28.11.2020 bicentenario della nascita di Friedrich Engels

28.11.2020 bicentenario della nascita di Friedrich Engels

Celebrazione del Bicentenario della nascita di Friedrich Engels

COMUNICATO DEL PMLI

Duecento anni fa, il 28 novembre 1820, nasceva Friedrich Engels, grande Maestro del proletariato internazionale, che spese interamente la sua vita, insieme a Marx, nell’epica lotta per la fondazione del socialismo scientifico e per illuminare al proletariato mondiale la via rivoluzionaria all’emancipazione dallo sfruttamento capitalistico e alla conquista del potere politico. Nel celebrare questo importante e storico avvenimento il PMLI onora questo gigante proletario rivoluzionario, del pensiero e dell’azione, e rafforza la sua determinazione a essere sempre fedele ai suoi insegnamenti e ad ispirarsi ad essi, nella sua titanica lotta per erigere un grande, forte e radicato Partito del proletariato, della riscossa e del socialismo, per conquistare l’Italia unita, rossa e socialista.

Ancora, e tanto più oggi, c’è bisogno di Engels. Leggerlo e rileggerlo, studiarlo e ristudiarlo, è imprescindibile e di una importanza capitale per chi vuole condurre meglio la lotta di classe, abbattere il capitalismo e instaurare il socialismo. Lo è stato in Russia, in Cina e in tutti i paesi del mondo dove è stata instaurata e edificata questa società, la più evoluta che la storia del mondo abbia mai conosciuto, e lo è e lo sarà nei paesi capitalisti tra cui l’Italia. Il nome di Engels è inseparabile da tutto ciò che è stato fatto da Marx. Come ha rilevato Lenin, “non si può comprendere il marxismo e non si può esporlo interamente senza tenere conto di tutte le opere di Engels” .

Tenere alta la grande bandiera rossa di Engels è l’indicazione che noi marxisti-leninisti italiani diamo a tutti gli sfruttati e oppressi, alle masse operaie e lavoratrici, in particolare ai giovani rivoluzionari e fautori del socialismo che dalla sua vita e opera non possono che attingere linfa vitale per rivoluzionarizzare il mondo e se stessi. Grazie alle sue scoperte, e a quelle di Marx, chi è alla ricerca della verità e anela al cambiamento sociale, non ha bisogno di fare per intero il loro stesso percorso intellettuale, è sufficiente ma decisivo conoscere la loro elaborazione teorica, politica e organizzativa, successivamente sviluppata da Lenin, Stalin e Mao, per acquisire la concezione proletaria del mondo e agire conseguentemente per cambiarlo.

Non fu un caso che ad un anno dalla vittoriosa Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre, il 7 Novembre 1918, Lenin volle fortemente che a Mosca fosse issato un monumento a questi due giganti del proletariato internazionale, salutando il significativo evento con queste parole: “Inauguriamo oggi un monumento ai capi della rivoluzione operaia mondiale, Marx e Engels. Per secoli l’umanità ha sofferto e languito sotto il giogo d’un esiguo gruppetto di sfruttatori, che si prendevano gioco di milioni di lavoratori. Ma, se gli sfruttatori dell’età precedente, i grandi proprietari fondiari, depredavano e opprimevano i contadini servi della gleba divisi, sparpagliati, ignoranti, gli sfruttatori dei tempi moderni, i capitalisti, hanno trovato dinanzi a sé, tra la massa degli oppressi, il suo reparto d’avanguardia, gli operai delle città, gli operai delle fabbriche e delle officine, gli operai industriali. La fabbrica li ha riuniti, la vita urbana li ha illuminati, la lotta comune negli scioperi e le azioni rivoluzionarie li hanno temprati.

Marx e Engels hanno il grande merito storico mondiale di aver dimostrato, mediante l’analisi scientifica, che è inevitabile il crollo del capitalismo e il suo trapasso nel comunismo, dove non esisterà più lo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo.

Marx e Engels hanno il grande merito storico mondiale di aver additato ai proletari di tutto il mondo la loro funzione, il loro compito, la loro missione: impegnarsi per primi nella lotta rivoluzionaria contro il capitale e unire attorno a sé, in questa lotta, tutti i lavoratori e gli sfruttati.

Noi viviamo nell’età felice in cui questa previsione dei grandi socialisti già comincia ad avverarsi. Noi tutti vediamo come in diversi paesi sorga l’aurora della rivoluzione socialista internazionale del proletariato. Gli orrori indicibili della carneficina imperialistica suscitano dappertutto lo slancio eroico delle masse oppresse, decuplicano le loro energie nella lotta di emancipazione.

