???????? ???? ???????????????????????????????? ???????????????????????????????????? ???? ????????????????????????????????????, ???????????????????? ????????????̀ ???????????????????? di Marco Margrita
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La forte affermazione dell’AfD, sopra il 44%, con un numero di eletti che la porta molto vicina alla maggioranza assoluta nel Landtag, si registra in un contesto di partecipazione molto elevata: si è sfiorato l’80% di affluenza, il dato più alto mai registrato in Sassonia-Anhalt.
È un elemento che merita attenzione. Dimostra che le proposte fortemente polarizzanti hanno oggi, soprattutto nelle porzioni d’Europa che si sentono escluse dai benefici del benessere, una notevole capacità di mobilitazione. Le forze politiche “tradizionali” si sono forse troppo abituate a un elettorato integrato, rassicurato e rassicurabile, organizzandosi soprattutto per conservarne o contenderne la porzione più disponibile a una narrazione mainstream.
Il risultato è una difficoltà crescente nel raggiungere e attivare quelle fasce di popolazione che non si riconoscono più nei codici politici consueti. In misura diversa, lo conferma anche il superamento della soglia di sbarramento da parte del BSW di Sahra Wagenknecht, altra formazione che intercetta una parte significativa del voto di protesta e che si è detta non pregiudizialmente ostile a consentire ad Alternative für Deutschland di formare un governo, di minoranza o di coalizione.
SPD e Verdi, più forti nei contesti metropolitani che nelle aree interne e periferiche, non sembrano riuscire a capitalizzare la doppia insoddisfazione che attraversa l’elettorato della CDU.
Da una parte, la CDU è percepita da una parte del suo stesso elettorato come sempre più orientata alla conservazione dello status quo e della “correttezza politica”, imprigionata nell’orizzonte quasi inevitabile della große Koalition. Dall’altra, non sembra essere riuscita a coinvolgere davvero tutto il proprio potenziale elettorato nella costruzione della Brandmauer: non abbastanza alternativa alla destra, ma nemmeno capace di contendere efficacemente il terreno alle sinistre, finendo per accettare alcuni dei loro “falsi miti di progresso” senza riuscire, contemporaneamente, a proporre una risposta credibile alle domande di sicurezza, identità e cambiamento. Senza dimenticare il cedimento a un occidentalismo esasperato, incapace di vedere nella tradizione democratico-cristiana un forte fondamento per non cedere alla logica della mera deterrenza e per riaffermare una scelta di pace: una scelta di pace altra, però, dallo stanco pacifismo irenista, che non ha più parole né visioni adeguate per contrastare il paradigma della guerra.
Il punto politico, però, è forse un altro.
Popolari e populisti possono condividere una parte dell’elettorato potenziale, ma non necessariamente programmi, valori e prospettive.
Se non si tiene presente questa distinzione, anche guardando alle prossime elezioni italiane, si rischia di inseguire il consenso altrui fino a smarrire la propria identità.
E, quando i popolari diventano semplicemente una versione più moderata dei populisti, sono questi ultimi ad avere già vinto.
Per questo sarà interessante vedere cosa accadrà ora in Sassonia-Anhalt: assisteremo alla richiesta di una collaborazione contro le sinistre – e non è da escludere qualche appoggio di singoli parlamentari regionali – oppure a una difesa strenua del “muro contro la destra”. In entrambi i casi, però, il rischio è che si tratti ancora una volta di riduzioni tattiche di questioni politiche fondamentali.
Perché dietro la scelta tra collaborazione e Brandmauer c’è una questione più profonda, che riguarda la “qualità della democrazia”: non soltanto chi possa o non possa governare, ma come si ricostruiscono sovranità e rappresentanza, come si torna a dare voce a quelle porzioni di società che oggi si sentono escluse e come le forze democratiche possano tornare a contendersi quel consenso senza limitarsi a demonizzarlo o a rincorrerlo.
È probabilmente questo il vero insegnamento che arriva dalla Sassonia-Anhalt. E sarebbe bene tenerlo presente anche in Italia.
