25 Aprile buono come il pane di Patrizia Zangla

“25 Aprile, buono come il pane bello come l’antifascismo” di Patrizia Zangla

Come ogni anno, anche per questo anniversario della Liberazione- quest’anno evento storicamente e simbolicamente ancora più importante perché si è celebrato l’ottantesimo anno dalla liberazione dal nazifascismo- davanti al panificio “L’assalto ai forni” di Ascoli Piceno è stato appeso al muro del palazzo di proprietà uno striscione per festeggiare la ricorrenza con la scritta: “25 Aprile, buono come il pane bello come l’antifascismo”.

Diversamente dagli altri anni, l’imprenditrice ascolana, Lorenza Roiati, titolare del panificio, nipote di partigiani, è stata visitata per due volte dalle Forze dell’ordine locali. Alla richiesta di spiegazioni le è stato risposto per “accertamenti”. A denunciare il fatto è la stessa proprietaria  che ha filmato l’intervento della polizia mentre le chiede di identificarsi.

Un normale controllo, dunque, lecito chiedersi: perché mai?

L’Italia è un Paese in cui l’antifascismo è un valore costituzionale, esso è parte del nostro tessuto civile e  la Legge Scelba, attuazione della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione italiana introduce il reato di “apologia del fascismo” che prevede sanzioni per «chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità» di riorganizzazione il disciolto partito fascista e per «chiunque pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche».

Certo, sappiamo bene come nella pratica questo si scontri col rispetto delle libertà d’opinione e con i limiti della censura in cui non è facile contemperare il diritto costituzionalmente garantito alla libertà di pensiero, ma in questa anomala situazione ascolana sembra sia in atto un preoccupante capovolgimento dei valori fondanti perché ad essere oggetto di attenzione è l’antifascismo. Quell’antifascismo su cui si fonda la nostra Repubblica.   

Le agenzie di stampa hanno riportato l’accaduto ascolano e le parole del questore di Ascoli Piceno, Aldo Fusco, che ha dichiarato che l’intervento “è stato solo di osservazione e controllo del territorio. Era uno striscione normalissimo, collegato all’iniziativa della giornata. Non costituiva motivo di intervento”.

Appunto, “un normalissimo striscione”.

Proviamo a fare chiarezza e riflettere in modo lucido e sereno sull’accaduto.

Giusto che si prevedano in questa giornata di celebrazioni -sorvoliamo sulla richiesta di sobrietà dei festeggiamenti, facile espediente associato alla morte di Papa Francesco per normalizzare, banalizzando, un evento decisivo della nostra storia repubblicana- i mezzi migliori per garantire sicurezza e vigilanza a tutela delle comunità che festosamente onora il 25 aprile, ma questo duplice controllo era veramente necessario?

Lo striscione così sovversivo? ‘No’, dice lo stesso questore, dunque oltre al capovolgimento dei valori costituzionali vi si legge confusione di intenti.

Come si può pensare che questo possa essere il modus per prevenire disordini?

E come si può pensare che questo sia il modus per garantire la libertà di espressione?

Chiaro invece come esso sia indice di un clima greve che aleggia sul Paese in cui il potere mediatico vorrebbe isolare presunti oppositori non allineati e non accomodanti, che allontana, un passetto per volta, dalla democrazia e avvicina, un passetto per volta, a una democrazia autoritaria.

Chi può, torni a leggere le pagine della storia della Resistenza, una storia appassionata, potente, viva. Lo dobbiamo ai tanti giovani, uomini e donne, di quel tempo dalla parte giusta della Storia, che ci hanno donato la libertà, che permettono a me in questo momento di dire, scrivere, pensare, fare, volere in libertà e lo dobbiamo ai giovani di questo nostro tempo affinché possano continuare a dire, scrivere, pensare, fare, volere in libertà.

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