamo turistitico di un territorio, oltre che dai valori intrinseci (paesaggio, beni culturali, gastronomia, servizi, etc.) è determinato dalla reputazione, anche politica, del territorio stesso. E’ deprecabile che certi politici dalla doppia morale sulla Sicilia, territorio dove dai sondaggi più diversi e più attendibili affettuati sono certi di perdere la partita, fanno un gioco da irresponsabili, criminale, perché danneggia terze persone che non sono in gara per la politica, ma lottano quotidianamente per il pane. Gentiloni, Minniti e Crocetta (Presidente ancora in carica della Regione siciliana) che dovrebbero sentirsi particolarmente offesi e indignati dalle parole di Di Maio, fingono di ignorarlo. Qualcuno invece dovrebbe chiedere le sue dimissioni da Vice Presidente della Camera, perché, a quel livello, non si può fare un gioco così sporco nei confronti di inermi, incolpevoli, cittadini siciliani. E ci siamo limitati a parlare solo di Turismo, ma quando si sporca il brand Sicilia, ogni attività va in malora! Se la nostra deve essere una democrazia dell’alternanza, probabilmente questa volta non tocca a loro vincere, se ne facciano una ragione piuttusto che distruggere il campo da gioco.  

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