46° del PMLI, Scuderi: La questione del potere politico

46°  del PMLI, Scuderi: La questione del potere politico

46° Anniversario della fondazione del PMLI Scuderi: La questione del potere politico

Per sottolinearne l’importanza politica, ideologica e organizzativa su un tema che riguarda “la

madre di tutte le questioni”, Il Bolscevico ha deciso di ripubblicare integralmente e con l’evidenza

dell’intera prima pagina l’Editoriale del Segretario generale del PMLI, compagno Giovanni

Scuderi, “La questione del potere politico”, scritto in occasione del 46° Anniversario della

fondazione del Partito e pubblicato per la prima volta su “Il Bolscevico” n. 14/2023,

Un’importanza che è stata sempre più riconosciuta e apprezzata all’esterno come all’interno del

Partito. Ne abbiamo avuto un’evidente conferma nei messaggi di compagni e organizzazioni

stranieri giunti per l’ultima Commemorazione di Mao.

Pensiamo all’incoraggiante commento del compagno americano Cristopher che ha “trovato questo

saggio corroborante e prezioso, che dovrebbe essere ampiamente letto e studiato dal popolo italiano

e da tutti i popoli del mondo”. L’eco che questo Editoriale ha avuto in America dimostra quanto sia

importante e autorevole. E ciò dovrebbe spingere tutti le istanze di base, i membri e i simpatizzanti

del PMLI a studiarlo, valorizzarlo e diffonderlo nel proletariato e le masse popolari. Anzitutto

studiarlo e approfondirlo allo scopo di comprenderne la portata strategica, di impadronirsene e

quindi di riuscire a farlo conoscere il più ampiamente possibile. Non dobbiamo perciò stancarci di

diffonderlo, specialmente tra le operaie e gli operai, ma anche tra le studentesse e gli studenti.

Approfittando delle manifestazioni sindacali, studentesche, ambientaliste.

Prendiamo esempio dalle compagne e dai compagni che già hanno operato in tal senso e dalle

istanze che hanno studiato l’Editoriale e approvato una Risoluzione di sostegno e di impegno a

diffonderlo. La delegazione nazionale del PMLI lo diffonderà a Roma il prossimo 7 ottobre alla

grande e importante manifestazione nazionale della CGIL, cosciente che oggi possiamo e

dobbiamo tornare a porre il problema del socialismo e del potere politico del proletariato, senza i

quali non si può cambiare veramente l’Italia.

Come ha indicato il compagno Scuderi, “Le operaie e gli operai anticapitalisti coscienti e informati

prendano in carico senza indugio questa questione e la pongano all’interno dei luoghi di lavoro, dei

loro sindacati, partiti e movimenti. E i partiti con la bandiera rossa aprano una grande discussione

pubblica e privata per elaborare un progetto comune sul socialismo con il proletariato al potere”.

La sola lotta rivendicativa, economica e sindacale, per quanto indispensabile, rimane tuttavia

parziale e non risolutiva se non si mette in discussione il sistema capitalistico. Come ci dimostrano

le esperienze, internazionali e nazionali, le conquiste dei lavoratori e delle masse popolari, per

quanto importanti, possono essere rapidamente riassorbite se il potere politico rimane in mano alla

borghesia. Per i capitalisti, i liberali e riformisti, i falsi comunisti, il proletariato non deve

rivendicare il potere politico, ma rassegnarsi al massimo ad elemosinare qualche miglioramento di

condizioni attraverso l’elettoralismo e il parlamentarismo disegnati dalla Costituzione borghese, di

cui essi si ergono a difensori e guardiani. Per questo il compagno Scuderi ci dice altresì: “Il

proletariato, sia perché produce tutta la ricchezza del Paese, sia perché è l’unica classe che può

sradicare lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e le cause economiche che generano le classi e tutti i

problemi delle masse, sia perché numericamente è di gran lunga maggiore rispetto alla borghesia,

ha il diritto di avere il potere politico. Un diritto che deve rivendicare con forza e determinazione e

imporlo con la rivoluzione socialista, quando matureranno le condizioni, perché non gli è

riconosciuto dalla Costituzione e perché non è possibile ottenerlo per via parlamentare”. Non c’è

altra strada se il proletariato vuole diventare una classe per sé e non ridursi a essere

semplicemente una classe in sé. Questa è la verità confermata dall’esperienza storica del

movimento operaio nazionale e internazionale, e questa e solo questa è anche la vera lezione da

trarre.

