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ELEZIONI EUROPEE, CONFUSIONE SOTTO IL CIELO

ELEZIONI EUROPEE, GRANDE E’ LA CONFUSIONE SOTTO IL CIELO di Maurizio Ballistreri

“Grande è la confusione sotto il cielo, e la situazione è eccellente”, ma contrariamente al motto di Mao Tse Tung, dopo le elezioni europee la situazione politica nel Vecchio Continente e in Italia è tutt’altro che buona, anche se confusa, come è evidente.

Il risultato elettorale appare contradditorio, con l’avanzata delle destre estreme e la tenuta dell’alleanza basata sulla cosiddetta formula “Ursula”, con la crescita dei popolari a scapito dei socialisti.

La destra radicale, nel cui fiume carsico nazionalismi, populismi e rigurgiti neofascisti si incontrano, ha intercettato parte del voto dei senza-lavoro ma anche dei ceti medi impoveriti da una crisi economica e sociale quasi decennale, attribuita in larga parte all’austerity imposta dalla Banca Centrale Europea, nel mentre aleggia sul mondo come le streghe del Macbeth di Shakespeare lo spettro di una guerra globale.

E mentre il Partito popolare ha mostrato il volto di un moderatismo rassicurante, fondato sull’economia sociale di mercato, tranne per i popolari spagnoli fautori del liberismo estremo e allergici alla riproposizione dell’alleanza con i socialisti, quest’ultimi hanno pagato, in primo luogo in Germania e Austria, le politiche economiche che hanno messo in ombra i diritti sociali nell’Unione Europea: pari opportunità per l’accesso al mercato del lavoro e condizioni di lavoro giuste, con temi quali la parità, la lotta contro i working poors, il nuovo welfare promozionale, il diritto ad un salario equo e quello all’abitazione. Né le socialdemocrazie europee hanno affrontato, in linea con la tradizione politica e ideologica da cui provengono, il tema del contrasto della competitività dei singoli paesi, perseguita attraverso il dumping sociale, che favorisce anche le delocalizzazioni e quello fiscale, del governo dell’Intelligenza Artificiale, della transizione “verde” e della digitalizzazione. Una sinistra autenticamente rifomista, dovrebbe affrontare la divisione “verticale” delle società del nostro tempo: quelli che stanno sopra, contro quelli che stanno giù, nell’inferno sociale provocato dal capitalismo globale, che ha creato nuove secessioni sociali e nuove povertà, con la rinuncia della sinistra europeaa promuovere la redistribuzione del potere e l’emancipazione sociale, obiettivi finalistici delle socialdemocrazie in Europa nel ‘900.

In Italia poi, i leaders politici in questa campagna elettorale, sono sembrati come “le galline che si azzuffano per nulla” cantate da Franco Battiato, le cui proposte rappresentano sovente la loro autoreferenzialità, con clamorose contraddizioni che sono emerse dal voto, come il plebiscitario consenso al generale Roberto Vannacci, la cui figura ha tutte le caratteristiche della destra estrema europea, e l’elezione sull’estremo opposto di Ilaria Salis.

Il partito della presidente del Consiglio, pur con un lieve decremento di voti, tiene e nella stessa coalizione perde la Lega e avanza Forza Italia, quest’ultima sempre più proiettata nella costruzione di un soggetto politico centrista, in qualche misura ispirato all’esperienza della Democrazia Cristiana: un centrodestra insomma, che si sta ristrutturando e che sicuramente avrà conflitti al proprio interno.

E c’è da registrare la crescita delle forze di sinistra, del Pd in primo luogo, che ha riscoperto alcuni temi sociali, sfruttando anche la mobilitazione degli amministratori sul territorio, e dell’Alleanza Verdi-Sinistra.

Un discorso a parte meritano poi, i Cinque Stelle, con una secca perdita di consensi, la cui origine è da ricercare nella mutazione “genetica” del Movimento, passato dal populismo poujadista e anti-sistema del grillismo, alla politica del consenso sui bonus e oggi alla sua istituzionalizzazione, consumando, cioè, tutto il passaggio da movimento a istituzione, descritto dal sociologo Francesco Alberoni in un saggio del 1977.

Il risultato, inoltre, affossa l’ipotesi dei “terzi poli”, sia di Renzi che di Calenda, mostrando leadership affette da narcisismo e inconsistenza politica, mentre lo sbarramento al 4% ha penalizzato i movimenti e le alleanze di identità comunitaria e culturale.

Il quadro politico nazionale, come del resto quello europeo, è nebuloso e carico di contraddizioni ed appare incapace di affrontare il tema strategico della riappropriazione da parte della politica del potere, non certamente in funzione degli interessi dei propri ceti dirigenti, ma messo al servizio, attraverso il filtro di valori e programmi, degli interessi collettivi, dei cittadini, delle comunità e l’affermazione del principio di libertà dal bisogno.

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