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2 aprile Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo

2 aprile 2024 – Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo di Angela Rizzo

È un giorno importante per le persone che vivono questa condizione, perché di condizione e non di malattia si tratta. Si deve promuovere la consapevolezza.

Tutti ma proprio tutti debbono informarsi sull’autismo, per conoscerlo meglio; infatti incontriamo persone nello spettro autistico nella nostra vita quotidiana: a scuola, al lavoro, e in ogni altro ambiente di vita e ciascuno di noi può fare molto per creare intorno a loro un ambiente realmente inclusivo, dobbiamo imparare a comprendere come un soggetto autistico affronta un mondo che non corrisponde al suo peculiare sistema neurologico, diversamente dal resto di noi. Si può fare inclusione e conoscenza anche con una favola:

Il ricciolino Blu

“C’era una volta…, la famiglia Sbuffo: mamma riccia, papà riccio e i figli ricciolini. Mamma riccia era una riccia come le altre con due occhi, due orecchie, un certo numero di aculei e quattro piedini. Era di un bel colore bruno chiaro con tanti bellissimi aculei lunghi e lucenti e due bellissimi occhi marroni dorati. Era coccolona e golosa di mele. Papà riccio era un riccio come gli altri, con due occhi, due orecchie, un certo numero di aculei, e quattro piedi lunghi e affusolati. Era di un bel colore bruno scuro, con tanti aculei robusti e lucenti e due occhi marrone scuro. Amava le ghiande ed era goloso di latte e raccoglieva tanti fili d’erba di tutte le gradazioni di verde. Il piccolo riccioletto era un cucciolo come gli altri, con due occhi, due orecchie, un certo numero di aculei e quattro piedini. Era di un bel colore bruno chiaro come la mamma con tanti bellissimi aculei lucenti e due bellissimi occhi marroni scuro come il papa’. Era coccolone e goloso di mele e latte. E poi c’era il ricciolino Blu. Era appunto di colore blu, per il resto era un riccio come gli altri con due occhi, due orecchie, un certo numero di aculei e quattro piedini. Era di un bel colore bruno chiaro con tanti bellissimi aculei lunghi e lucenti e due bellissimi occhi marroni scuro come il papa e amava raccogliere i fili solo delle ginestre e le coccole di mamma riccia … ma era blu. Un riccio tutto blu, bisogna ammetterlo, nessuno se lo aspettava però il suo essere blu, lo rendeva particolare. Vedeva di sicuro le cose in modo diverso, con la sua testolina tutta blu. Ne erano tutti sicuri perché Blu anziché camminare e correre come gli altri ricci, preferiva saltellare sulle punte dei piedi o ballonzolare dondolandosi. Beveva solo latte e mangiava solo cose gialle. Un bel giorno aveva deciso così e non aveva più cambiato idea. Blu poi non sbuffava, di tanto in tanto, sussurrava un mmmiiii piano piano, ma nulla di più. Se aveva sete non chiedeva da bere alla sua mamma, se aveva fame non chiedeva la pappa. La sua mamma ormai sapeva indovinare quando Blu aveva bisogno di qualcosa, ma era proprio difficile farlo. Lui vedeva il mondo in modo diverso dai suoi genitori, dal suo fratellino e dagli altri ricci che incontrava. Sembrava quasi che si trovasse in un Paese straniero dove non si riesce a capire quello che le persone ti vogliono dire. A volte quando i suo fratellino giocava con gli altri ricci, Blu sembrava non fare proprio caso a loro. Era quasi come se non si accorgesse che loro fossero lì vicino a lui, pareva proprio assorto in qualche pensiero irraggiungibile. Altre volte i loro sbuffi gioiosi diventavano per lui un rumore assordante, tanto che correva a nascondersi dentro la cesta sotto tutti i cuscini. Quello che pensarono mamma riccia e papà riccio, con l’aiuto di vecchi ricci molto saggi, era che bisognava che tutti si sforzassero un po’. Blu avrebbe dovuto ricevere aiuto per sforzarsi a capire un pochino gli altri ricci e gli altri ricci avrebbero dovuto sforzarsi per capire un pochino Blu. Dopotutto Blu era un riccio come gli altri con due occhi, due orecchie, un certo numero di aculei e quattro piedini. Era di un bel colore blu con tanti bellissimi aculei lunghi e lucenti e due bellissimi occhi marroni chiaro, certo era blu però amava i fili d’erba come papà riccio e le coccole di mamma riccia erano la sua passione e non poteva proprio farne a meno. La grande cesta con i cuscini era il suo rifugio quando c’era confusione o quando era spaventato. E fu così che per giocare con lui tutti impararono a fare dei rifugi raccogliendo fili d’erba e cosi’ diventarono esperti nel costruire ceste rifugio. Blu lo apprezzava molto. Con il tempo, Blu si sentì sempre più a suo agio e imparò tante cose. Attraverso il gioco del nascondino Blu imparò ad apprezzare la presenta di altri ricci. Da parte loro sia suo fratello che gli altri ricci avevano capito che Blu non amava che si facesse troppo rumore e così inventarono tanti giochi da fare senza sbuffare. Essere blu per un riccio fa proprio una grossa differenza tuttavia con l’amore di mamma riccia e papà riccio e del suo fratellino riccioletto, con tanto tanto impegno anche da parte dei piccoli amici ricci e grazie all’aiuto dei vecchi ricci molto saggi diventa possibile capire anche un riccio blu, il suo modo di vedere il mondo e fare in modo che lui possa capire meglio gli altri e il loro mondo.”

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