A Gaza non entrerà più neanche un chicco di grano
“A Gaza non entrerà più neanche un chicco di grano” di Patrizia Zangla
La Casa Bianca tace. L’Europa tace. Il Governo Meloni tace. Come spiegheremo alle generazioni future il colpevole silenzio?
Il piano “Carri di Gedeone” sta per entrare nel vivo con un attacco massiccio: realizzare la militarizzazione a Gaza con la presenza permanente di forze militari israeliane e la deportazione della popolazione civile. Lunedì scorso il gabinetto di sicurezza israeliano ha deciso per la Striscia e i suoi abitanti l’espansione per la conquista dell’enclave e lo sfollamento coatto. Secondo la stampa israeliana l’offensiva dovrebbe iniziare dopo la visita del presidente Trump in Medio Oriente prevista dal 13 al 16 maggio. Il piano lascia inascoltati i ripetuti interventi delle Nazioni Unite sulle “gravi violazioni” del diritto internazionale in corso nell’enclave.
Il piano di espansione militare arriva dopo due mesi di blocco totale degli aiuti e da nove settimane dalle ultime provviste alimentari nella Striscia. La minaccia di Smotrich, ministro delle Finanze dell’ultra destra israeliana trova compimento: “a Gaza non entrerà più neanche un chicco di grano”.
Così è: niente generi alimentari di prima necessità, niente acqua, niente medicinali.
Sul Web girano foto della Striscia, prima e dopo. Prima: con le strade, le case i giardini, la gente che cammina, i fiori sui tavoli delle terrazze. Dopo: distruzione e macerie. Morti.
I raid israeliani -decisi dall’esecutivo di Governo più a destra della storia israeliana- hanno provocato oltre 52mila morti. Soprattutto di donne e bambini. Le agenzie riferiscono che nella Striscia le condizioni di vita sono insostenibili, l’agenzia Reuters riporta che Hamas ha giustiziato saccheggiatori che hanno preso d’assalto i pochi negozi di alimentari. Smotrich ha anche affermato che ormai la liberazione degli ostaggi è “obiettivo secondario” rispetto alla rioccupazione di Gaza e alla distruzione di Hamas. Dichiarazioni che, come prevedibile, hanno provocato altre tensioni a Israele sfociate in veri scontri a Gerusalemme.
Non è in discussione “l’evento 7 ottobre” -il 7 ottobre 2023 miliziani di Hamas attaccano a sorpresa il territorio a sud di Israele uccidendo 1200 persone tra civili israeliani e militari, prendendo in ostaggio 250 di questi, portati prigionieri in nascondigli entro la Striscia- ma riflettere sugli effetti sconvolgenti di questa guerra che, giorno dopo giorno, assume carattere di omicidio di massa.
Questa è una guerra figlia del ‘900, iniziata nel 1948. Oggi, se andiamo a controllare il planisfero politico, la Palestina non esiste: alla morte di Yasser Arafat -era il novembre 2004- i problemi sciamano impedendo la nascita di uno Stato di Palestina indipendente e sovrano.
La corsa al potere di Netanyahu è incontenibile e incontrollabile, in queste ore l’esercito israeliano ha diretto sincronicamente le sue azioni militari a Gaza e moltiplicato gli attacchi in Siria e i bombardamenti il Libano nonostante “il cessate il fuoco”, si sta allontanando il progetto di una Palestina libera.
Non dobbiamo stupirci se la situazione sta degenerando in pericolose forme aggressive di antisemitismo, mentre il tritacarne mediatico sta omogeneizzando pezzi di storia del ‘900 e partorendo turpi forme di rovescismo storico nei confronti del popolo ebreo perché in atto non è morta ‘solo’ l’idea di Palestina libera ma è morta Israele.
