Berlusconi’s boys di Cosimo Recupero
Passaggio di consegne fra il governo uscente e quello entrante a Palazzo Chigi.
Considerato che l’Italia non ha mai brillato per stabilità dei governi, questa è una scena che si è ripetuta quasi una settantina di volte. Eppure il Paese è riuscito ad andare avanti, nonostante questi continui cambi di squadra.
Ma stavolta il passaggio di consegne è avvenuto con una spettacolarizzazione mai vista prima. La rete ammiraglia della RAI, quel TG1 a trazione grillina, ha trattato l’uscita di Conte come un evento epocale, con uno spazio ben più grande di quello riservato allo stesso insediamento del nuovo governo.
Quelli che gridavano contro i governi non eletti da nessuno hanno fatto passare l’idea che quello sconosciuto signore che ha occupato Palazzo Chigi per mezzo lustro, senza essere eletto da nessuno, fosse una sorta di monarca di divina discendenza, costretto all’esilio da un popolo ingrato. Sempre gli stessi avevano giurato “o Conte o morte”, almeno fino a quando non hanno sentito la morte (in senso politico) arrivare davvero. A quel punto non ci hanno pensato un attimo a mollare il loro eroe, abbandonandolo da solo, davanti a Palazzo Chigi, a tenere una conferenza stampa dietro ad un tavolo metallico, preso da chissà quale polveroso scantinato. Solo, lì, come uno che deve liquidare la poca merce rimasta, per raggranellare gli ultimi spiccioli di gloria, prima di chiudere per sempre bottega. Non c’era nessuno quella mattina con lui. Né quel Di Maio, che fino a poche ore prima non vedeva alternative a Conte. Né Di Battista, che adesso giura di voler sostenere i provvedimenti che il nuovo governo adotterà, come se fosse ancora in parlamento.
Non c’era Grillo, che dopo aver farneticato anche lui sui pericoli che correva l’Italia a perdere cotanto leader, lo ha mollato senza nemmeno una parola di ringraziamento. E non c’era nemmeno Casalino, il baciato dalla fortuna che, per due anni e mezzo, ha vissuto da sultano alle spalle della collettività facendo da ufficiale di collegamento fra Palazzo Chigi e la casa madre di Milano.
Oggi tutti ad osannare Conte, ma sempre per interposta persona. Il Tg1, ma soprattutto i social sui quali si leggono pipponi strappalacrime su quest’angelo caduto dal cielo che in realtà, a leggere le carte, era quello che voleva smantellare la democrazia, come abbiamo avuto modo di dire altrove.
Uno spettacolo stucchevole, ci viene da dire. Proprio perché messo in piedi da quanti non hanno esitato un attimo a mollarlo, pur di non perdere i propri privilegi. Un vero e proprio funerale dello zio d’America, nel quale tutti fanno finta di piangere, provando però a calcolare quale percentuale di eredità toccherà loro.
Tutto questo ci permette di fare una considerazione. Non essendoci più i partiti, ormai la politica ha bisogno di eroi solitari ai quali il popolo si possa affezionare. Bisogna costruire figure, personaggi, sagome buone per la narrazione, come il capitano Salvini, salvo poi mollarli quando la loro vena si è esaurita.
Tutto questo è il nuovo modello imposto da Berlusconi con la sua discesa in campo, adottato artigianalmente da Di Pietro che fu il primo a imprimere il proprio nome nel simbolo del partito, ed ingegnerizzato poi da Casaleggio e Grillo che hanno compiuto un vero miracolo della comunicazione riuscendo a far passare personaggi minori come Di Maio per statisti o persone di maggiori qualità personali ma del tutto sconosciute ai più, come Conte, per eroi.
Da qui ne deduciamo che in effetti non c’è niente di strano se oggi i grillini governano insieme al cavaliere. In effetti non sono per niente diversi, anzi. Loro sono i migliori allievi di questa idea della politica fatta in TV. I giovani venuti su con la lotteria dei click sono in realtà dei veri e propri Berlusconi’s boys.
