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Anche 2 messinesi fra le vittime delle Fosse Ardeatine

Ci furono anche due messinesi fra le 335 vittime delle Fosse Ardeatine

Si tratta di Santo Morgano, bracciante agricolo di 23 anni, nato a Militello Rosmarino da Antonio, anche lui agricoltore; e Giovanni Rampulla, tenente colonnello, nato a Patti il 16 giugno 1894 (trascorre la giovinezza nella vicina Oliveri). Morirono per l’Italia libera.

Dei due, e delle altre 333 vittime della strage nazi-fascista, parla il corposo libro “Le vite spezzate delle Fosse Ardeatine” (Einaudi) di Mario Avagliano e Marco Palmieri che, dopo aver girato l’Italia e aver raggiunto in poche settimane la seconda edizione, ora sbarca in Sicilia, dove il tour della memoria del coautore Mario Avagliano tocca fra l’altro Milazzo e Messina, su iniziativa dell’Anpi messinese. Il 21 giugno, la presentazione del libro avverrà alle ore 18.30, alla Villa Vaccarino, con Antonio Nunzio Isgrò e Fabio Milazzo. Mentre a Messina l’incontro è fissato per il 22 giugno, alle ore 18.30, al Feltrinelli Point di via Ghibellina. Discuteranno con l’autore Antonio Baglio, docente di Storia contemporanea all’Università, e Giuseppe Restifo, ricercatore indipendente.

Santo Morgano e Giovanni Rampulla sono due dei 16 siciliani che il 24 marzo 1944 vengono trucidati alle Fosse Ardeatine, la più grave strage compiuta dai tedeschi e dai fascisti in un’area metropolitana e, oggi, eccidio simbolo della Resistenza.

Nella cava di pozzolana alle porte di Roma, all’inizio della drammatica primavera del 1944 vengono uccisi 335 uomini, freddati con un colpo di pistola a bruciapelo alla testa. Le vittime delle Fosse Ardeatine – in proporzione di dieci a uno, più 5 per errore, come rappresaglia per l’attacco partigiano del giorno precedente in via Rasella costato la vita a 33 soldati delle forze d’occupazione – sono per oltre due terzi prigionieri politici, appartenenti a tutte le forze antifasciste. Gli altri martiri, non politici, aggiunti per ottenere il numero stabilito, sono ebrei destinati alla deportazione, alcune persone rastrellate in via Rasella subito dopo l’attacco partigiano ma del tutto estranee ai fatti e alcuni detenuti comuni per motivi di pubblica sicurezza.

Fino ad oggi, però, eccetto alcuni nomi noti, delle vittime delle Fosse Ardeatine si conosceva assai poco. Le loro storie individuali col passare del tempo sono state dimenticate, perdute o in qualche caso mai ben conosciute a fondo (tre di loro sono ancora ignoti) e ora, grazie a questo libro, vengono finalmente ricostruite una per una, testimoniando l’apporto del Meridione e in particolare della Sicilia alla lotta resistenziale.

Si tratta di Santo Morgano, bracciante agricolo di 23 anni, nato a Militello Rosmarino da Antonio, anche lui agricoltore; e Giovanni Rampulla, tenente colonnello, nato a Patti il 16 giugno 1894 (trascorre la giovinezza nella vicina Oliveri). Morirono per l’Italia libera.

Dei due, e delle altre 333 vittime della strage nazi-fascista, parla il corposo libro “Le vite spezzate delle Fosse Ardeatine” (Einaudi) di Mario Avagliano e Marco Palmieri che, dopo aver girato l’Italia e aver raggiunto in poche settimane la seconda edizione, ora sbarca in Sicilia, dove il tour della memoria del coautore Mario Avagliano tocca fra l’altro Milazzo e Messina, su iniziativa dell’Anpi messinese. Il 21 giugno, la presentazione del libro avverrà alle ore 18.30, alla Villa Vaccarino, con Antonio Nunzio Isgrò e Fabio Milazzo. Mentre a Messina l’incontro è fissato per il 22 giugno, alle ore 18.30, al Feltrinelli Point di via Ghibellina. Discuteranno con l’autore Antonio Baglio, docente di Storia contemporanea all’Università, e Giuseppe Restifo, ricercatore indipendente.

Santo Morgano e Giovanni Rampulla sono due dei 16 siciliani che il 24 marzo 1944 vengono trucidati alle Fosse Ardeatine, la più grave strage compiuta dai tedeschi e dai fascisti in un’area metropolitana e, oggi, eccidio simbolo della Resistenza.

Nella cava di pozzolana alle porte di Roma, all’inizio della drammatica primavera del 1944 vengono uccisi 335 uomini, freddati con un colpo di pistola a bruciapelo alla testa. Le vittime delle Fosse Ardeatine – in proporzione di dieci a uno, più 5 per errore, come rappresaglia per l’attacco partigiano del giorno precedente in via Rasella costato la vita a 33 soldati delle forze d’occupazione – sono per oltre due terzi prigionieri politici, appartenenti a tutte le forze antifasciste. Gli altri martiri, non politici, aggiunti per ottenere il numero stabilito, sono ebrei destinati alla deportazione, alcune persone rastrellate in via Rasella subito dopo l’attacco partigiano ma del tutto estranee ai fatti e alcuni detenuti comuni per motivi di pubblica sicurezza.

Fino ad oggi, però, eccetto alcuni nomi noti, delle vittime delle Fosse Ardeatine si conosceva assai poco. Le loro storie individuali col passare del tempo sono state dimenticate, perdute o in qualche caso mai ben conosciute a fondo (tre di loro sono ancora ignoti) e ora, grazie a questo libro, vengono finalmente ricostruite una per una, testimoniando l’apporto del Meridione e in particolare della Sicilia alla lotta resistenziale.

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