Messina

Quel giorno senza tempo entrai anch’io nella Cattedrale

Quel giorno senza tempo entrai anch’io nella Cattedrale di Nino Principato

DAVANTI AL MOSAICO NELL’ABSIDE LATERALE SINISTRA DELLA CATTEDRALE DI MESSINA, IN UN GIORNO SENZA TEMPO…

Cosa può comunicare oggi, a noi uomini e donne del 2000 che non viviamo più in mezzo ai simboli, la maestosa Cattedrale di Messina? Tantissimo, basta che ci vestiamo con abiti medievali, allontaniamo da noi superbia e delirio d’onnipotenza e da umili pellegrini e consapevoli di vacuità ne varchiamo la soglia, con umiltà, desiderosi di entrare in comunione col divino.

Quel giorno senza tempo entrai anch’io, da umile pellegrino medievale, nella Cattedrale silenziosa e ovattata da una luce irreale e quasi metafisica, una forza oscura mi attirò verso l’abside laterale sinistra del SS. Sacramento dove davanti all’altare mi inginocchiai in muta preghiera. Alzai poi gli occhi verso l’alto e il mio sguardo fu catturato dal prezioso mosaico che uno sconosciuto artista mio concittadino aveva realizzato e ultimato in questi giorni di prima metà del secolo XIV: una bellissima Vergine in trono col Bambino (tra gli Arcangeli Gabriele e Michele e le regine Eleonora d’Angiò sposa di Federico II d’Aragona re di Sicilia ed Elisabetta di Carinzia sposa di Pietro II d’Aragona con le sante siciliane Agata e Lucia) mi guardava, non guardava il Figlio ma a me che la osservavo, mediatrice tra l’umanità e Cristo e il suo sguardo, improvvisamente, da fisico divenne spirituale.

Capii che mi voleva dolcemente invitare a capire a mia volta ciò che mi voleva trasmettere e allora mi sforzai, lentamente abbandonai la pesante materia che mi imprigionava e vidi…

Vidi che lei era la “Theotokòs” solenne «Madre di Dio», titolo per Lei rivendicato nel Concilio di Efeso del 431 contro Nestorio, che asseriva che Maria era madre solo dell’umanità di Gesù.

Vidi che indossava il “maphorion”, una tunica e un mantello blu bordato d’oro, colore che simboleggia, nella tradizione religiosa bizantina e greco-ortodossa, la trascendenza, cioè il mistero della vita divina della quale la Madre di Dio è profusa e così poi è stata Assunta. Recava sul velo e sulle spalle tre stelle dorate, a simboleggiare la “aeiparthenos” (“sempre vergine”) Maria e le sue tre verginità “ante partum” (prima del parto), “in partum” (durante il parto) e “post partum” (dopo il parto) secondo il Dogma “Divina Maternità di Maria” del Concilio di Efeso del 431 e il Dogma “Maria Sempre Vergine” del Concilio di Costantinopoli II del 553 d.C. Le tre stelle, unite fra di loro, davano forma al triangolo della Santissima Trinità il cui vertice tendeva verso la mano di Dio Creatore.

Vidi la sua regalità nelle rosse pantofole listate d’oro e nel fazzoletto che teneva nella mano sinistra, bordato d’oro e che le avvolgeva il pollice.

Poi vidi il Santo Bambino seduto sul grembo della mamma che con la mano destra benediceva alla maniera greca: tre dita aperte indicavano la Trinità, anulare e pollice uniti le due nature di Cristo, la divina e l’umana. E allora mi tornò alla mente quello che avevo letto in un manuale del Monte Athos: “Quando raffigurate la mano che benedice, non unite le tre dita insieme, ma incrociate il pollice col quarto dito in modo che il secondo, l’indice, resti diritto e il terzo resti un po’ piegato e formino insieme il nome di Gesù (IHCOYC)IC. Infatti il secondo dito restando aperto indica lo I (iota) e il terzo forma con la sua curva un C (sigma). Il pollice si pone attraverso il quarto dito, il quinto è anch’esso un po’ curvo, e questo forma l’indicazione (XPICTOC)XC, perché l’unione del pollice e del quarto dito forma un X (chi) e il mignolo fa, con la sua curva, un C (sigma). Queste due lettere sono l’abbreviazione di Christos. Così per la divina provvidenza del creatore, le dita della mano dell’uomo, che sono più o meno lunghe, sono disposte in modo da poter raffigurare il nome di Cristo.”.

La fronte alta del Bambino e il volto, tipici di una persona matura, indicavano la consapevolezza del Piccolo della sua Missione. Il rotolo tenuto nella mano sinistra rimandava all’Apocalisse (5,1) dove il Signore in trono ha un libro “a forma di rotolo, scritto sul lato interno e su quello esterno sigillato con sette sigilli.”.

Le scritte ai lati della testa della Vergine, MHP ΘY (Mèter Theoù = Madre di Dio) e IC XC (Iesoùs Christòs = Gesù Cristo) ribadivano l’immensa sacralità delle due figure rappresentate…

Il mio viaggio, per il momento, finiva qui ma avevo capito che non bisogna mai smettere di indossare gli umili abiti medievali da pellegrino se vogliamo entrare in comunione col divino ed essere sempre più uomini e donne da Cattedrale.

“Esiste un’Opera interiore che non è limitata né assorbita dal tempo e dallo spazio; vi si trova qualcosa che è Dio, qualcosa di divino e simile a Dio, che non è limitato né dal tempo né dallo spazio. Quest’Opera brilla e risplende giorno e notte”

(Meister Eckhart, “Trattati e sermoni”, sec. XIV)

Nino Principato

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