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House of cards di Cosimo Recupero

House of cards di Cosimo Recupero

 

La vicenda di Genova è sintomatica. Con incrollabile sicurezza, Luigi Di Maio qualche giorno fa ha detto che il Movimento 5 stelle è l’unica forza politica che, alle prossime elezioni politiche, potrà prendere il  40% dei voti. Capisco che il capo ordina di dire questo; capisco che bisogna sempre affermare di essere vincenti per azionare la prova sociale, quel meccanismo per il quale molte persone tendono a stare con i vincitori e, quindi, ottenere qualche voto in più già solo per questa cosa, ma in realtà l’annullamento della consultazione on line che aveva decretato la candidatura della Cassimatis a sindaco della città della Lanterna, denuncia la paura e il pessimismo che serpeggiano all’interno del movimento.

La capitale, come prevedibile, sta diventando il Vietnam per i grillini ed è evidente che il lìdermàximo tema un altro effetto Roma. Vuole mantenere il controllo sui suoi uomini che, come ha dichiarato lui stesso, vuole “depensanti”. E in effetti, con due lauree, un dottorato di ricerca in geografia e pubblicazioni su riviste internazionali, la professoressa genovese rischiava di essere una nuova Pizzarotti, capace di assumersi le proprie responsabilità e, alla bisogna, persino di dialogare con altre forze politiche per realizzare un programma politico per la sua città. Ed è questo che teme Grillo. Non vuole una nuova Roma e, soprattutto, non vuole più le amministrazioni locali per le quali rinuncia, senza troppi complimenti, alla presentazione delle liste. La ragione è semplice. Le elezioni politiche sono alle porte. Se si arrivasse a scadenza naturale, sarebbero al massimo ad aprile 2018, il ché significa che, tolta l’estate, tolti la campagna elettorale per le prossime amministrative di maggio e per le stesse politiche, restano pochi mesi di governo effettivo. Tutto il resto è solo urla e vaffaday, ovvero quanto di meglio schiere di italiani arrabbiati vogliono sentirsi dire per poter scaricare le proprie frustrazioni, senza nemmeno rendersi conto che la pezza di Grillo è peggio del buco di vent’anni di berlusconismo e renzismo. E allora, avrà pensato il nostro, perché giocarsi la chance di prendere Palazzo Chigi per cimentarsi in un vespaio di buche da coprire e mense dell’asilo?

Vuoi mettere? Da Palazzo Chigi si ha una vista panoramica sulle banche, sulla RAI, sulle Ferrovie… e di fronte a tutto questo bendidio uno dovrebbe farsi massacrare dai cittadini perché il semaforo di una qualunque via Garibaldi non ne vuole sentire di funzionare regolarmente? Fosse matto…!

Ma in questo si vede qual è il vero piano che Grillo ha in mente. Vuole prendere Roma e tutto quello che c’è dentro ed è disposto a tutto pur di raggiungere il suo obiettivo. L’aver scaricato la Cassimatis non è stato altro che un modo per liberarsi di qualcuno che, da una posizione istituzionale che lui personalmente non ha, potesse tentare di aprire il dibattito all’interno del movimento. Aprire il dibattito fino al punto da mettere in discussione la stessa leadership di Grillo che, da parte sua, dice di essere solo un portavoce che però disconosce il blog, ovvero il canale di comunicazione che dovrebbe essere il suo ferro del mestiere, e tiene per sé il potere persino di disconoscere il risultato della consultazione on line che, fino a ieri, era la nuova frontiera della tecnocrazia che dovrebbe eliminare le storture della democrazia. E così Grillo passa leggiadro dalla richiesta di inserire il mandato imperativo per i parlamentari, al disconoscimento delle regole che lui stesso pretende per i suoi e soprattutto per gli altri.

Togliere di mezzo la Cassimatis è stato, fatte le debite proporzioni ovviamente, come l’omicidio di Galeazzo Ciano ordinato dal suocero Benito Mussolini. Come tutti quelli che hanno una visione autoritaria del potere, Grillo ha pensato, esattamente come Mussolini, che per risolvere il problema, bastasse far fuori chi te lo faceva notare. Ma così, in sostanza, sta crollando il castello di carte, quell’house of cards, su cui il comico genovese ha lucrato consenso e che lui spera lo porti nella plancia di comando del Paese, in proprio o per conto terzi, lo vedremo poi.

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