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Il potere è donna: Merkel, May, Clinton, Boschi…..

I sognANGELA E TERESAi finiscono all’alba, anche quelli brutti di Giovanni Frazzica*

Ho fatto un sogno, strano, particolare, di quelli che non puoi fare a meno di raccontare. E se ti dicono di scriverlo? Già, dipende da chi te lo chiede, allora ci provi, ma non è facile. Si parte dall’antefatto. Mi trovavo all’Aquila, dove mi ero recato per un convegno, ed avevo trascorso  una giornata stressante, soprattutto per il viaggio, ma densa di emozioni. Il tassista che mi portava verso il centro mi aveva fatto ammirare la casa natale di Bruno Vespa e due palazzotti costruiti all’epoca del fascio rimasti miracolosamente illesi dopo il terremoto. Poi rimasi solo nella strada che dalla Fontana della Luce porta a Piazza Duomo. Il giorno volgeva al tramonto, i palazzi erano quasi tutti imballati, si sentiva l’odore della polvere ovunque, come quando hai gli operai in casa. Un violinista di strada suonava “O sole mio”, era veramente straziante. Mille e ottocento operai specializzati lavorano, facendo i turni, fino alle dieci di sera, ma dicono che ci vorranno almeno dieci anni per mettere in sicurezza  tutta la  città. Dopo aver visto i miei amici e cenato con loro andai a dormire, anche col peso di questa angoscia che evocava i racconti che i miei nonni mi facevano del terremoto di Messina. Presi sonno quasi subito, perché la stanchezza era grande, ma poi subentrò una sorta di agitazione che finì col materializzarsi in un sogno, che però aveva aveva caratteristiche anomale, era come se in camera mia vi fosse una presenza, una figura, che dapprima si limitava ad osservarmi poi, in maniera sempre più intellegibile mi parlava. “Hai visto com’è ridotta l’Aquila? Altri dieci secondi e non sarebbe rimasto più niente”. “Scusi, ma lei com’è entrato?”. “Vengo in amicizia, non ti preoccupare, sei stato scelto per ricevere un messaggio, come il pastorello di Fatima”. “Ma lei non è la Madonna, assomiglia piuttosto a……”. “A Licio Gelli, si mi rendo conto quelli che vedono la Madonna sono più felici, ma anch’io ho un messaggio da dare: voglio la rinascita dell’Aquila e dell’Italia intera. Dobbiamo preliminarmente ripulire il Paese dai teppisti ordinari e pseudo politici e dalle relative centrali direttive, sempre che la magistratura volesse decidersi a condannarli. Portare il Consiglio superiore della magistratura sotto il controllo dell’esecutivo, separare le carriere dei magistrati, rompere l’unità sindacale e abolire il monopolio della Rai”. “Scusi, perché non approfondisce questi temi con Renzi, perché credo che lui qualche cosa in questa direzione stia cercando di farla….”. “Il potere è donna, questo è il messaggio, Angela Merkel, Theresa May, Hillary Clinton, Elena Boschi”. “Ma la Boschi è troppo giovane, non ha abbastanza esperienza, la Finocchiaro ha lasciato intendere che senza il suo aiuto non ce l’avrebbe fatta a portare avanti le riforme e poi c’è Renzi”. “Matteo andrà agli Esteri a consolidare la sua esperienza internazionale, questa è l’ora delle donne, anche in Italia dovrà essere così, dovete abituarvi. Qualche anno fa avevamo pensato alla Fornero, ma i tempi non erano maturi, ne il soggetto si era rivelato particolarmente adatto”. Il primo raggio di luce del mattino irruppe da una fessura delle serrande e l’entità scomparve, mi ritrovai in un mare di sudore, ma non fu come se mi stessi svegliando era come se fossi stato già sveglio ed avessi  semplicemente cambiato canale, perché ricordavo lucidamente tutto di quella “presenza” e di quella conversazione. Dopo qualche minuto decisi di chiamare la portineria dell’albergo per farmi portare un caffè ed anche del bicarbonato, per togliermi un’acidità che mi tormentava. Dall’inerfono ancora aperto sentii il portiere che diceva:“Licio un Diger seltz e un caffè alla 204”. Ebbi un attimo di terrore, poi pensai che forse da quelle parti Licio è un nome diffuso come da noi lo è Carmelo o Salvatore.* già pubblicato da CENTONOVE

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