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Lo spirito liberalsocialista di Ventotene per l’Europa

LO SPIRITO LIBERALSOCIALISTA DI VENTOTENE PER L ‘EUROPA di Maurizio Ballistreri

Si deve registrare, purtroppo, come per le prossime elezioni europee,
strumentalmente, varie forze politiche e cosiddette “liste di scopo”
tentino di appropriarsi del “Manifesto di Ventotene”, che rappresenta
ancora oggi la bella proposta federalista di stampo liberalsocialista degli
Stati Uniti d’Europa, teorizzata da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed
Eugenio Colorni durante il confino imposto dal fascismo.
Una proposta che, certamente, non ha alcuna relazione con i populismi, i
nazionalismi e con i modelli economici liberisti – sostenuti dai grandi
poteri finanziari sovranazionali – né, tantomeno, con la perversa camicia
di Nesso, basata sul monetarismo e l’austerity, che ha strangolato i
cittadini del Vecchio Continente, in particolare i ceti e i territori più
deboli come il nostro Mezzogiorno, badando, però, a preservare dai
sacrifici la finanza.
Il Manifesto di Ventotene nel 1944, invero, si inserì nelle tematiche
dell’autorganizzazione delle comunità territoriali, che hanno storicamente
visto in Italia il protagonismo, culturale e politico, dei socialisti di
ispirazione libertaria e mutualistica, a partire dal teorico del “socialismo
liberale” Carlo Rosselli.
Rosselli sviluppa già a partire dagli anni ’20 l’idea di un federalismo in
primo luogo infranazionale, con una chiara influenza del Guild Socialism
di Cole e di Proudhon, che sostiene il rovesciamento del rapporto tra il
governo centrale e le autonomie locali tipico dello Stato nazionale: “il
risultato di questo dualismo”, scrive Proudhon nella Teoria dell’imposta,
“è di fare in modo che un giorno, attraverso la federazione delle forze
libere e il decentramento dell’autorità, tutti gli Stati, grandi e piccoli,

riuniscano i vantaggi dell’unità e della libertà, dell’economia e della
potenza, dello spirito cosmopolitico e del sentimento patriottico”.
E al “federalismo integrale” si ispirava anche un sostenitore del
socialismo della “terza via”, cristiana e umanitaria, ante litteram molto
vicino a Rosselli, André Philip che, durante la Resistenza, militerà nel
gruppo “Libérer e fédérer” guidato dall’esponente di Giustizia e Libertà
Silvio Trentin, padre di Bruno, uno dei grandi leader del sindacalismo
italiano del dopoguerra.
L’esperienza realizzata a cui guardavano Rosselli e molti esponenti di
Giustizia e Libertà, era quella della Catalogna nella fase di costituzione
della Repubblica spagnola negli anni ’30, apprezzando apertamente “il
federalismo economico e politico” e la “libertà attiva, positiva, in tutte le
sfere dell’esistenza”.
Soluzione infranazionale che Rosselli collocava nella prospettiva della
Federazione europea lanciata nel 1935, attraverso la convocazione di
un’Assemblea europea eletta dai popoli che “elabori la prima
Costituzione federale europea, nomini il primo governo europeo, fissi i
principi fondamentali della convivenza europea, svalorizzi frontiere e
dogane, organizzi una forza al servizio del nuovo diritto europeo e dia
vita agli Stati Uniti d’Europa”. Come è evidente si tratta di un
federalismo europeista genuino, che molta influenza ebbe sul “Manifesto
di Ventotene”, ben diverso dal dogma monetarista che, invece, ai giorni
nostri ha segnato la nascita dell’Unione europea.
Norberto Bobbio ricordando la sua partecipazione alla prima Marcia della
Pace Perugia-Assisi del 24 settembre 1961, in cui presero la parola, tra
gli altri, il promotore dell’iniziativa Aldo Capitini, oltre ad Arturo Carlo
Jemolo, Ernesto Rossi e Renato Guttuso, ebbe a dire: “… i problemi
urgenti, caduto il regime e finita la guerra sono soprattutto la

democrazia e la pace, fra loro connessi da un medesimo intento:
eliminare la violenza come mezzo per risolvere i conflitti sia all’interno di
uno stesso Stato sia nel rapporto tra Stati nazionali. Per quel che
riguarda il problema internazionale, il primo passo da compiere era la
federazione tra gli Stati europei, per scongiurare il ripetersi di quella che
era stata giustamente chiamata la guerra civile europea, durata quasi un
secolo. Gli Stati uniti d’Europa erano concepiti come prima fase di una
federazione universale che avrebbe realizzato il sogno di Kant della pace
perpetua. L’unione di Stati passa attraverso tre fasi successive:
l’alleanza, la confederazione, lo Stato federale”.
Una sintesi mirabile dell’ideale comunitario di stampo liberalsocialista,
che non si capisce come possa essere accostata all’Europa antisociale e
oligarchica del nostro tempo e che potrà essere cambiata

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