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Opposizione: demagogia o pungolo del sistema democratico?

L’Opposizione Politica: sterile demagogia o pungolo del sistema democratico? di Davide Urzì

Nei dibattiti politici in ambito comunale (e non solo) si tende sempre a demonizzare il ruolo delle opposizioni che (di norma) contrastano in maniera più o meno accesa le attività delle amministrazioni.

L’opposizione, nella terminologia della politica, indica una rappresentanza politica che in un sistema democratico decisionale non copre ruoli esecutivi e che spesso si assume l’impegno o l’obbligo  di controllo dell’attività di governo  esercitata dalla maggioranza  consiliare eletta.

Il termine viene usato per indicare tutte quelle forze politiche che non esercitano il potere esecutivo (Sindaco e Giunta), ma generalmente contrastano le decisioni di questi quando non sono nell’interesse della collettività.

L’opposizione svolge alcune funzioni fondamentali per il funzionamento della democrazia: a) il controllo sull’operato della maggioranza; b) il condizionamento e l’influenza sulle decisioni c) la critica dell’indirizzo politico di chi governa; d) la proposizione di un diverso indirizzo politico del bene comune.

Tutti i governi  vorrebbero avere come controparte politica una semplice minoranza di facciata:  accomodante e accondiscendente;  ma la presenza di una forte opposizione è l’ingrediente interno che garantisce il funzionamento della democrazia.

 Lo si vede chiaramente quando prende piede il modello “consociativo” nel quale tutti sono dalla stessa parte con ruoli indistinti e nessuno più né controlla le azioni, né propone le alternative.  Allora il destino dell’intera comunità è il declino. Perché si fanno strada l’inefficienza e lo spreco delle risorse, passando per l’incompetenza e  la corruzione   visto che l’obiettivo non è premiare chi fa meglio ma chi si adegua al potere in carica.

E il ruolo del consigliere di opposizione è un ruolo “scomodo” e angusto.

Ma è proprio questo il punto. Quello di oppositore è e deve essere un ruolo scomodo.

È scomodo per gli altri perché l’oppositore dà “fastidio”, crea noie, scava nelle cose che i più vorrebbero lasciare nell’ombra, si insinua nelle contraddizioni, non è compiacente, non accetta compromessi.

Ma la politica si fa anche fuori dalle istituzioni. Senza dubbio si fa nelle sedi dei partiti, ma si fa anche nei circoli, nelle piazze, negli incontri conviviali ed oggi ancor più sui social.

  E così anche per una semplice critica o giudizio, si diventa cittadini scomodi, intellettuali scomodi, giornalisti scomodi ed anche, appunto, oppositori scomodi.

È scomodo per chi quel ruolo lo interpreta seriamente: essere scomodi è faticoso. Per un consigliere d’opposizione occorre documentarsi molto di più    di chi va in aula solo per votare SI (perché l’unica cosa che deve dimostrare è la fedeltà);  spesso si rischia l’isolamento e l’amarezza della sconfitta condita dallo spettacolo del veder gioire chi ha imposto la propria decisione per la mera forza del Potere  e non con la ragione delle idee e dei princìpi.

Ma vale questo principio per chi si è proposto come leader addirittura di governo?  non  tutti sono leader e certamente un leader  non si crea dalla sera alla mattina. I Leader  sono quelli che si intestano anche battaglie perse, non per interessi personali, e le portano avanti anche a costo di perire (politicamente).

Ma tutto questo avviene e deve avvenire per una semplice ragione: l’oppositore non risponde al potente di turno (più o meno illuminato) e alla maggioranza che gli fa da contorno.

L’oppositore risponde a chi lo ha eletto. Chi lo ha eletto pretende da lui che continui a controllare, che continui a proporre, che continui ad informare all’esterno di ciò che avviene all’interno dell’istituzione.  Senza questa preziosa attività di pungolo c’è regressione per tutta la comunità e per gli stessi governanti che non hanno più nessun motivo per fare meglio.

Le azioni politiche d’opposizione non renderanno la maggioranza (intesa come mero sostegno dell’azione di governo)  meno maldisposta in Consiglio, la giunta meno  arrogante, il Presidente del Consiglio meno inadeguato.

Un opposizione sempre più coesa forse potrebbe   generare incomprensione e disorientamento nei suoi elettori, ma sicuramente non farà venir meno quel puntello importante per garantire  la democrazia.

In un mondo dove tutti tendono a mettersi comodi è importante il ruolo di chi, invece, si «mette scomodo» per fare un servizio alla democrazia.  Di chi non si preoccupa di non essere considerato dai potenti ma si preoccupa del funzionamento del sistema. Davide Urzì

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