editoriale primo piano

Trump non deve farci paura di Giovanni Frazzica

Trump non deve farci paura di Giovanni Frazzica

Con la elezione di Donald Trump alla Presidenza degli Stati Uniti d’America, si determina per quel Paese e, probabilmente, per l’intero pianeta una fase di discontinuità reale capace di mettere in discussione i vecchi equilibri della politica ed anche quelli della diplomazia internaziole. Va però osservato che questo cambio di ritmo e di direzione di marcia con corrisponde ai criteri convenzionali con cui, anche in un recente passato, si sono realizzati gli avvicendamenti tra amministrazioni di segno repubblicano ed amministrazioni del partito democratico. Trump si muove con velocità sorprendente, nel solco di ciò che ha teorizzato in campagna elettorale, ed è come se si sentisse in obbligo di rispondere solo a quel popolo che ha creduto in lui e che lo ha sostenuto, non già sulla base di programmi condivisi dagli stessi repubblicani, ma su un rapporto costruito tra il leader ed i suoi seguaci, la sua gente. E’ una storia che ha dell’incredibile, considerato il tempo e lo scenario in cui avviene, l’America del 2017, ma è la realtà. Un campione di questo nuovo modo di essere populista è diventato Presidente degli Stati Uniti e, malgrado proteste e mugugni di ogni genere, ha incominciato a produrre atti di governo che secondo i canoni tradizionali non sembrano “politicamente corretti”, ma che però piacciono ai mercati e che danno vigore a tutto il conservatorismo, più o meno nobile, sparso nel mondo occidentale. Dobbiamo perciò partire dall’idea che Trump non è solo un fenomeno americano, in quanto Presidente di una nazione di rilevanza globale, che forse è ancora per molti versi la prima potenza mondiale, rifletterà la sua influenza un po’ ovunque, anche in Europa ed in Italia. Come tutti i fattori di cambiamento, quella della nuova politica statunitense, che sembrerebbe essere epocale, potrebbe introdurre elementi di negatività, peggiorativi di certe condizioni cui il mondo occidentale era abituato, ma anche di positività, nella misura in cui verranno introdotti nuovi stimoli al sistema economico. Occorre quindi che vi sia, soprattutto in Italia, una classe dirigente capace di non essere subalterna, ma di sapere cogliere tutte le opportunità che potrebbero derivare da un rilevante cambio di passo, soprattutto nel settore dell’economia. Compito non facile, ma in passato il popolo italiano ha avuto ha saputo mettere in campo politici e statisti capaci di superare momenti altrettanto delicati e difficili.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *