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La stupidità al potere di Cosimo Recupero

La stupidità al potere di Cosimo Recupero

Entro subito nel merito della questione. Oggi a Roma è successo un fatto di una gravità inaudita. Un gruppo di cosiddetti “forconi” ha inscenato davanti a Montecitorio una specie di processo di piazza nei confronti di un incredulo Osvaldo Napoli, ex deputato del PDL. Dopo avergli letto un non meglio precisato capo di imputazione relativo, evidentemente, a presunti reati compiuti nella sua qualità di politico, lo hanno letteralmente “tratto in arresto”, almeno secondo loro. Considerato che questi geni non erano agenti di pubblica sicurezza, non si sono resi conto che gli unici reati di cui si sia avuta traccia in tutta questa vicenda, erano il sequestro di persona e la violenza privata, esercitata ai danni dell’incredulo Napoli.

Fortunatamente questo branco di idioti è stato identificato e segnalato alla autorità giudiziaria che provvederà a punirli, spero in tempi brevi e in misura esemplare.

Tuttavia questo episodio di cronaca potrebbe non essere semplicisticamente rubricato come una ragazzata finita male. Questo fatto è il segnale di un malessere diffuso nel Paese, secondo qualcuno. In realtà è qualcosa di più grave e di più profondo.

Una decina di giorni fa abbiamo votato per il referendum e molti attivisti per il sì hanno stigmatizzato il voto, dicendo che in realtà il No era una protesta contro Renzi e non un giudizio sulla riforma. Può anche essere, ma anche se fosse, dimostrerebbe che comunque, la tanto vituperata Costituzione italiana, si era rivelata uno strumento per esprimere, anche in maniera forte, il dissenso e il malessere che serpeggiano nel Paese.

L’Italia ha già vissuto una cupa stagione nella quale un gruppuscolo di esaltati pensava di poter sovvertire le regole democratiche impugnando le armi e colpendo simboli. Loro pensavano di far sollevare un intero popolo ed avere copertura politica nel partito a loro più vicino, ovvero il PCI, il quale invece dimostrò di essere una forza politica convintamente democratica, al punto da partecipare ai governi di solidarietà nazionale che avevano proprio lo scopo di isolare politicamente i brigatisti.

Oggi lo schema sembra essersi ripetuto con questo branco di animali inferocitii quali, avessero pure le più nobili ragioni del mondo, hanno pericolosamente passato il segno, tentando di fare giustizia da soli non tanto a sé stessi, come può fare uno stalker qualunque, ma ad un popolo intero del quale si sono autoproclamati giustizieri.

Il fatto che sia un episodio grave e non circoscritto è confermato da una serie di elementi che elencherò brevemente.

Il primo. Il fatto è avvenuto di fronte a Montecitorio, luogo simbolo della democrazia.

Il secondo elemento è che il fatto si sia verificato nel giorno in cui si è insediato definitivamente il governo Gentiloni. Questi due primi elementi ricordano drammaticamente quanto avvenuto il 28 aprile 2013 davanti a Palazzo Chigi, intorno alle 11.40. In quei minuti il Governo Letta giurava nelle mani del Presidente della Repubblica e Luigi Preiti apriva il fuoco davanti alla sede del governo, colpendo due carabinieri, uno dei quali, il brigadiere Giuseppe Giangrande, porterà per sempre i segni di quei colpi sul proprio corpo. “Volevo colpire i politici”, dichiarò l’attentatore a chi lo aveva tratto in arresto.

Il terzo elemento sta nel fatto che, negli stessi momenti in cui questi soggetti mettevano in atto questo piano scellerato, i movimenti populisti disertavano le aule parlamentari, considerandole forse illegittime per il sol fatto che stavano svolgendo il ruolo che la Costituzione, fortunatamente uscita indenne dal referendum, affidava loro.

Il quarto elemento è invece l‘obiettivo scelto quasi a caso, nella persona di un ex deputato, peraltro persona dai modi gentili e dialoganti. Ciò nasconde delle tragiche aderenze con i fatti degli anni di piombo, quando non si sparava a un magistrato in quanto uomo, ma quanto simbolo di uno Stato democratico da abbattere. Non importava se costituisse un pericolo reale per l’organizzazione eversiva; andava abbattuto perché era dalla parte dello Stato e, quindi, dalla parte sbagliata, a prescindere. Lo stesso è avvenuto oggi. Osvaldo Napoli rappresenta genericamente il sistema, la casta, i privilegiati. A nulla sono valse, a suo favore, il suo stile personale, il suo non essere più in parlamento, né forse le battaglie che può avere fatto in favore delle classi più deboli. Nulla. Hanno trovato lui e hanno colpito lui. Avessero trovato un altro, avrebbero colpito un altro, così, ciecamente.

Il fatto di oggi e quello di tre anni fa,  costato l’integrità fisica al brigadiere Giangrande, sono forse persino più pericolosi degli stessi atti delle brigate rosse, perché almeno lì il nemico era individuabile, circoscrivibile a determinati gruppi culturali e politici, con appartenenze individuabili e, infatti, individuate da una normale attività investigativa.

Oggi invece si sono mossi cani sciolti, cellule dormienti, isolate, prive di organizzazione e persino di un qualche ideologo che, seppur attraverso i meandri di una mente folle, partoriva gli atti da compiere perché avessero un preciso significato simbolico forte, devastante, destabilizzante. La Renault 4 rossa con il corpo di Aldo Moro fu lasciata in via Caetani non perché a Roma non si trova un parcheggio nemmeno morti, perdonate la facile ironia, ma perché quella strada congiunge Piazza del Gesù con Via delle Botteghe Oscure, ovvero le sedi di DC e PCI. Ciò stava ovviamente a significare che Moro aveva pagato con la vita il suo tentativo di far siglare il compromesso storico, normalizzando il più grande Partito comunista dell’occidente in un sistema democratico.

Di quanto avvenuto oggi, però, la cosa che mi ha colpito di più è la flebile condanna venuta dal mondo politico, il quale è tutto colpevole di questo clima. Il PD e gli altri partiti tradizionali perché hanno portato l’Italia a questo livello di prostrazione sociale ed economica. Gli altri, 5 stelle in testa, perché hanno innescato un clima da caccia alle streghe che, nella loro “strategia politica”, virgolettato, dovrebbefar sollevare un intero popolo il quale dovrebbe rivendicare le proprie ragioni strafottendosene della costituzione che fino a ieri doveva essere tutelata e oggi può essere bellamente violata, spostando il conflitto politico dalle aule parlamentari alle piazze. In sostanza, il populismo di Grillo e Salvini, dà copertura politica a questi facinorosi e questo ci fornisce la misura di quanto il passaggio politico di questi mesi, sia stretto. Bisogna vigilare perché di questo passo i populismi potrebbero davvero prendere il potere, ma poi lo utilizzerebbero per reprimere lo stesso dissenso che oggi è verso il PD ma domani sarà verso di loro.

Forse questi hanno votato NO al referendum per votare contro Renzi, ma in diritto non si può fare il processo alle intenzioni. L’unica cosa che conta, a questo punto, è che la nostra Costituzione sia salva, perché ormai è l’unico baluardo che ci resta prima del dilagare della stupidità al potere.

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