Biden: tra Democrazia imperfetta e New Deal
BIDEN: TRA DEMOCRAZIA IMPERFETTA AMERICANA E NEW DEAL PER IL XXI SECOLO di Maurizio Ballistreri
La vittoria di Joe Biden, al netto degli esiti dei ricorsi legali annunziati da Trump, certifica che, nonostante i cantori della politica made in Usa di casa nostra, quel sistema democratico è imperfetto. Non prevede l’elezione diretta del presidente ma attraverso il filtro dei cosiddetti “grandi elettori”, non si sa chi vince la sera delle elezioni, si vota per posta come nelle “Repubbliche delle banane” del Sud-America nel ‘900, può vincere chi prende meno voti in assoluto e perdere chi vince in più Stati.
Biden è espressione di un serio professionismo politico, al Senato da ben 47 anni, viene da una famiglia della middle class e potrebbe incarnare un New Deal per il XXI Secolo, con l’introduzione di un vero Welfare State in America e una diversa attenzione per i ceti più deboli, ma dovrà fare i conti con Kamala Harris, subito incensata come la “campionessa” dei diritti delle donne e delle minoranze etniche, che, in verità, è espressione del sistema del capitalismo Usa, con un patrimonio familiare stimato di oltre 51 milioni di dollari.
Il nuovo presidente dovrà percorrere lo stretto crinale tra il modello del capitalismo globalizzato dell’asse Clinton-Obama-Harris e gli elementi di socialismo sostenuti da Bernie Sanders e da Alexandria Ocasio-Cortez, veri esponenti di un genuino impegno per coniugare diritti civili e diritti sociali.
Insomma, gli Stati Uniti, dopo le presidenziali, sono una grande incertezza
