Barcellona, il dopo voto visto da Cosimo Recupero (Psi)

Barcellona, il dopo voto visto da Cosimo Recupero (Psi)

Dr. Recupero, il risultato delle elezioni amministrative del 4 e 5 ottobre scorsi ha visto un centrosinistra sconfitto pesantemente. Quali sono, secondo lei, le cause di questa sconfitta?

Sono svariate, direi. Sicuramente l’armata di centrodestra, che ha schierato un esercito di 11 liste ha reso la sfida impari e, mi permetta, anche un po’ sleale.

In che senso?

Nel senso che era ovvio che con 264 candidati schierati contro i 67 del centrosinistra il risultato finale non poteva che essere questo. Anzi, va detto che i due sfidanti di Calabrò, Mamì e Sottile, hanno preso più voti delle liste che li sostenevano. Ciò dimostra che, dove può, l’elettore cerca di esercitare il proprio voto per convinzione più che per costrizione.

Ma il centrodestra ha accusato il centrosinistra di essere l’autore, con Crocetta, di questa legge elettorale. Cosa risponde?

Che è vero, ma loro perché non l’hanno cambiata in questi due anni di governo alla Regione? Considerato anche che l’ARS è salita agli onori della cronaca per aver lavorato solo 38 ore in un anno, avrebbero avuto tutto il tempo per cambiare questa legge elettorale che, mi permetta, definirei criminale. Evidentemente sta bene anche a loro ed infatti non la cambiano.

Cosa prevede adesso per il futuro della città?

In tutta sincerità, niente di buono. Di fatto la compagine che governerà Barcellona Pozzo di Gotto sarà la stessa identica che aveva gestito la città fino al giorno prima delle elezioni. L’unica novità è stata la sostituzione del sindaco che, come si sa, ha lasciato per i gravi problemi di salute che lo hanno colpito negli ultimi anni. Anzi, a tal proposito, mi permetta di dire due cose: la prima è che auguro a Roberto Materia una pronta guarigione. La seconda è che ho notato il cinismo con il quale i suoi compagni di strada lo hanno trattato. A me è sembrato che i nuovi capi del centrodestra abbiano scaricato Materia senza troppi complimenti, non citandolo mai, se non nel comizio finale, quando ormai era troppo tardi per farla sembrare una cosa sincera. Buona creanza avrebbe voluto che fosse proposta a lui la ricandidatura a sindaco, certi che l’avrebbe rifiutata proprio per il suo stato di salute. E invece a loro non è sfuggita l’occasione per liberarsi di Roberto Materia senza troppi complimenti, facendo credere che la sua sostituzione avrebbe rimesso a nuovo la coalizione.

Ma Calabrò ha assicurato che nessuno degli assessori della giunta Materia sarà riconfermato.

Intanto questo è da verificare. Ed oltre questo, ammesso che nessuno sarà riconfermato, comunque in politica non contano solo gli incarichi formali. Non è tanto chi detiene una carica che ne determina l’indirizzo politico e le grandi scelte. Lei pensa che gli assessori uscenti, che peraltro vantano spesso centinaia di voti conseguiti nelle urne, se ne staranno buoni buoni a fare i peones nell’aula consiliare? E poi non è un mistero che sia l’Onorevole Calderone l’anima di questa nuova amministrazione come quella precedente. Quindi, non credo che ci saranno grandi novità. Anzi…

Anzi?

Oltre alle scelte di amministrazione che non saranno troppo diverse dal passato, credo che la giunta Calabrò nasca sotto i peggiori auspici. Sono convinto che presto esploderanno delle guerre fra bande per la scelta degli assessori. Basta guardare i numeri. Nove liste sono andate quorum  e si dovranno spartire sette assessorati. Quindi resteranno fuori due liste che non avranno niente. Aggiungiamo pure che le due liste più forti, Forza Italia e Diventerà Bellissima, pretenderanno qualcosa in più rispetto alle altre liste, visto che hanno avuto quattro consiglieri ciascuna. E aggiungiamo anche che fra le liste che già, in prima battuta, si sono viste assegnare un assessore c’è la Lega di Salvini che però non ha preso il quorum. Da ciò deduco che a Natale Munafò, in quota proprio alla Lega, toccherà lo stesso destino di cinque anni fa, quando fu nominato assessore a scadenza. Anche stavolta rischia di essere una meteora della politica barcellonese.

Abbiamo parlato del centrodestra. Adesso parliamo del centrosinistra. Che giudizio da sulla candidatura e su tutto il resto?

Mamì è stato sicuramente un ottimo candidato sul piano del profilo personale. Però la sua candidatura è nata male. Quando facemmo le primarie nel 2012 queste servirono non a scegliere uno ed escludere gli altri. Servirono solo a stabilire chi faceva cosa, premesso che tutti avrebbero avuto spazio nella giunta. Quelle tenute quest’anno, invece, si sono svolte in un clima di contrapposizione, accentuato dal fatto che il PD si presentava spaccato, tanto che lo stesso Paolo Pino, alla luce del risultato, ha persino lasciato il partito. Inoltre, averle organizzate quasi alla chetichella, convocandole il martedì per il sabato successivo, ha dato l’impressione di una cosa improvvisata, fatta più come una disfida, appunto, che come una festa di democrazia. Ricordando sempre l’esperienza del 2012, le primarie erano già state concordate nel settembre dell’anno prima e programmate per il novembre 2011. Furono poi spostate a febbraio del 2012 nella speranza che il PD sciogliesse la riserva, cosa che poi non fece. Quindi gli elettori le aspettavano con entusiasmo, come una festa, appunto. Inoltre ha stupito tutti la enorme partecipazione di popolo. Circa 3000 persone contro le 1600 di otto anni fa. Non vi è dubbio che le primarie di febbraio scorso siano state in qualche modo infiltrata da ambienti non di centrosinistra.

E le ragioni della sconfitta elettorale sono da attribuirsi solo alle primarie?

Assolutamente no. Però quelle primarie sono state il segno dello stato di fibrillazione nel quale la coalizione si è mossa sin da subito. La coalizione si è mossa poi in ordine sparso e la nostra impressione è stata che anziché riunirci intorno ad un progetto, fossimo tutti l’uno contro l’altro armati.

In che senso?

Qualche esempio: si sono fatte pochissime riunioni di coalizione alle quali noi socialisti non venivamo convocati. La campagna elettorale è stata fatta spesso da Città Aperta in totale solitudine. Troppe volte i componenti di Città Aperta andavano nei quartieri da soli. Mi riferiscono, non so se sia vero, che addirittura alcune visite ai quartieri venissero fatte dal candidato sindaco accompagnato spesso da due o tre persone. Questo è un errore di grammatica politica. Se ti candidi a sindaco e ti fai vedere in giro con pochi amici, dai l’impressione che non hai nessuno dietro  che ti sostiene. Ed in psicologia esiste quel meccanismo che si chiama “prova sociale”. Le persone tendono a fare le scelte che fa la maggioranza delle persone, la massa. Basta guardare lo sport. Perché squadre come la Juventus hanno più tifosi di altre? Perché storicamente hanno vinto di più e le persone stanno sempre con chi vince o da l’impressione di farlo. Se giri da solo, la gente pensa che sei da solo. Se sei da solo non sei un vincente e se non sei un vincente nessuno ti viene dietro. E’ semplice.

E poi credo anche che sia stato sbagliato completamente il tono della campagna elettorale. Il centrosinistra avrebbe dovuto attaccare pesantemente gli avversari ma non lo ha fatto, limitandosi a parlare di tecnicismi che non scaldano il cuore della gente. Gli elettori vogliono vedere scorrere il sangue, metaforicamente parlando. Noi invece ci siamo presentati come una compagnia di danza classica che ballava in calzamaglia con gesti lenti e gentili. Non funziona così.

Voi avevate proposto il Dr Paolo Calabrò, consigliere del centrodestra sotto al giunta Collica, come assessore. Non è che la sua mancata indicazione ha magari incrinato i rapporti fra i socialisti da una parte e il resto della coalizione dall’altra?