Possono i monumenti a Marx e Engels ricordare continuamente a milioni di operai e contadini che non siamo soli nella nostra lotta. Accanto a noi si levano gli operai dei paesi più progrediti. Dure battaglie stanno ancora davanti a noi e a loro. Nella lotta comune sarà spezzato il giogo del capitale e il socialismo sarà definitivamente conquistato!”.

Engels era un vero portento nel lavoro, dotato di una cultura enciclopedica accumulata grazie a curiosità e interessi estesi a tutti i campi, divorava con facilità e rapidità qualsiasi libro, documenti e fonti di informazione. Aveva un’intelligenza pronta e capace di sintesi, unita alla tempra e alla determinazione del gladiatore. Infaticabile riusciva a scrivere articoli pungenti e polemici rapidamente e passava ore e ore alla scrivania senza interrompersi nel lavoro.

Pur avendo scritto opere molto importanti che hanno contribuito a fare grande e invincibile il marxismo-leninismo-pensiero di Mao, Engels era altresì talmente modesto e umile che si annullava quasi in Marx. “Vicino a Marx – scrisse al vecchio amico J. Ph. Becker il 15 ottobre 1884 – non ero che il secondo violino” . Tanto che in una nota nella sua celebre opera del 1886 dal titolo “Ludwig Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca” ha voluto specificare meglio: “Mi si conceda qui una spiegazione personale. Si è accennato più volte, recentemente, alla parte che io ho preso alla elaborazione di questa teoria, e perciò non posso dispensarmi dal dire qui le poche parole necessarie a metter a posto le cose. Non posso negare che prima e durante la mia collaborazione di quarant’anni con Marx io ebbi pure una certa qual parte indipendente tanto alla fondazione come alla elaborazione della teoria. Ma la maggior parte delle idee direttrici fondamentali, particolarmente nel campo economico e storico, e specialmente la loro netta formulazione definitiva, appartengono a Marx. Il contributo che io ho dato, – eccezion fatta per un paio di scienze speciali, – avrebbe potuto essere apportato da Marx anche senza di me. Ciò che Marx ha fatto invece, io non sarei stato in grado di farlo. Marx stava più in alto, vedeva più lontano, aveva una visione più larga e più rapida di tutti noi altri. Marx era un genio, noi tutt’al più dei talenti. Senza di lui la teoria sarebbe ben lungi dall’essere ciò che è. A ragione, perciò, essa porta il suo nome”.

E rispondendo alla valanga di auguri ricevuti da tutto il mondo in occasione del suo 70° compleanno, nel 1890, ebbe a scrivere: “Nessuno sa meglio di me che la maggior parte di questi omaggi non mi sono dovuti. È mio compito raccogliere la fama e gli onori seminati da un uomo più grande di me, Karl Marx: io posso solo promettere di trascorrere il resto della vita al servizio attivo del proletariato, per essere, nei limiti del possibile, degno di questi onori”.

Un campione insomma di modestia, sincerità, franchezza, lealtà, onestà, critico e autocritico, che non temeva di mettere in luce i suoi errori e debolezze umane; immune dall’individualismo e dalla ricerca di gloria e onori personali, pensava unicamente alla causa del proletariato e del socialismo. “Noi non abbiamo altra bandiera di quella del proletariato mondiale – scriverà il 18 luglio 1872 a Ugo Bartorelli –, la bandiera rossa”.

E non c’è cosa più bella, come ci ha ricordato recentemente il nostro amato Segretario generale, compagno Giovanni Scuderi, più utile e appagante che si possa fare di quella di dare la propria vita per l’emancipazione del proletariato e dell’intera umanità. Engels lo ha fatto. Facciamolo anche noi, prendendo il suo esempio per trasformare il mondo e noi stessi.


Una breve biografia della vita e opera di Engels

Friedrich Engels nacque a Barmen, oggi Wuppertal, città industriale nel nord della Renania Palatinato. Figlio di un grande industriale tedesco proprietario di fabbriche tessili sia nell’allora Prussia che in Inghilterra, matura sin da giovanissimo un pensiero fortemente critico verso i rapporti capitalistici di produzione e le sue sovrastrutture ideologiche.