di Giovanni Scuderi*

C’è una questione molto importante, fondamentale, che è completamente assente nel dibattito

politico. È la questione del potere politico, la madre di tutte le questioni. I partiti del vigente regime

capitalista neofascista non hanno alcun interesse a parlarne perché a costoro sta bene che al potere

ci sia la borghesia. L’unico partito che ha interesse a parlarne è il PMLI, il cui compito generale è

quello di guidare il proletariato, la classe delle operaie e degli operai, alla conquista del potere

politico.

Il nostro Paese è diviso in classi, i diversi e distinti gruppi sociali in cui è suddivisa la popolazione.

Le classi principali sono due: la borghesia e il proletariato o classe operaia.

La borghesia, il gruppo sociale più ricco, ha in mano tutto il potere: da quello politico ed economico

e finanziario a quello istituzionale, giuridico, culturale e mediatico. Il proletariato invece non ha

niente, tranne le braccia per lavorare. E nel lavoro viene sfruttato per arricchire la borghesia tramite

il plus valore, ossia la parte delle giornata di lavoro in cui l’operaio, o l’operaia, lavora gratuitamente

per il capitalista. Il plusvalore è la fonte del profitto e della ricchezza della classe dei capitalisti e

dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Il proletariato, sia perché produce tutta la ricchezza del Paese, sia perché è l’unica classe che può

sradicare lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e le cause economiche che generano le classi e tutti i

problemi delle masse, sia perché numericamente è di gran lunga maggiore rispetto alla borghesia,

ha il diritto di avere il potere politico. Un diritto che deve rivendicare con forza e determinazione e

imporlo con la rivoluzione socialista, quando matureranno le condizioni, perché non gli è

riconosciuto dalla Costituzione e perché non è possibile ottenerlo per via parlamentare.

Attualmente il proletariato si batte per il lavoro, il salario, la parità salariale, l’orario e la settimana

di lavoro, la pensione, la sanità, l’istruzione, il fisco, le bollette, l’ambiente, il clima e su tanti altri

fronti di lotta, tra i quali l’antifascismo, ma su un piano riformista, elettorale e costituzionale, senza

mettere in discussione il potere della borghesia e il suo sistema economico capitalista.

Il fatto è che il proletariato non si è ancora posto la questione della conquista del potere politico.

Nemmeno la sua punta più avanzata costituita dal Collettivo di fabbrica GKN, sostenuto

attivamente dal PMLI fin dall’inizio della sua esemplare e storica lotta per la salvaguardia della

fabbrica, si è posto questa strategica questione.

Eppure nell’Ottocento, sotto l’influenza di Marx ed Engels, il proletariato ne aveva coscienza. E con

maggior profondità e concretezza nel Novecento sotto l’influenza di Lenin, separandosi dai

riformisti e fondando il Partito comunista d’Italia. Senonché la borghesia, prima attraverso la

direzione dogmatica, settaria e astensionista di principio di Bordiga, e poi con la direzione

revisionista di destra di Gramsci, Togliatti e dei loro successori fino a Occhetto, gradualmente è

riuscita a cancellare nella testa e nei piani del proletariato l’obiettivo della conquista del potere

politico.