Sicuramente non è stato un passaggio felice. Calabrò poteva essere per noi un elemento di raccolta di voti nel centrodestra. Certo, non è che avremmo vinto le elezioni grazie a lui, ma sicuramente avrebbe rappresentato un elemento di novità nella compagine di governo della città.

Ma lui aveva votato la sfiducia alla Collica.

Vero, ma anche il PD lo aveva fatto. Quindi era un non argomento accettabile.

Cosa vede per il futuro del centrosinistra in città?

Credo che sia necessario fare una analisi molto seria e profonda del risultato ed agire di conseguenza. La prima cosa da fare è rifondare dalle basi la coalizione, ammesso che ci sia ancora voglia di stare insieme. Il PD ha invertito la tendenza in Italia. A Termini Imerese il centrosinistra espugnava il Comune nelle stesse ore nelle quali noi rimediavamo una sonora sconfitta. Quindi la crisi del centrosinistra non è generalizzata, ma riguarda Barcellona e Milazzo. Se non si cambia registro saremo condannati alla irrilevanza politica per lunghi anni ancora. Non ci si può continuare a crogiolare in un modesto “poteva andare peggio”. Né si può pensare di sfruttare le elezioni solo per lucrare qualche posto in consiglio, rassegnandosi alla perenne sconfitta contro i nuovi capi del vapore.

Solo questo?

Ovviamente no. In Italia assistiamo ad una crisi profonda dei populisti. I grillini si stanno squagliando come neve al sole, come era prevedibile. La cavalcata trionfale di Salvini sembra essersi bruscamente interrotta. Il mito della società civile è in crisi profonda, anche per le vicende che hanno travolto personaggi di certa antimafia di facciata. Credo che i partiti debbano riorganizzarsi per intercettare la domanda di politica che viene dalla gente che, senza di questa, si rifugia nell’astensione che, ai fini delle elezioni, è irrilevante. Se non si va a votare non è che i sindaci non si eleggono. Semplicemente si lascia che siano eletti da logiche che niente hanno a che fare con le grandi visioni politiche dei partiti tradizionali. E’ con l’astensione che hanno gioco facile quei potentati che prendono persone dal nulla, spesso senza capacità specifiche, e di colpo le catapultano nelle aule consiliari, se non in quelle parlamentari, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

Nei paesi dove la politica fa il proprio mestiere non c’è spazio per i populisti. In Portogallo i socialisti hanno governato bene e l’elettorato li ha premiati esattamente un anno fa con un netto 39 per cento alle elezioni. In Francia, con l’arrivo di Macron, i socialisti erano letteralmente spariti. Solo tre anni dopo si sono ripresi Parigi con il 60 per cento, costringendo il Presidente della Repubblica a formare un nuovo governo per rilanciare l’azione politica dell’esecutivo

Tornando alle nostre latitudini, credo che il centrosinistra debba considerare molto attentamente l’abbraccio con il Movimento 5 Stelle e debba pretendere che alle prossime elezioni amministrative il candidato sindaco debba essere espressione dei partiti. La società civile, se vuole, si unisce. Ma non si può pensare che si faccia una quarta candidatura consecutiva di Città Aperta alla quale i partiti si aggregano. E’ una questione di dignità della politica.

Il PD barcellonese cosa deve fare in tutto questo?

Il PD, a livello nazionale, deve capire cosa vuole fare da grande. Si definisce un partito di sinistra, ma parla solo di unioni civili, droghe leggere e immigrazione incontrollata. Nessuno parla più di lavoro, di fabbriche, di produzione, di commercio al dettaglio, di artigianato. E’ stato il PD a contribuire a precarizzare il lavoro. Non ci vedo niente di sinistra in questo. Per questo motivo parlo di socialisti. C’è bisogno di una grande forza socialista che si intesti nuovamente le battaglie storiche dei lavoratori e degli strati sociali più indifesi.

E ce n’è bisogno a Roma come a Barcellona Pozzo di Gotto. Ed è su questo che stiamo lavorando.

Bene. Buon lavoro allora.

Grazie. Buon lavoro anche a voi.

G.F.

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