Particolarmente interessanti le lettere del 1838 quando Engels diciottenne, costretto dalla famiglia a interrompere il liceo per andare a lavorare, cominciava a liberarsi dell’influenza della religione, del liberalismo e dell’idealismo della sinistra hegeliana di cui faceva parte come Marx, e le “Lettere dal Wuppertal” dell’anno dopo. E ci riuscì dopo un lungo e travagliato cammino studiando la filosofia, l’economia politica, la storia mondiale, le scienze naturali. Prima da solo poi assieme a Marx, una volta che si conobbero.

Nel 1842 lascia la città natale di Barmen e si trasferisce a Manchester con il compito di seguire l’azienda “Ermen&Engels” di cui il padre è comproprietario. Nella città inglese, ove la rivoluzione industriale è in pieno sviluppo e il nuovo ordine capitalista in costruzione, Engels mette in relazione la propria analisi teorica dello sfruttamento capitalistico con la cruda realtà delle disumane condizioni di lavoro nelle fabbriche e nella società. Da qui invia ai “Deutsch-franzosische Jahrbucher (Annali franco-tedeschi)”, che hanno come direttori Marx e Ruge, un breve saggio “Lineamenti di una critica dell’economia politica” che, uscendo dall’idealismo anticipa l’intero pensiero di Marx e Engels collocandosi nel campo materialista e del pensiero comunista.

Fu con l’opera “La situazione della classe operaia in Inghilterra” (1845) che Engels raccontò per la prima volta in maniera organica e documentata lo sfruttamento operaio. Ecco cosa scriveva su di essa l’allora venticinquenne Lenin all’indomani della morte del grande Maestro del proletariato internazionale: “Engels per primo affermò che il proletariato non è soltanto una classe che soffre; sostenne che appunto la vergognosa situazione economica nella quale esso si trova lo spinge irresistibilmente in avanti e lo incita a lottare per la sua emancipazione definitiva. Il proletariato in lotta si aiuterà da se stesso. Il movimento politico della classe operaia condurrà inevitabilmente gli operai a riconoscere che per loro non vi è altra via d’uscita all’infuori del socialismo. D’altra parte, il socialismo sarà una forza soltanto quando diventerà lo scopo della lotta politica della classe operaia… Il libro fu un terribile atto d’accusa contro il capitalismo e la borghesia”.

Engels ha lavorato con Marx per quarant’anni “fianco a fianco” , come ha detto lui stesso, fin da quando si sono incontrati per la prima volta a Parigi nel settembre del 1844. Allora aveva 24 anni e Marx 26. In questa città scrissero in comune l’opera “La sacra famiglia” ovvero “Critica della Critica critica”, in contrapposizione ai fratelli filosofi Bauer e i loro seguaci, che giudicavano dall’alto il proletariato, considerato una massa priva di spirito critico.

Engels trascorse il periodo dal 1845 al 1847 a Bruxelles e a Parigi, unendo agli studi scientifici l’attività pratica fra gli operai tedeschi che abitavano nelle due città. Qui, insieme a Marx, si mise in contatto con la Lega dei comunisti, organizzazione clandestina internazionale, la quale li incaricò di esporre i principi fondamentali del socialismo da loro elaborati. Così ebbero vita “L’Ideologia tedesca” (1845/46), che nessun editore allora volle pubblicare, un’opera, “lasciata alla roditrice critica dei topi” e pubblicata in Unione Sovietica nel 1932, fondamentale nella messa a punto della concezione del materialismo dialettico e storico, dove si argomenta la necessità della rivoluzione proletaria e si enuncia per la prima volta l’idea di una dittatura del proletariato: “ogni classe che tende al dominio – perfino se il suo dominio determina, come si ha con il proletariato, la distruzione dell’intera vecchia forma sociale e del dominio in genere, – deve innanzitutto conquistarsi il potere politico”, e il celebre “Manifesto del Partito Comunista” scritto sempre a quattro mani e pubblicato nel 1848. “Questo libriccino – dirà ancora Lenin – vale molti volumi: il suo spirito fa vivere e operare ancor oggi tutto il proletariato organizzato e combattente del mondo civile”.

Nel 1848 e ‘49, prosciugando i loro averi, Marx e Engels, pubblicano a Colonia il quotidiano rivoluzionario “Neue Rheinisce Zeitung” (Nuova Gazzetta renana). Sono loro due a scrivere gli editoriali, celebri per l’intransigenza rivoluzionaria proletaria, il pugnace internazionalismo e le inoppugnabili rivelazioni e denunce politiche, e, come ricorderà Engels con piacere molti anni dopo “ogni articolo colpiva e scoppiava al pari di un proiettile”.

