Autonomia differenziata e partito del sud di Maurizio Ballistreri

Autonomia differenziata e partito del sud di Maurizio Ballistreri

Le dimissioni dal comitato per l’autonomia differenziata, di due presidenti emeriti della Corte costituzionale Giuliano Amato e Franco Gallo, dell’ex presidente del Consiglio di Stato Alessandro Pajno e dell’ex ministro Franco Bassanini, dovrebbero far riflettere il governo, in primo luogo il ministro Roberto Calderoli, sull’esigenza di una ridiscussione aperta del disegno di legge in questione, a partire dal tema sollevato dai quattro giuristi.

Il tema è quello dei Lep, i Livelli essenziali delle prestazioni sociali, che sono previsti dalla Costituzione per garantire diritti civili e sociali in tutto il territorio nazionale,

Nella lettera che Amato, Gallo, Pajno e Bassanini hanno inviato a Sabino Cassese, presidente del Comitato, si sostiene che nella prevista definizione dei Lep, restano irrisolti alcuni problemi di fondo, fra cui la stima economica di massima e le coperture a disposizione. La verità è che il calcolo complessivo dei Lep è quasi impossibile – come ha relazionato l’Ufficio Parlamentare di Bilancio in audizione a giugno – e la cifra potrebbe essere abnorme.

Ecco perché l’obiettivo di Calderoli è ridurre i Lep alla spesa storica regionale e limitarne la definizione alle materie che Lombardia e Veneto vogliono trattenere per sé, ovvero cristallizzare il gap economico e sociale fra le diverse regioni italiane.

La soluzione per garantire ai territori che hanno prestazioni più basse, quelle del Mezzogiorno in generale, è rappresentata dall’indirizzare le risorse verso i Comuni, anziché verso le Regioni, in particolare come rivendica la “triade” Lombardia-Veneto- Emilia-Romagna, dove è concentrata la gran parte della ricchezza del nostro Paese, e che potrebbe gestire in autonomia materie importanti – dall’ambiente alla salute, dall’istruzione ai trasporti – sottraendone la potestà allo Stato.

Insomma, la “secessione dei ricchi”, già in atto d’altronde, come testimoniano i dati dell’ultimo rapporto Svimez, che hanno previsto che per quest’anno il Meridione sarà sempre più povero

Dalle proiezioni Svimez, il pil del Mezzogiorno andrà a contrarsi dello 0,4%; quello del Centro-Nord a +0,8, valutando che a causa dei rincari dei beni energetici e alimentari l’incidenza delle famiglie in povertà assoluta potrebbe crescere di circa un punto percentuale, salendo all’8,6%, con forti eterogeneità territoriali: + 2,8 punti percentuali nel Mezzogiorno, contro lo 0,3 del Nord e lo 0,4 del Centro. In valori assoluti si stimano 760mila nuovi poveri causati dallo shock inflazionistico (287 mila nuclei familiari), di cui mezzo milione al Sud. In base alle stime Svimez, l’aumento dei prezzi di energia elettrica e gas si traduce in un aumento in bolletta annuale di 42,9 miliardi di euro per le imprese industriali italiane; il 20% circa (8,2 miliardi) grava sull’industria del Mezzogiorno.

Insomma, con l’autonomia differenziata il Paese aumenterebbe i divari territoriali e tra i tra cittadini, mentre invece, come indicato anche dall’Unione Europea in ordine all’uso del PNRR serve coesione sociale.

Le classi dirigenti meridionali, tranne qualche raro caso, sono silenti, ecco perché serve il “Partito del Sud”, ma che non sia un caravanserraglio elettoralistico, in vista delle elezione europee del 2024.

lwzws