È giunto però il momento che il proletariato rifletta sul suo futuro, che si appropri della sua cultura,

che è il marxismo-leninismo-pensiero di Mao e non quella dell’operaismo, dell’anarco-sindacalismo,

del riformismo e della socialdemocrazia, che prenda coscienza di essere una classe per sé, non solo

in sé, il cui compito fondamentale è cacciare dal potere la borghesia con la forza e prenderne il

posto come classe dominante, cambiando radicalmente la società, nella struttura e nella

sovrastruttura.

Le operaie e gli operai anticapitalisti coscienti e informati prendano in carico senza indugio questa

questione e la pongano all’interno dei luoghi di lavoro, dei loro sindacati, partiti e movimenti. E i

partiti con la bandiera rossa aprano una grande discussione pubblica e privata per elaborare un

progetto comune sul socialismo con il proletariato al potere.

Quantunque si sostenga che siamo passati dall’assetto industriale, che produce prodotti materiali,

all’assetto postindustriale, che produce prodotti immateriali, il sistema economico è sempre quello

capitalista.

Il capitalismo, il sistema economico della borghesia, passa di crisi in crisi, specie finanziarie e

bancarie come quella di queste settimane. Alla fine si salva grazie agli interventi degli Stati investiti facendone pagare le spese alle masse. Esso ha continuo bisogno di correzioni, adeguamenti e

aggiornamenti per essere salvato. Addirittura il magnate Carlo De Benedetti nel suo recente libro ha

auspicato di ricorrere a “un nuovo socialismo”, che in sostanza ripropone la vecchia

socialdemocrazia di cui oggi il principale teorico è il sociologo Domenico De Masi.

Nulla che assomigli, nemmeno pallidamente, all’autentico socialismo, così definito nel marzo 1850

da Marx: “Il socialismo è la dichiarazione della rivoluzione in permanenza, la dittatura di

classe del proletariato, quale punto di passaggio necessario per l’abolizione delle differenze di

classe in generale, per l’abolizione di tutti i rapporti di produzione su cui esse riposano, per

l’abolizione di tutte le relazioni sociali che corrispondono a questi rapporti di produzione, per

il sovvertimento di tutte le idee che germogliano da queste relazioni sociali”.

Il proletariato deve quindi porsi come obiettivo strategico la conquista del socialismo. Intanto

mettendo nel mirino il governo neofascista Meloni, che tra l’altro tenta di riscrivere la storia del

fascismo e dell’antifascismo calunniando la Resistenza, e creando il più largo fronte unito possibile

per abbatterlo.

Il nostro auspicio è che il proletariato si affretti a imboccare la via del socialismo e del potere

politico, anche perché la situazione internazionale, dopo la criminale aggressione dell’Ucraina da

parte del nuovo zar Putin per ripristinare l’impero zarista, si fa sempre più incandescente a causa

delle contraddizioni crescenti tra l’imperialismo americano e il socialimperialismo cinese. Da un

qualsiasi incidente potrebbe scaturire la terza guerra mondiale, che il proletariato italiano potrebbe

evitare solo se è al potere. Altrimenti non potrà che insorgere, alla testa delle masse popolari, per

impedire che l’Italia venga coinvolta nella terza guerra mondiale.

Il PMLI, di cui il 9 Aprile ricorre il 46° Anniversario della fondazione, non si stancherà di invitare

il proletariato a porsi la questione della conquista del potere politico, e di agire di conseguenza. Di

sicuro le militanti, i militanti, le simpatizzanti e i simpatizzanti del PMLI, ai quali vanno i più caldi

e riconoscenti ringraziamenti del Comitato centrale e del Segretario generale del Partito per il loro

coraggioso, esemplare, infaticabile e duro impegno politico, porteranno fino in fondo la missione

storica del PMLI. Una impresa titanica di lunga durata.

Viva il proletariato italiano!

Viva il PMLI!

Coi Maestri e il PMLI vinceremo!

Firenze, 3 aprile 2023

* Segretario generale del PMLI

(Articolo de “Il Bolscevico”, organo del PMLI, n. 34/2023 e pubblicato sul sito www.pmli.it)

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