Una linea e una condotta così rivoluzionarie attirarono contro il giornale l’odio dei nemici di classe che dopo averlo strozzato economicamente e averne perseguitato i redattori, riescano a imporne la chiusura definitiva. Nell’ultimo numero stampato in caratteri rossi i redattori salutano gli operai di Colonia con questo grido di battaglia: “La loro ultima parola sarà comunque e sempre: Emancipazione della classe operaia!”.

Intanto Engels, che durante l’emigrazione non aveva perso come Marx la cittadinanza prussiana, partecipa attivamente e con ruoli direttivi all’insurrezione popolare e combatte sulle barricate nella regione natia e nel Baden-Palatinato fino a che dopo la sconfitta sfugge all’arresto riparando in Svizzera per poi ricongiungersi al compagno fuggito a Londra imbarcandosi a Genova.

A Londra Marx e la sua famiglia non hanno di che vivere e Engels si sobbarcherà da allora il compito di assicurar loro l’aiuto necessario. Con commovente spirito di abnegazione e con generosità si sacrificherà al punto di ritornare a lavorare nell’odiata attività commerciale presso la fabbrica di Manchester, un’attività a cui aveva giurato di non tornare mai più.

Già prima e dopo la pubblicazione de “Il Manifesto del Partito Comunista” Engels svolge un ruolo determinante come dirigente politico e organizzativo e non solo come teorico, per la nascita, costruzione e sviluppo del movimento operaio e comunista internazionale. Esaurita l’esperienza della Lega dei comunisti, nel 1864 queste sue capacità lo portano a divenire di fatto il capo politico e organizzativo della Prima Internazionale, e nel 1889 della Seconda. Grazie a lui e a Marx la I Internazionale dà vita ai partiti proletari indipendenti e getta le fondamenta per prepararli all’assalto rivoluzionario contro il capitale. Si tratta di una impresa ardua e complessa, quasi disperata, perché Marx e Engels hanno a che fare con opportunisti di ogni genere, come i lassalliani, i proudhoniani, gli anarchici bakuniniani, i dirigenti cartisti e delle Trade Unions inglesi. Per unificare il movimento operaio i due non potevano far leva che sulla forza delle loro idee, sulla superiorità della loro dottrina e delle loro analisi e argomentazioni politiche.

In qualità di segretario corrispondente dell’Internazionale per il Belgio e poi per Italia, Spagna, Portogallo e Danimarca Engels si trovò di fatto a gestire il coordinamento della lotta politica in tutto il continente, dimostrandosi il più grande stratega del socialismo internazionale.

Esauritosi il compito storico della direzione teorica della I Internazionale Marx si rituffa appieno al completamento del “Capitale” mentre Engels si accolla qualsiasi compito, anche il più gravoso, inerente ai mille obblighi che derivano dalla direzione del proletariato internazionale. Sorprenderà il suo totale attaccamento a Marx che proteggeva con i suoi premurosi e fraterni consigli riguardo alla salute e che sosteneva con generose donazioni per consentirgli di finire “Il Capitale”. E quando nel settembre 1867 Marx ne dette alle stampe il primo volume volle subito scrivere una lettera di gratitudine all’amico fraterno: “Debbo soltanto a te se questo fu possibile! Senza il tuo sacrificio non avrei potuto compiere il mostruoso lavoro dei 3 volumi. Ti abbraccio pieno di gratitudine”. Da quel giorno Engels curò innumerevoli recensioni per assicurare al “Capitale” la massima diffusione. “Da quando ci sono al mondo capitalisti e operai – scrisse Engels – non è mai apparso libro che per gli operai fosse importante quanto questo. Il rapporto tra capitale e lavoro, il cardine su cui gira tutto il nostro odierno sistema sociale, è qui per la prima volta spiegato in modo scientifico e con una profondità e un acume quali erano possibili solo a un tedesco”.

Grazie alla riscossione di una liquidazione sufficiente ad assicurargli il mantenimento futuro di se stesso, di Marx e della sua famiglia, dopo 18 anni di forzato esilio a Manchester, il 1° luglio 1869 Engels riuscì a liberarsi dall’attività commerciale, ereditata dal padre, che definiva “pidocchioso commercio” , trasferendosi a Londra per vivere gomito a gomito con Marx, in una simbiosi tale da rendere indistinguibile il contributo dell’uno da quello dell’altro.

Di questo periodo è la preziosa e stimolante opera “Dialettica della natura”, scritta da Engels tra il 1873 e il 1883 ma rimasta sotto forma di manoscritto finché fu pubblicata nell’Unione Sovietica di Lenin e Stalin, in cui troviamo una grandiosa quanto fondamentale concezione del rapporto uomo-natura, per cui l’uomo non è il punto di arrivo della creazione divina ma prodotto dell’evoluzione e parte non dominante né dominatrice della natura. Così come l’“Anti-Duhring”, scritto tra il 1867 e il 1878, dove Engels afferma esplicitamente che “L’unità reale del mondo consiste nella sua materialità”. Una serie di densi articoli che il grande Maestro del proletariato internazionale scrive in polemica con il filosofo ed economista tedesco Karl Eugen Duhring che stava espandendo la propria egemonia intellettuale su vaste aree della socialdemocrazia tedesca. L’opera ebbe un tale successo da indurre Engels a raccoglierne tre capitoli in un opuscolo popolare dal titolo “L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza” che ebbe una diffusione paragonabile a quella del “Manifesto” del 1848.

Così come si batterono da leoni a fianco dei comunardi parigini insorti il 18 marzo 1871, cercando di orientare in maniera giusta quella prima esperienza rivoluzionaria proletaria. Traendo da essa, anche dopo la caduta della Comune di Parigi, preziosi insegnamenti che serviranno poi a Lenin e a Stalin per guidare vittoriosamente la Rivoluzione d’Ottobre in Russia.

Marx muore il 14 marzo 1883. Sulla tomba dell’amico Engels pronuncia un forte quanto commovente discorso di commiato. Da quel giorno si prodigherà nel dare un contributo inestimabile, dal punto di vista ideologico, politico e organizzativo, alla difesa, estensione e sviluppo del marxismo. La sua casa londinese diventa “la Mecca del socialismo”. La nascita della II Internazionale, il 14 luglio 1889 a Parigi, nel centenario della presa della Bastiglia, la si deve alla sua azione e al suo operato per sconfiggere gli opportunisti socialdemocratici e i revisionisti di destra alla Bernstein, Turati e Kautski.

Più che partecipare alle “parate”, come egli le definiva, e ai banchetti popolari in suo onore preferiva dedicarsi allo studio e concentrarsi sui suoi compiti prioritari, quali quello di pubblicare il secondo e il terzo volume de “Il Capitale”, che Marx non era riuscito a completare a causa della morte. La minuta del secondo volume era già pronta ma gli occorrono 2 anni di lavoro difficilissimo per darlo alle stampe. Il terzo volume è molto più indietro e gli richiede altri 9 anni di lavoro ancora più complesso, di ricerche e studi integrativi, oltre a dare forma compiuta a manoscritti appena abbozzati e frammentari dello stesso Marx.

Nello stesso tempo lavora instancabilmente a ponderosi studi teorici come “Dialettica della natura” (1873-1886), storico-politici come “L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato” (1884), filosofici come “Ludwig Feuerbach e il punto di approdo dell’ideologia tedesca” (1886).

Engels è esempio di dedizione assoluta ed entusiastica alla causa del proletariato, tanto che ultrasettantenne partecipa attivamente alle manifestazioni operaie di Hyde Park per la riduzione della giornata lavorativa a otto ore e il 1° Maggio del 1890 alla prima festa internazionale dei lavoratori indetta dalla II Internazionale: “Oggi mentre scrivo queste righe, – trattasi dell’ennesima prefazione di Engels al “Manifesto” – il proletariato d’Europa e d’America passano in rivista le sue forze mobilitate per la prima volta come un solo esercito, sotto una sola bandiera, per un solo fine prossimo: la giornata lavorativa normale di otto ore, proclamata già dal congresso di Ginevra dell’Internazionale del 1886, e di nuovo dal congresso operaio di Parigi del 1889, da introdursi per legge. E lo spettacolo di questa giornata aprirà gli occhi ai capitalisti e ai proprietari terrieri di tutti i Paesi sul fatto che oggi i proletari di tutti i Paesi si sono effettivamente uniti. Fosse Marx accanto a me, a vederlo con i suoi occhi!”.

Pur tormentato da un cancro incurabile non smette di lavorare per assicurare la sua direzione teorica e politica al movimento operaio internazionale, fino al 5 agosto 1895 dove muore a Londra. Il 27 agosto le sue ceneri sono, rispettando i suoi voleri, disperse nel tempestoso Mare del Nord.

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